Mercoledì 08 Febbraio 2023
   
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“Palmisano, con le sue scelte, ha messo in crisi gli equilibri di Patto per Turi”

Lilli Susca

La segretaria Lilli Susca risponde alle domande di Angelo Palmisano,
auspicando di “mettere un punto alla diatriba” e ricominciare ad occuparsi
di ciò che interessa la nostra comunità


«In data quattro ottobre è apparsa su questa testata giornalistica un’intervista al consigliere Angelo Palmisano nella quale vengono poste al Partito Democratico di Turi alcune domande. In tutta onestà avrei preferito non alimentare polemiche sulla decisione mia e di Paolo Tundo di abbandonare il gruppo di minoranza guidato dal consigliere Palmisano, consapevole del fatto che le polemiche non fanno altro che allontanare la società civile dalla politica, pertanto auspico che con la presente si metta un punto a questa diatriba per poter ricominciare serenamente ad occuparci di questioni ben più importanti che interessano la nostra comunità.

Inoltre, credo di aver già risposto a ciascuna delle domande da lui poste nel suo articolo, in occasione dell’incontro con lui, richiesto da me e Tundo, svoltosi prima dell’ultima seduta consigliare, quindi prima della nostra dichiarazione, mia e del consigliere Paolo Tundo, di voler abbandonare il Patto. Ma, poiché mi vedo tirata in ballo, ritengo opportuno rispondere anche qui.

 

È Palmisano ad aver tradito il patto

Partiamo dalla sua premessa, quella in cui ci accusa di aver tradito il patto. “Patto per Turi” fu costituito sulla base di un patto fra il Partito Democratico e la società civile al fine di proporre un’alternativa valida al cosiddetto “listone” in cui erano confluite forze politiche turesi con un bacino elettorale che avrebbe fatto desistere chiunque.

La scelta di Palmisano come candidato sindaco fu fatta per garantire equilibrio fra le due parti: il Partito Democratico e la società civile, che lui in quel momento rappresentava avendo preso le distanze da Forza Italia e dalle scelte di Boccardi. Oggi, schierandosi con Fratelli d’Italia, Palmisano tradisce quel patto, non rappresentando più la società civile, ma un partito i cui esponenti siedono nei banchi della maggioranza. È lui che lo tradisce. La mia fuoriuscita e quella di Tundo sono solo la naturale conseguenza di una sua scelta. Palmisano, con le sue scelte, ha messo in crisi gli equilibri all’interno del nostro gruppo di minoranza, insinuando, tra l’altro, in chi osserva dall’esterno, il dubbio che stia solo aspettando il momento giusto per passare dall’altra parte.

 

Regionali del 2020, il Patto vacilla

Palmisano chiede: Cosa è cambiato rispetto alle regionali del 2020, quando ho appoggiato Damascelli, candidato con Forza Italia?

Già in quell’occasione non posso certo dire che gli equilibri nel Patto non abbiano vacillato, ma abbiamo chiuso un occhio anche a fronte di un impegno in campagna elettorale decisamente più discreto. Questa volta sia il partito scelto, sia l’evidenza che Palmisano ha voluto dare alla sua scelta, partecipando in prima linea alla campagna elettorale, ci ha destabilizzato ulteriormente.

Poi voglio dire una cosa: ho troppo rispetto per il significato che si dà alla scelta del partito da sostenere e degli ideali che esso rappresenta per pensare che Forza Italia e Fratelli d’Italia possano essere così facilmente accomunati. FI e FdI non sono la stessa cosa. Forza Italia, per quanto distante dal Partito Democratico è pur sempre espressione di un elettorato moderato, Fratelli d’Italia non lo è. FdI è un partito di estrema destra, quindi come si può rappresentare un gruppo, seppur eterogeneo, ma comunque a trazione progressista, avendo abbracciato i valori di estrema destra?

 

Il capogruppo doveva restare super partes

Perché le preferenze del centrodestra andavano bene alle comunali del 2019 e oggi sono uno scandalo che impedisce di convivere nello stesso contenitore amministrativo?

Ciascun appartenente al Patto era libero di votare per chi volesse, ma il capogruppo avrebbe fatto meglio a non prendere posizioni così nette al fine di salvaguardare gli equilibri e di conservare il ruolo super partes che si confà al leader di un gruppo eterogeneo.

 

I voti della “destra storica”

Perché, nell’ultima tornata nazionale, i voti di De Carolis, che rappresenta la destra storica, non hanno suscitato lo stesso sdegno che mi è stato riservato?

Nessuno sdegno né verso Palmisano, né verso chiunque abbia una qualsivoglia coscienza politica. Nessuno sdegno a maggior ragione verso chi decide di fare un passo verso il mio partito. In ogni caso non sono certo io a dover rispondere delle decisioni di qualcun altro. Palmisano dovrebbe rivolgersi ai diretti interessati.

 

L’adesione al gruppo misto

Che senso ha prendere le distanze da “Patto per Turi” e poi aderire al Gruppo Misto, che è ben lontano dall’essere “omogeneo” e in cui più di un consigliere ha votato per il centrodestra?

Il gruppo a cui io e Tundo abbiamo aderito si chiama “misto” proprio perché abbraccia esponenti di realtà politiche diverse senza, al momento, alcun intento di fondare progetti comuni. Il Patto era un’altra cosa: era un progetto anche a lungo termine che per diverso tempo ha viaggiato seguendo una direttiva comune, seppur con qualche scossone.

 

La posizione su Fabio Topputi

Come mai su Fabio Topputi – assessore di un governo di centrodestra, in cui oltre a Fratelli d’Italia sono rappresentati Lega e Forza Italia – si tace e non si assume una posizione altrettanto netta? Con questo silenzio di comodo, il Partito Democratico sta mantenendo in vita l’Amministrazione Resta e si assume la responsabilità dei provvedimenti che questo governo sta portando avanti»

Non direi proprio. Il Partito Democratico non può imporre scelte ad alcun iscritto o simpatizzante. Questa idea di “intruppamento” non ci appartiene. Se la logica è questa, allora cosa dovremmo intendere? Che Palmisano avendo fatto campagna elettorale insieme a consiglieri di maggioranza si assume la responsabilità dei provvedimenti di questa amministrazione? Io non penso questo. Ed invito Palmisano a non avventurarsi in logiche strambe che non portano a niente.

 

Le divergenze sulla foresteria

Quanto alla collaborazione con il consigliere Tundo e alle divergenze di idee sulla foresteria, mi preme fare delle precisazioni. La questione relativa al finanziamento finalizzato all’accoglienza dei lavoratori stagionali nel periodo della campagna cerasicola è complessa. Impatta su valori fondamentali di una comunità: la sicurezza dei nostri concittadini, il decoro degli spazi pubblici condivisi e l’ospitalità. È naturale che ci siano punti di vista diversi e talvolta contrastanti. Persino all’interno del partito che coordino a livello locale ci sono idee diverse su come affrontarla.

Per questo motivo, per la sua complessità, l’intero Consiglio comunale ha richiesto l’istituzione di un tavolo tecnico, con la partecipazione di tutte le figure coinvolte a livello comunale e sovracomunale, non solo i consiglieri più sensibili al problema. Finora il tavolo tecnico si è riunito una sola volta nonostante le numerose sollecitazioni da parte mia. Se non ci si incontra, se non si discute, se non si analizzano i dati che il sindaco ha dichiarato di aver raccolto, ma che non ha ancora condiviso con nessuno, come si possono prendere decisioni in merito? Non affrontare il problema non significa risolverlo.

 

Per il futuro…

Per concludere, auguro ai consiglieri Palmisano e Spinelli, a cui sono legata da una lunghissima e profonda amicizia, di proseguire al meglio il loro percorso all’interno del Patto, anche se, alla luce di quanto accaduto, il patto dovrà essere stretto con nuovi interlocutori, magari più affini a loro politicamente».

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