“Antonio Gramsci abbraccia il cuore di Turi”

Lilli Susca

Lilli Susca: “Un’occasione per dare risalto ad uno dei più alti esponenti della lotta al fascismo, entrando in un circuito turistico di altissimo livello”

Venerdì 22 gennaio, nell’aula consiliare, i consiglieri comunali si sono riuniti per discutere del “progetto Gramsci”, che prevede un sostanziale intervento sulle due ville comunali e la collocazione di una installazione artistica dedicata al pensatore italo-albanese.

Ad illustrare il progetto il direttore del Dipartimento Cultura e Turismo della Regione Puglia, dottor Aldo Patruno, affiancato da due tecnici intervenuti per fornire una prima risposta a eventuali proposte o domande.

«Il dottor Patruno ha illustrato, con dovizia di particolari, ma anche con grande trasporto, la genesi del progetto: come nasce l’idea, con quali fondi viene finanziata, l’iter amministrativo fin qui percorso, il ponte ideale Roma-Turi-Tirana alla base del progetto, da cosa si sono lasciati ispirare Nunes e Pirri, artisti di fama internazionale impegnati nel concepire una rappresentazione ideale della figura gramsciana e nel darle forma» ¬– commenta il consigliere Lilli Susca, che ha accettato di rispondere alle nostre domande.

Condivide l'idea progettuale?

«Premesso che non ho le competenze tecniche per giudicare questo come altri progetti, mi permetto di manifestare il mio entusiasmo per l’idea su cui si basa il progetto “Compagni e Angeli”, che nasce da alcuni versi della canzone “La rosa di Turi” dei Radio Dervish. La canzone, a sua volta, prende spunto da una lettera scritta da Gramsci, durante la sua prigionia a Turi, e indirizzata a sua cognata Tatiana. Una lettera bellissima, che invito tutti a leggere per intero, perché esprime al meglio la volontà di Gramsci di superare con la mente le barriere imposte dallo stato detentivo. La rosa, con i suoi boccioli, rametti e foglie, ma anche gli alberi, le colombe, la neve e altri elementi naturali evocati nella lettera, rappresentano il suo attaccamento alla vita e fungono da ponte ideale verso il fuori, lo spazio altro da quello angusto della sua cella 6x2. Questo spazio angusto sarà riprodotto, nelle stesse dimensioni, nello spazio esterno e precisamente in piazza Aldo moro, la nostra villa comunale, sul lato di via Gramsci, di fronte alla finestra della cella. Una sorta di traslazione fisica delle mura che lo hanno accolto, che suggerisca una traslazione ideale dell’uomo; una sorta di evasione postuma, in risposta ad un desiderio di libertà di Antonio Gramsci e ad un rimpianto globalmente condiviso per averlo tenuto costretto fra quattro mura. È come se una mano guidata da “compagni e angeli”, compatti nell’ammirazione per questo grande uomo, lo avesse salvato, portato fuori da quelle mura di cinta, a godere di quegli alberi che, nella sua cella, poteva solo immaginare.

Quella cella 6x2, adesso a Roma in attesa di essere impiantata a Turi, è stata realizzata in materiale trasparente che contiene una grande quantità di piume, che richiamano il volo, la libertà, gli angeli de “La rosa di Turi”, ma anche la scrittura e la sua forza nel rendere un uomo libero, al di là delle restrizioni fisiche. Attraverso le lettere dal carcere Gramsci continuò a dare forma scritta alle sue teorie politiche e filosofiche, nonché ad esprimere tutta la sua umanità che, grazie all’opera di Pirri, viene rappresentata in tutta la sua forza. Ma il progetto firmato Pirri-Nuñes non prevede solo la trasposizione fisica, seppur ricca di implicazioni simboliche, della cella di Gramsci, ma anche la costruzione di un’arena all’aperto, che si congiunge alla cella formando una grande G. L’arena sarà percorsa da una rampa che, al culmine del suo percorso, permetterà ai visitatori di avere una visuale ottimale della finestra della cella, che si trova sulla facciata laterale del carcere. Il visitatore si troverà a tu per tu con quel rettangolo illuminato dall’interno, costruendo un ponte ideale che lo avvicinerà ancor di più a quell’uomo che si trovava lì per aver detto tanti “No”. E ci sarà un ponte luminoso a collegare la finestra alla cella posta nella villa, firma poetica di un artista che porta l’idea di libertà, seppur solo mentale, in cima alle sue priorità. La libertà del pensiero che valica i confini di tempo e spazio».

 

Avete suggerito modifiche alla proposta che vi è stata illustrata?

«Sì, alcune. L’incontro di venerdì è stato solo il primo di una serie di consultazioni che vedranno protagonisti non solo noi consiglieri, ma tutta la cittadinanza. A noi il compito di trasmettere entusiasmo per questa grande opera, perché si superino le perplessità e i disagi che sicuramente tutti noi dovremo affrontare per il periodo necessario alla conclusione dei lavori. Dovremo fare a meno per un po’ della nostra amata villa comunale, e questo potrebbe mal disporre i cittadini verso questa novità, anche perché la riqualificazione della villa non risale a moltissimi anni fa, e quindi un nuovo intervento potrebbe essere considerato superfluo. E qui l’Amministrazione avrà la responsabilità di intervenire, non solo con una campagna di informazione e sensibilizzazione che coinvolga la cittadinanza nel processo di cambiamento del cuore della nostra cittadina, ma anche con opere di decentramento temporaneo degli spazi di aggregazione, organizzando per esempio eventi in altre piazze, magari del borgo antico.

Le perplessità e i suggerimenti emersi venerdì riguardano sostanzialmente i seguenti aspetti: il prato inglese, la soluzione di continuità fra piazza Moro e Piazza Pertini (la villa piccola e quella grande) e l’imponente siepe che circonderà l’arena.

Il prato inglese

Il prato inglese fu piantato vent’anni fa in occasione della ristrutturazione della villa e riscosse un immediato successo. Sembrava di essere in uno di quei parchi delle grandi città, in cui la gente si sdraia per leggere un libro o per prendere il sole. In realtà, dubito fortemente che qualcuno dei miei concittadini abbia mai avuto il coraggio di affrontare lo sguardo inquisitore degli abituali fruitori della villa grande, sdraiandosi sull’erba con i vestiti della domenica. Lo dubito ancor più fortemente anche perché temo non ce ne sia stato il tempo. Infatti, purtroppo, quel bellissimo prato inglese durò al massimo un paio di mesi. E questo nonostante fosse stato previsto un impianto di irrigazione che ancora oggi esiste. Quello che manca è l’acqua. Quindi delle due l’una: o si trova un modo per far arrivare l’acqua all’impianto, magari sfruttando le acque reflue, cosa che temo possa costare più di tutto il progetto, oppure si rinuncia all’erbetta, consapevoli del fatto che non siamo esattamente un paese ad alta concentrazione idrica.

Le due ville unite

La seconda perplessità è stata facilmente recepita dai tecnici e non costituirà, a detta loro, alcun problema. Basterà utilizzare la stessa pavimentazione e prevedere una continuità nella disposizione di alberi, siepi o altro. A proposito di alberi, sulla pianta del progetto è scritto che gli unici alberi che saranno rimossi sono quelli di fronte all’ingresso del carcere. A me personalmente è venuto un colpo quando ho letto che saranno espiantati, ma il mio attaccamento agli alberi sfiora il patologico, quindi, a fronte di una riqualificazione di tutta la villa piccola, la cui pianta risulterà speculare al prospetto del palazzo che ospita il carcere, cosa che non sarebbe percepibile se ci fossero quegli alberi, e considerato il fatto che le radici stanno da tempo creando problemi alla pavimentazione, sono disposta a tenere per me il dispiacere.

La siepe

Terzo punto: la siepe. E su questo credo che ci sarà parecchio da lavorare. Il progetto prevede che sia piantata una siepe, alta due metri, che racchiuda l’installazione artistica dedicata a Gramsci. Nel riprodurre con la siepe la pianta della cinta muraria che racchiude la cella, si spera di porre il visitatore in uno stato d’animo affine a quello del filosofo Italo-Albanese. Guardando la pianta non si percepisce molto l’impatto che questa avrebbe, ma se ci si ferma un attimo a pensare a come potrebbe essere percepita questa cosa, è probabile che ci si ponga qualche dubbio. Il timore, espresso da più di un consigliere, è che la siepe risulti respingente, eccessivamente opprimente e che produca l’effetto di allontanare i fruitori piuttosto che avvicinarli. I suddetti consiglieri temono che l’effetto artistico di straniamento voluto dai progettisti finisca per rendere quel luogo estraneo ai cittadini turesi. In altre parole, se il cittadino percepisse la villa come un luogo triste e opprimente, a causa di quella siepe che, secondo le ipotesi suggerite dalla pianta, potrebbe nascondere alla vista il resto della villa, non è improbabile che decida di non frequentarla più. Insomma, si teme che l’aspetto artistico sia privilegiato rispetto a quello funzionale e che ad usufruire della nuova villa siano più i turisti, auspicabilmente attratti da questa novità, che i turesi, i quali, gradualmente, rinuncerebbero all’unico spazio storicamente deputato alla socializzazione.

Ma, se permettete, su questo vorrei dire la mia. Intanto una siepe non è un muro. Banale, ma fino ad un certo punto. La siepe nasconde alla vista, ma è cosa viva rispetto ad un muro e a me, personalmente, fa pensare più al giardino di un palazzo reale che ad un carcere. Il fatto che non siamo abituati a questo tipo di architettura del verde non vuol dire che non ci si possa sentire a proprio agio, anche in considerazione del fatto che quelle siepi, che solo in pochi si potevano permettere, avevano la funzione di creare intimità, di escludere allo sguardo dal fuori al dentro, più che viceversa. Quindi, se solo ci sforzassimo di pensare a questa grande siepe come a mura domestiche più che alle mura invalicabili di un carcere, godremmo dell’intimità di una casa comune, di una casa della collettività, dove è più facile raccontare e raccontarsi. Fermo restando il diritto di ciascuno, turese o no, di immergersi nell’atmosfera voluta dai progettisti. Perché anche provare dolore e tentare di immedesimarsi in quello di altri, è un diritto sacrosanto.

Troppa fuffa? Ok, allora. Parliamo di aspetti pratici. L’arena, secondo gli ideatori, sarà contenitore di eventi culturali organizzati in collaborazione con la Fondazione Gramsci, ma non solo. Essendo un bene donato alla nostra cittadina, sarebbe a disposizione per qualsiasi evento culturale. Per spettacoli teatrali e concerti, per esempio. E quindi, la siepe sarebbe di grande utilità, per migliorare l’acustica, isolando l’area dal resto della villa che sarebbe, auspicabilmente, sempre “teatro” di giocose scorribande fra bambini.

Un suggerimento che ho già espresso al sindaco e che vorrei comunicare ai progettisti, cosa che farò non appena me ne sarà data la possibilità, è quello di prevedere sedute in pietra senza schienale, all’interno dell’arena, al fine di evitare il trasporto di sedie in occasione degli eventi e anche per salvaguardare l’aspetto estetico che con sedie di plastica potrebbe non essere garantito».

 

Quale valore avrà quest'opera per Turi?

«La scelta dei progettisti di commemorare Gramsci non con un busto ma con una architettura accogliente e funzionale è, a mio parere, assolutamente vincente. Il direttore Patruno ha più volte sottolineato quanta attenzione la Regione Puglia stia rivolgendo a questo progetto, in quanto si ritiene che quest’opera possa rientrare in circuiti turistico-culturali di altissimo livello, in grado di dare ulteriore spinta al settore turistico della nostra regione. E non posso che concordare con lui su questo.

Turi è onorata di aver ospitato per ben otto anni un personaggio della levatura di Antonio Gramsci. Ma questo onore pare spesso sopito, dato per scontato. Sono rare le occasioni, tranne quelle di commemorazione ufficiale coincidenti con l’anniversario della sua nascita, in cui dimostriamo il nostro orgoglio per la sua presenza qui. Ricordo di aver partecipato, una vita fa, ad una messinscena a lui dedicata, in cui veniva riprodotta la sua cella, con i suoi arredi minimi, e in cui furono lette alcune sue lettere. Ricordo, con grande emozione, una danza di braccia che cercano la libertà oltre le sbarre, sulle note de “La rosa di Turi”. Ricordo anche un cortometraggio realizzato fuori e dentro le mura del carcere, in cui venivano rappresentati i momenti cruciali della sua vita.

Questo risale a più di vent’anni fa. Da allora ad oggi, oltre al bel murale sulla grave, ci sono state diverse iniziative, concentrate nelle settimane gramsciane, ma occorrono ulteriori e rinnovati sforzi per non far calare l’oblio su una porzione della nostra storia. Non ci rendiamo conto che abbiamo una grande responsabilità, e in questi giorni in cui ricorre la Giornata della Memoria dovremmo sentirla ancora più grande: quella di dare risalto ad uno dei più alti esponenti della lotta al fascismo, detenuto qui a Turi proprio per questo. Il suo pensiero politico e filosofico è studiato e apprezzato in tutto il mondo. Questa è l’occasione per noi turesi di dare lustro a questo grande uomo. Non dobbiamo assolutamente farcela sfuggire. E l’unico modo che abbiamo per non farcela sfuggire e non porre intoppi all’approvazione definitiva del progetto. Questo è l’invito che faccio ai miei concittadini: siate orgogliosi di quello che sta per succedere a Turi, proprio nel cuore di Turi».

FD