Sabato 26 Settembre 2020
   
Text Size

Una crisi annunciata e… già risolta

Angelo Palmisano

Angelo Palmisano: “La maggioranza inizia a perdere pezzi”. Onofrio Resta? “Da martello è diventato incudine”

«Il progetto “TuRinasce” è fallito» – dichiarava sulle nostre colonne il capogruppo Angelo Palmisano meno di due settimane fa. Un’affermazione che si è rivelata quantomai profetica alla luce degli eventi che si sono susseguiti. Siamo dunque ritornati ad intervistarlo, chiedendo la lettura di “Patto per Turi” sulla scelta del sindaco di revocare le deleghe ad assessori e consiglieri.

Che idea si è fatto “Patto per Turi” della scelta del sindaco?

«È una conferma di quello che avevamo già detto in campagna elettorale: “TuRinasce” è stata una lista composta solo sui numeri, con l’obiettivo di vincere le elezioni ma non di amministrare. Le competenze sono venute meno così come sono state disattese le iniziative prospettate all’elettorato per motivarlo a riporre la propria fiducia nella squadra di Tina Resta. In questi mesi, a fronte di un paio di assessori che hanno “tirato la baracca”, il resto della maggioranza si è limitato ad alzare la mano. Quanto ad Onofrio Resta, è un “animale politico” e non mi ha sorpreso la sua strategia».

Quale sarebbe questa strategia?

«La lettera degli indipendenti non è stato un atto di sfiducia nei confronti del sindaco ma un modo per far pesare il risultato elettorale del gruppo degli indipendenti e pretendere un maggior coinvolgimento nell’attività amministrativa. Del resto, non si può negare che il quartetto degli indipendenti abbia contribuito in maniera determinante alla vittoria di “TuRinasce”: su 3600 preferenze ottenute dalla lista, loro ne hanno raccolte 2500.
È stata brava il sindaco a divedere il gruppo: tirando a sé due consiglieri, ha isolato il duo Resta – De Carolis che, da essere il martello della situazione, si ritrova a vestire i panni dell’incudine. Adesso spetterà a loro scegliere se restare in maggioranza e diventarne l’anima critica o passare in opposizione, magari andando ad ingrossare il gruppo misto, visto che, leggendo le varie “dichiarazioni di affetto” con il consigliere Zaccheo, mi pare evidente che ci sia qualcosa in comune.
“Patto per Turi”, a prescindere da qualsiasi evoluzione, continuerà il suo compito di controllo dell’operato dell’Amministrazione, nello spirito propositivo che ci ha sempre contraddistinto. Nessuno, però, si illuda che verrà fornito un sostegno trasversale: la maggioranza dovrà dimostrare di poter andare avanti con le proprie forze o, in caso contrario, “restituire la parola” alle urne».

Sarà sufficiente un “rimpasto” per superare la “crisi di fiducia”?

«Ne dubito. Innanzitutto, ritengo che il sindaco non si sia mosso alla cieca: prima di azzerare tutto, aveva già fatto una verifica interna alla sua maggioranza, assicurandosi di mantenere i numeri sufficienti per proseguire il suo mandato. Insomma, una crisi che era nell’aria e che, al tempo stesso, era già stata risolta individuando le “vittime” da sacrificare. Tuttavia, quando si iniziano a “perdere pezzi”, si dimostra di non essere in grado di fare squadra, che è il primo presupposto per amministrare. In più, questo “rimpasto” alimenterà il fronte interno degli “scontenti” e temo che continueremo ad assistere al teatrino dei battibecchi che, oltre a penalizzare la crescita del paese aumentandone il ritardo rispetto ai Comuni limitrofi, danneggia l’immagine stessa della politica locale. Continuiamo a dare l’impressione di una comunità scollata, incapace di fare sintesi e di mettere in piedi progettualità che coinvolgano l’interesse generale».

Ci sono affinità con le dinamiche del 2013?

«Sono vicende sostanzialmente diverse. Nel novembre del 2013, un gruppo della maggioranza si oppose alla scelta dell’allora sindaco Onofrio Resta di affrettare il passaggio al nuovo regime di tassazione dei rifiuti (da Tarsu a Tares), causando un incremento a carico di tutti i cittadini. Io e gli assessori Maurizio Coppi e Mariangela Volpicella decidemmo di non presentarci al Consiglio comunale in cui si doveva approvare questo provvedimento e, il giorno dopo, facemmo un comunicato in cui spiegavamo le nostre ragioni. Il sindaco preso da un “impulso nevrotico” ritirò le nostre cariche assessorili, provocando la sua “morte politica”. Difatti, nelle ore successive, ci recammo dal notaio e, insieme a un consigliere d’opposizione (Sandro Laera), firmammo la sfiducia.
Con il senno di poi, ammetto che abbiamo commesso un errore dettato dall’inesperienza, giacché avremmo potuto affrontare la crisi nei luoghi preposti della politica. D’altro canto, sbagliò anche il sindaco: piuttosto che dimettersi e cercare una mediazione del conflitto o comunque nuovi equilibri, in maniera frettolosa decise di sfiduciare tre quindi della sua Giunta, vicesindaco incluso, il che equivalse a sfiduciare se stesso.
A differenza di Onofrio Resta, Tina Resta davanti a una “provocazione politica” interna alla sua maggioranza ha mantenuto il sangue freddo, azzerando tutto e creando le condizioni per ripartire. Inoltre, il governo del 2013 stava lavorando bene: avevamo già ottenuto risultati importanti, come la ratifica del PUG, e a breve avremmo raccolto i risultati di un anno di impegno. Viceversa, questa Amministrazione procede a rilento e stenta ancora oggi a chiarire le progettualità che vuole attuare».

Fabio D’Aprile

Aggiungi commento

rispettando il regolamento http://regolamento.lavocedelpaese.it/

ULTIMI COMMENTI

LA VOCE DEL PAESE Un Network di Idee.

l ACQUAVIVA DELLE FONTI l CASAMASSIMA l CASSANO DELLE MURGE l GIOIA DEL COLLE l NOICATTARO l POLIGNANO A MARE l PUTIGNANO l SANTERAMO IN COLLE l TURI l

Porta la Voce nel tuo paese

Copyright 2008-2017 © LA VOCE DEL PAESE. È vietata la riproduzione anche parziale. Tutti i diritti sono riservati.