Decifrando la Zaccheo e la scissione di “Patto per Turi”

Zaccheo

Al bando di assunzione del caposettore all’Ufficio Urbanistica, passò l’unico che su 20 candidati aveva procedimenti penali in corso. Sulla sanatoria il Consiglio Comunale doveva pronunciarsi: “Lo dice l’art.1 del PUG di Turi”

Forse a causa del COVID-19, arriva in nostro soccorso una metafora medica. Volendo essere precisi, sappiamo essere accanimento terapeutico tutte quelle terapie che si predispongono di fronte ad una problematica pur sapendo che su di essa non si avranno gli effetti desiderati.

Diverso, seppur in un certo senso complementare, è il cosiddetto accanimento diagnostico, specie quello che ci vede coinvolti, assieme ai lettori, nel cercare di decifrare cosa sia accaduto recentemente all’interno di “Patto per Turi”.

Molti, nonostante una serie di articoli presenti sulle testate locali, si chiedono: è possibile che la consigliera Zaccheo abbia deciso di abbandonare il suo gruppo per personalismo? Che ne sarà adesso del gruppo di opposizione?

LE PREMESSE

Galeotta fu la seduta di Consiglio comunale tenutasi quasi un mese fa, durante la quale, nello sconcerto generale, andava a profilarsi la rottura tra la Zaccheo e il suo gruppo di “Patto per Turi”. Due i punti focali della disputa: il bando d’assunzione a tempo determinato del caposettore all’Ufficio Urbanisica e l’interpretazione fornita da quest’ultimo in merito all’articolo 38.1 delle Norme Tecniche di Attuazione (NTA) del PUG su cui si sarebbe basata una sanatoria talmente scottante da essere già al vaglio della magistratura. La visione della Zaccheo su questi due aspetti si è dimostrata totalmente opposta a quella della Commissione di Controllo, tanto da spingere la stessa consigliera ad abbandonare i banchi di “Patto per Turi” e a presentare un’interpellanza.

Lo scorso sei marzo ha presentato un’interpellanza su alcune questioni emerse dalla relazione della Commissione di Controllo. Perché ancora un’ interpellanza, non ci sono altri temi su cui focalizzare l’attenzione?

«In effetti, il mio potrebbe sembrare un accanimento, dati anche i tempi difficili che stiamo vivendo. A tal proposito, mi permetta di esprimere tutta la mia solidarietà al Sindaco Tina Resta, per l’emergenza sanitaria che è chiamata a gestire quale massima autorità locale in materia di sicurezza e salute pubblica. Tuttavia, le garantisco che l’interpellanza che ho protocollato la settimana scorsa è un atto dovuto, tra l’altro sollecitata dallo stesso Sindaco nel corso dell’ultimo Consiglio comunale. Chi afferma il contrario, dichiarando che quella della Commissione sia una mia “ossessione” o una mia “questione personale”, mente sapendo di mentire».

Perché è un atto dovuto?

«Ormai è noto a tutti che nel corso del Consiglio comunale del 18 febbraio 2020, in seguito alla lettura della relazione finale sui lavori della Commissione di Controllo, abbiamo appreso notizie su fatti di una certa importanza, accertati dall’organo di controllo, che a mio avviso necessitano di specifici provvedimenti. Provvedimenti che devono essere adottati dal Consiglio comunale, anche in forza del nostro regolamento consiliare».

“IL COMUNE È ESPOSTO A GRAVI CONSEGUENZE”

lI Consiglio ha ritenuto sufficiente prendere atto della lettura della relazione: perché insiste e quali sono i provvedimenti che reputa necessari?

«La Commissione di Controllo nella sua relazione si è soffermata su due questioni in particolare: l’avviso pubblico per l’assunzione a tempo determinato del responsabile settore urbanistica e assetto del territorio, bandito nel 2018, e l’interpretazione di una norma tecnica di attuazione del PUG. Rispetto alla prima questione la Commissione ha attestato che l’avviso pubblico “non era ineccepibile” e questa circostanza, “senza dubbio, avrebbe potuto esporre il Comune a serie conseguenze”. Ebbene, io temo che quelle criticità denunciate siano potenzialmente idonee ancora oggi ad esporre il Comune a gravi conseguenze. Se così fosse, per il semplice fatto che ne abbiamo preso conoscenza in Consiglio, qualora si palesassero, esporrebbero tutti noi a precise responsabilità, se non adottiamo opportuni provvedimenti in autotutela».

“PASSA IL CANDIDATO CON PROCEDIMENTO PENALE IN CORSO”

Sempre restando su questa prima questione, quali sono le altre criticità accertate in merito al bando di assuzione del caposettore all’Ufficio Urbanistica?

«La Commissione di Controllo ci ha riferito che l’avviso pubblico del 2018 distingueva in due categorie i candidati alla selezione: i soggetti provenienti dalla Pubblica Amministrazione ed i soggetti provenienti dal mondo delle libere professioni. Ai primi si richiedeva il possesso dei soli requisiti soggettivi generali (essere cittadini italiani; aver raggiunto la maggiore età; godere dei diritti politici; non aver riportato condanne penali definitive per una serie di reati che non permettono l’accesso alla Pubblica Amministrazione; non avere procedimenti penali in corso ecc.). Ai secondi si richiedeva il possesso dei soli requisiti professionali (essere laureati in ingegneria o architettura, essere iscritti negli appositi albi professionali, avere una comprovata esperienza in ambito dirigenziale e altri requisiti professionali). Ora, questa distinzione tra i pubblici dipendenti e i professionisti non è contemplata da nessuna norma di legge o regolamentare. Se ciò fosse possibile, potrebbe concorrere a ricoprire la carica dirigenziale nel settore urbanistico qualunque dipendente pubblico senza il possesso delle conoscenze tecniche in materia urbanistica; viceversa, potrebbero partecipare alla selezione i liberi professionisti che non abbiano la cittadinanza italiana, non godano dei diritti politici, che abbiano riportato condanne penali definitive per quei reati che non consentano l’accesso alla Pubblica Amministrazione, ovvero abbiano procedimenti penali in corso. È evidente l’assurdità della cosa?».

Com’è potuto accadere?

«Io credo che in sede di redazione e pubblicazione dell’avviso sia stato saltato qualche rigo del testo originale. E ciò ha determinato le incongruità denunciate».

Nonostante quello che potremmo definire un “banale errore di battitura”, la Zaccheo prontamente puntualizza una questione: tra i professionisti che hanno partecipato alla selezione sarebbe stato scelto proprio il candidato con delle criticità – “per usare un eufemismo” – ovvero con un procedimento penale in corso. A tal proposito la Commissione di Controllo, stando a quanto riferisce la consigliera, avrebbe dapprima dichiarato che il vecchio regolamento comunale in materia di assunzione ex art. 110 Tuel “chiedeva addirittura la presenza (in termini positivi) di procedimenti penali in corso”, salvo poi fare appello ai contratti collettivi nazionali del lavoro della categoria, in cui appare importante non tanto il non avere procedimenti penali in corso, quanto il non aver riportato sentenze di condanna per quei reati che impediscono all’accesso alla Pubblica Amministrazione; ciononostante la Zaccheo non ci sta: «Ebbene, quanto asserito dalla Commissione potrebbe non essere sufficiente, a parer mio, a sanare il bando oggetto di verifica».

Perché queste motivazioni della Commissione non le sembrano convincenti?

«Per quanto riguarda il vecchio regolamento, non è vero che chiedeva che i candidati alla selezione avessero procedimenti penali in corso. È vero piuttosto che c’era un refuso di stampa: mancava il “non” prima del verbo “avere”. Diversamente avremmo avuto un regolamento assolutamente nullo. Tra l’altro di questa mancanza non se n’è tenuto conto nella predisposizione del modulo di partecipazione alla selezione, che chiedeva che i candidati “non avessero” procedimenti penali in corso. Per quanto riguarda, invece i contratti collettivi nazionali del lavoro, è vero che essi non richiedono necessariamente l’assenza dei procedimenti penali in corso nei bandi della Pubblica Amministrazione, ma è anche vero che la legge riconosce agli enti pubblici la facoltà di richiedere, a propria discrezione, questo ulteriore requisito. E il Comune di Turi, nel vecchio regolamento lo richiedeva. Sta di fatto che la scelta è caduta proprio su un soggetto che aveva dichiarato di avere procedimenti penali in corso, rispetto ad altri diciannove soggetti che non avevano dichiarato altrettanto».

Per queste ragioni la Zaccheo chiede al sindaco che «venga incaricato il Segretario Comunale, anche quale presidio di legalità dell’ente, di verificare la fondatezza delle mie preoccupazioni. In caso positivo chiedo che il Segretario suggerisca eventuali provvedimenti in autotutela da adottare per impedire che si verifichino quelle “gravi conseguenze” di cui parla la Commissione di Controllo. Non chiedo altro».

QUELLA “BENEDETTA” SANATORIA: LE SPIEGAZIONI DEL CAPOSETTORE

Passiamo adesso alla questione relativa al permesso di costruire in sanatoria su cui in Consiglio comunale sarebbe nato un vero e proprio “parapiglia” di interpretazioni che ha difatti confuso l’opinione pubblica. Ci dica chiaramente quali sono le sue preoccupazioni e le sue richieste.

«Paradossalmente rispetto alla sanatoria io non ho nulla da chiedere. La Commissione di Controllo, infatti, ci ha riferito che la stessa è attualmente al vaglio della magistratura».

Fatichiamo a seguirla.

«Nell’ambito dell’attività di controllo, in occasione della verifica di quella “benedetta” sanatoria, la Commissione ha convocato il caposettore della sezione Urbanistica e Assetto del Territorio a cui ha chiesto chiarimenti rispetto alla norma in base alla quale quella sanatoria è stata concessa. Ebbene, il caposettore ha dichiarato che la sanatoria è stata rilasciata sulla base di una norma del Pug ( l’art. 38.1 NTA del PUG) che permette agli insediamenti esistenti in zona agricola alla data di approvazione del PUG, che svolgevano attività economiche non strettamente connesse all’attività agricola, di eseguire nuove costruzioni in ampliamento e in sopraelevazione, nella misura del 20% delle superfici esistenti. Aggiunge che, poiché la norma fa riferimento a insediamenti, l’ampliamento non deve avvenire necessariamente con nuovi manufatti in aderenza ai fabbricati esistenti, come invece dice la legge, perché gli stessi insediamenti sono composti sia da aree che da fabbricati».

«A mio avviso questa interpretazione non si coordina in modo pacifico non solo con la definizione generale di ampliamento che ci fornisce la legge sull’urbanistica, (che presuppone sempre una costruzione in aderenza), ma neanche con una successiva norma dello stesso PUG e precisamente con il successivo art. 38.5. Quest’ultimo, disciplinando situazioni molto simili, riguardanti gli insediamenti produttivi esistenti alla data di approvazione del PUG, però in questo caso tassativamente elencati, consente nuove costruzioni in ampliamento anche in corpi separati. Da questa attenta lettura di due articoli molto simili emerge che l’ampliamento contemplato nell’art. 38.1 è diverso da quello contemplato dall’art. 38.5. Sembrerebbe che il primo consista in un ampliamento tradizionale in aderenza; il secondo invece in un ampliamento in corpi separati. Con questo non voglio dire che il caposettore sbagli, ritengo, però, che abbia fornito una interpretazione “importante” su una norma che, evidentemente, presenta delle criticità nella sua gestione e nella sua applicazione».

E quindi, cosa chiede?

«Semplicemente che si rispettino le regole. Nel senso che su quella interpretazione del caposettore si pronunci nel merito il Consiglio comunale e la Regione, quale legislatore concorrente con il Comune in materia urbanistica».

IL CONSIGLIO DOVEVA PRONUNCIARSI: “LO DICE L’ART.1 DEL PUG DI TURI”

Non capiamo perché il Consiglio sia obbligatoriamente tenuto a pronunciarsi. Col dovuto rispetto, sembrerebbe essere più una sua pretesa.

«Quando una norma del PUG presenta delle difficoltà di “gestione”, la stessa deve essere interpretata dal caposettore dell’urbanistica. Ma sulla stessa interpretazione deve pronunciarsi nel merito l’amministrazione competente. Non lo dico io, lo dice l’art. 1 del PUG di Turi. In pratica il nostro Piano Urbanistico Generale vuole impedire che l’assetto del territorio venga stravolto dai capisettore di turno, proprio attraverso l’attività interpretativa fatta da questi ultimi. Ecco perché chiede che in questi casi le interpretazioni passino al vaglio del Consiglio comunale che è l’unico organo competente in materia urbanistica. Ma non solo, se la norma fa parte del così detto PUG strutturale, come in effetti fa parte l’articolo oggetto di interpretazione, deve pronunciarsi nel merito dell’interpretazione anche la Regione che, difatti, deve verificare che quella interpretazione non stravolga la portata del PUG sul quale ha espresso l’attestazione di conformità al DRAG, che è il documento Regionale di Assetto del Territorio, di sua competenza».

Sembra dunque che la sanatoria in questione sia solo un caso di tanti altri che in maniera simile possono verificarsi in futuro, sulla base di questo o altri “precedenti”. In ogni caso cosa chiede al sindaco?

«Con la mia interpellanza chiedo al sindaco, anche in qualità di delegato all’urbanistica, se intende sottoporre al Consiglio comunale l’interpretazione fornita dal Caposettore. In caso positivo il Consiglio potrà determinarsi a favore di quella interpretazione o in modo differente. Se però il Consiglio comunale si esprimesse a favore, chiedo che si proceda ad una interpretazione autentica del benedetto art. 38.1 con la quale il Consiglio aggiunga alla semplice parola “ampliamento” le parole “in corpi separati”. Per garantire certezza del diritto, trasparenza e parità di trattamento per tutti i cittadini. Dopodiché bisogna che sulla deliberazione dello stesso Consiglio si pronunci anche la Regione, per le ragioni innanzi illustrate. Come vede, io non esprimo giudizi sull’attività interpretativa del dirigente comunale, non ho nessun potere in tal senso. Chiedo, però che lo faccia l’Amministrazione competente, perché questo lo chiede la legge».

IL TRADIMENTO

Arriviamo adesso al punto più spinoso di questa vicenda. Com’è stata possibile, sulla base di quanto detto finora, la rottura interna tra voi componenti di “Patto per Turi”? Perché la sua specifica posizione è stata prima incompresa e poi osteggiata?

«Questo per me rimane un mistero. I miei ex compagni del Patto mi accusano che la mia azione sia finalizzata alla consumazione di una sorta di vendetta personale nei confronti di qualcuno, vendetta di cosa poi? Ma scherziamo? Che sia un modo per mettermi in mostra, perché da sempre mossa da “velleità di leader” (SIC!). Se così fosse non mi sarei messa contro tutto l’arco consiliare. Su quanto da me denuciato, però, gli attuali componenti del Patto non hanno fornito neanche una smentita, ma hanno reagito attaccandomi con dichiarazioni ai limiti dell’infamia. Ma questa è un’altra storia».

Ed intanto gli elettori di Patto per Turi restano a guardare, o meglio ad assistere ad una scissione che arriva come un fulmine a ciel sereno che, dopo il grande lampo, si dissolve, lasciando al centro della scena solo grandi nuvoloni carichi di pioggia. Una pioggia fredda.

LEONARDO FLORIO