Domenica 11 Aprile 2021
   
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Lilli Susca è il nuovo segretario del Partito Democratico

lilli susca

Il futuro del PD è racchiuso in una parola: ‘sviluppo’.
“Dobbiamo tornare ad esercitare l’ascolto, ad essere termometro della comunità”

Dopo le dimissioni dell’ormai ex segretario Domenica Laruccia, il Partito Democratico si è riunito in assemblea, sabato 9 novembre, per eleggere la sua nuova guida. Oltre al sindaco Tina Resta e al vicensindaco Fabio Topputi, si è registrata la presenza del consigliere comunale Angelo Palmisano, del consigliere metropolitano Feliciano Indivieri, eletto anche grazie all’impegno del circolo turese, e dell’Onorevole Ubaldo Pagano, segretario provinciale del PD.

L’unica candidatura presentata, immaginiamo dopo un lavoro di concertazione tra i vari iscritti al partito, è stata quella di Lilli Susca, attuale consigliere d’opposizione, eletta segretario di circolo all’unanimità. Il primo atto del neo segretario è stato nominare il Direttivo, in buona parte riconfermato, che sarà composto da Viviana Spinelli, Marilena Lerede, Adriano Dell'Aera, Giuseppe Gravinese e Pietro Salice.

Senza indugiare oltre, cediamo subito la parola a Lilli Susca, che ha accettato di rispondere alle nostre domande. Le sue argomentazioni, se portate avanti anche con il coraggio che richiede camminare in “direzione ostinata e contraria”, saranno la chance concreta per il Partito Democratico per risalire la china in cui è piombato dopo le ultime vicende amministrative e riappropriarsi della sua vocazione originaria: parlare alla gente, coinvolgendola e rendendola protagonista del dibattito politico, con un occhio di riguardo alle forze più giovani, al futuro.

Quali saranno le linee programmatiche che intende portare avanti?

«Se penso ai programmi per il futuro del Partito Democratico a Turi, mi viene in mente una parola chiave: sviluppo. In tutti i sensi: crescita del circolo e quindi incremento della partecipazione alla vita di partito, ma anche sviluppo della comunità turese grazie al partito e agli uomini e alle donne che vorranno farne parte. Sviluppo culturale e sociale, attraverso iniziative rivolte alla cittadinanza, che coniughino tradizione e innovazione, e che coinvolgano il più possibile le ultime generazioni. Particolare attenzione sarà data ad ambiente e salute, come temi prioritari e imprescindibili. Vorrei una sede di partito il più possibile attrattiva, che diventi luogo di scambio di opinioni e idee su tutti gli ambiti della vita fuori e dentro i confini del nostro Comune».

 

In questa prospettiva, che peso ritiene debbano avere i giovani?

«Durante la campagna elettorale ho avuto modo di conoscere dei ragazzi e delle ragazze turesi, creativi, preparati, curiosi ed entusiasti, che mi fanno guardare al futuro con fiducia. Sono meglio di noi alla loro età e forse meglio di noi adesso. Parlo da madre e da insegnante. Se penso all’impegno e alla consapevolezza nell’affrontare temi ambientali, non posso che sperare che siano loro ad assumere il controllo il prima possibile. Non desidero altro, in qualità di segretaria di circolo, che collaborare con tutti quei ragazzi che manifestassero volontà di agire insieme, di costruire. E non mi limiterò ad aspettare che si facciano avanti. La mia intenzione è quella di andare a cercare collaborazione fra i giovani, parlando con loro, così come sono abituata a fare per lavoro. Quello che mi auspico è di trovare persone davvero aperte al dialogo, e soprattutto libere da condizionamenti».

 

Come giudica la scelta dei “militanti storici” di abbandonare il partito?

«Mi sono appena insediata e non conosco bene le vicissitudini di questa sezione. Ci sono stati sicuramente periodi più floridi in termini di tesseramento, anche negli ultimi anni. Non so se si possa dire la stessa cosa in termini di partecipazione effettiva. So per certo che un gruppo di militanti, appassionati e perseveranti, ha lavorato alacremente per ridare dignità e sostanza alla sezione del Partito Democratico di Turi. Ed è per questo loro impegno che ho deciso di mettere su un coordinamento che li includesse e che beneficiasse della loro esperienza.

Ma veniamo al nocciolo della domanda: l’assenza dei militanti storici. È una bella domanda questa, che mi piacerebbe fosse anche rivolta direttamente a tutti coloro che possano identificarsi in questa definizione o che si sentano tali. Sono certa che ne verrebbe fuori un dibattito molto interessante. Io, nel mio piccolo, posso provare a fare una ricostruzione dal mio punto di vista. Da quello che so, alcuni militanti storici si erano già da tempo fattivamente allontanati dal partito. Credo che le prime disillusioni siano state innescate dall’esperienza delle prime due amministrazioni di centro sinistra (Coppi 1993/1997 – De Grisantis 2002/2007). Passare da una missione comune ed identitaria, quale era quella di demolire l’establishment dell’epoca, alla logica del compromesso spesso necessaria per governare, per un gruppo con una forte componente ideologica non deve essere stato per niente facile. L’esperienza dell’Ulivo, se ricordo bene, pur avendo portato ad un allargamento della partecipazione ha posto più in evidenza tra i militanti turesi le differenze e le diffidenze tra le due anime: quella ex comunista dei DS e quella moderata seppur progressista della Margherita. Le due successive sconfitte (2007 e 2012) e gli anni difficili dell’ultima amministrazione Coppi credo abbiano fatto il resto.

Insomma, le motivazioni sono state tante e diverse, per alcuni anche afferenti alla sfera personale. Di certo farò tutto il possibile perché chiunque abbia a cuore il Partito Democratico e ne condivida lo spirito, si avvicini, o riavvicini, al nostro circolo».

 

Cosa intende fare per stimolare la partecipazione attiva al partito?

«Parlare con le persone, singolarmente e in gruppo. Ascoltare. Trasmettere ottimismo e voglia di fare. Lasciare che capiscano, guardandomi negli occhi, che si può fare politica essendo onesti, volendo solo il bene della comunità. La gente ha sempre meno fiducia nella politica e quindi non riesce a percepirne la bellezza. Riuscire a farlo è possibile guardando in faccia la realtà senza ingenuità, ma anche con la consapevolezza di quanto possa essere gratificante operare per il prossimo, per la collettività».

 

La nuova carica è un valore aggiunto al suo ruolo di consigliere d’opposizione o potrebbe rivelarsi un ostacolo?

«Sono convinta che i ruoli di segretario e di consigliere possano sostenersi e rinvigorirsi a vicenda. Perché l’esperienza fatta in prima persona fra i banchi del Consiglio non può che portare nuova linfa al partito. Viceversa, la rete di contatti che il partito mette a disposizione e il percorso di crescita che intravedo davanti a me nel ruolo di segretario di circolo, non potranno che giovare al mio operato da consigliere».

 

Si è parlato di “rinnovamento” e poi è stato riconfermato il Direttivo che ha presieduto negli ultimi anni il partito. Non è una contraddizione?

«Pietro Salice non era nel direttivo. Ora sì, e trovo che possa dare un grande contributo. Ho voluto riconfermare parte del coordinamento uscente perché sono le persone che hanno creduto in me fin dall’inizio, alimentando il mio entusiasmo sia in campagna elettorale che nella vita di partito. Inoltre, ho seguito le loro vicende negli ultimi anni e ritengo che abbiano acquisito grande esperienza in termini di progettualità e che siano riusciti a tessere legami indispensabili per la crescita del circolo e per la condivisione di conoscenze ed opportunità».

 

Un suo commento all’intervento del dott. De Grisantis?

«Ringrazio il dott. De Grisantis per essere stato il primo, insieme a sua moglie, a rinnovare la tessera. Il dott. De Grisantis rappresenta una grande risorsa per il partito, una persona di grande esperienza, sia politica che amministrativa, da cui, sono certa, potrei imparare moltissimo. Per esempio, potrei imparare come rimandare al mittente chi pensa di poter approfittare facilmente della mia bontà. Del suo intervento condivido l’idea che il partito debba tornare ad esercitare l’ascolto, ad essere termometro della comunità. Non condivido, per ovvi motivi, le sue posizioni ipercritiche, da giudice, più che compagno di viaggio. Come dice il mio amico, nonché compagno di avventura in seno al Consiglio comunale, Angelo Palmisano: il Partito Democratico è bravissimo nel trovare al proprio interno il nemico da combattere. Ma questa è una storia vecchia. Andiamo avanti, affrontando critiche, posizioni contrastanti, idee divergenti e sperando che prima o poi arrivi anche una pacca sulla spalla a favore di chi, in maniera del tutto disinteressata, ha deciso di intraprendere questo difficile ma affascinante viaggio».

FABIO D’APRILE

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