Mercoledì 19 Giugno 2019
   
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“Fermarsi alla parola ‘sinistra’ serve a poco”

Fabrizio Resta

Fabrizio Resta spiega perché Sinistra Italiana ha rinunciato fin dall’inizio a partecipare alla competizione elettorale

Dopo aver ospitato l’appassionata lettera di Pasquale Del Re, in cui si svisceravano i motivi che hanno spinto “Servire Turi” a fare un passo indietro, questa settimana chiudiamo il cerchio ascoltando Fabrizio Resta, segretario uscente del circolo turese di Sinistra Italiana, l'altro partito che ha deciso di non partecipare alla corsa per la scelta della prossima amministrazione di Turi.

Per correttezza abbiamo posto le stesse domande rivolte a Lavinia Orlando. A differenza di Rifondazione Comunista che, almeno fino a un certo punto, aveva sperato di poter riorganizzare in tempo le fila di una "sinistra impegnata e autentica", Resta ci spiega che fin dall'inizio l'opzione della candidatura era esclusa.

E non per capricci o mozioni di sfiducia ma per una “precisa filosofia di pensiero”: alla prospettiva “comoda e allettante” di accettare “progetti minoritari” solo per “occupare spazi” in Consiglio comunale, si è preferito avviare un percorso politico, più articolato e disteso nel tempo, che porti a “costruire insieme ai cittadini un nuovo modello sociale”; una realtà politica differente che si fondi sul mutualismo e sul recupero della partecipazione attiva della gente.

 

Quali sono stati gli ostacoli che hanno fatto abortire il progetto di creare una lista della sinistra?

«Per quanto mi riguarda non c'è stata mai alcuna opzione per candidarci perché, in questo preciso momento storico, la politica non è più concentrata verso i problemi del paese ma esclusivamente a vincere le elezioni. Credo che mai come in queste elezioni sia chiaro che per la maggior parte della politica turese il superamento della differenza tra centrodestra e centrosinistra sia ormai un fatto compiuto. Io, invece, continuo a credere che per risolvere i problemi di un paese sia necessaria una visione politica che non può prescindere da una precisa filosofia di pensiero. Certamente, però, non è sufficiente esserci ed erigersi come ultimo baluardo della sinistra. Fermarsi alla parola “sinistra” serve a poco. È necessario essere concreti e rifiutare progetti minoritari, fatti solo per occupare spazi. Quello che conta è essere in grado di rappresentare e costruire insieme ai cittadini un'alternativa, un nuovo modello sociale».

 

Nessun esponente della maggioranza che ha sostenuto l'amministrazione Coppi si è candidato in questa tornata elettorale. È la prova che quella esperienza ha segnato profondamente la sinistra turese?

«Durante l'Amministrazione Coppi abbiamo tastato a piene mani come molti partiti fossero più concentrati nel fare campagna elettorale e sui piccoli protagonismi personali che a rimboccarsi le maniche e ad amministrare il paese.

Questa smania di protagonismo e l'attaccamento alla poltrona non ci appartengono. Noi abbiamo preferito lavorare, finché c'è stata data la possibilità ma, a questo punto, credo sia stato opportuno fare un passo indietro e ripartire facendo politica dal basso, cercando di ritrovare quel collegamento con i cittadini che a tratti è mancato e magari cercando di riavvicinare i cittadini alla politica, vincendo sfiducia e rabbia che ormai caratterizzano il rapporto con la politica. Per farlo, però, bisogna fare i conti con gli errori delle esperienze precedenti, che non significa rottamare chicchessia ma capire qual è il processo che deve essere realizzato.

È in questa chiave che va letta la nostra mancata partecipazione a queste elezioni: bisogna prendersi il tempo per ricostruire un progetto originale, con umiltà e pazienza, e creare le condizioni affinché sia possibile costruire cose nuove; e il cambiamento lo produci se sei in grado di rimettere in movimento le persone. Se il lavoro verrà fatto come si deve, i risultati arriveranno».

 

In che modo continuerà a coltivare la sua passione politica?

«Continuerò a considerare la politica come ho sempre fatto, ossia uno strumento per i cittadini, combattendo le disuguaglianze sociali, migliorando la vita delle persone e facendole partecipare più attivamente nei processi decisionali, con un occhio sempre verso l'ambiente e lo sviluppo sostenibile.

Il mio personale impegno sarà orientato sulla creazione di una nuova realtà politica, basata sui servizi alla gente comune e sul mutualismo, che ridia un senso di partecipazione e che metta insieme tante battaglie oggi separate tra loro. Oggigiorno se una persona ha dei problemi, molto spesso si trova senza punti di riferimento e deve cercare di risolverlo da solo. È questo che dobbiamo fare: tornare ad essere un punto di riferimento per i cittadini, ma anche dialogare con le varie realtà sociali per un percorso comune».

 

Un suggerimento che si sentirebbe di dare agli elettori di sinistra che si ritrovano "orfani" di una lista in cui riconoscersi?

«Votate quello che il vostro senso civico ritiene sia il miglior candidato, ma non vi limitate al voto. Quando queste elezioni saranno finite ci sarà bisogno della partecipazione attiva di tutti, ognuno con il contributo che potrà dare.

È necessario arrivare alle prossime amministrative con un percorso che preveda un lavoro sul territorio, fatto di incontri con categorie, con il mondo del sociale e con gli amministratori. Non improvvisando come a volte accade. Per il momento, ripartiamo con una domanda di politica diversa, fatta attraverso la partecipazione attiva delle persone. Il futuro lo costruiremo un passo alla volta tutti insieme».

FD

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