Giovedì 21 Novembre 2019
   
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La migliore amministrazione sarà quella eletta dai cittadini

Giuliani

Giuliani: “Impegnarsi per far risorgere il territorio,
lasciando da parte le battaglie di partito”

Tra un volo in Germania per promuovere i vini turesi alla fiera internazionale Prowein e l’organizzazione per l’imminente appuntamento con Vinitaly, Vito Donato Giuliani si concede il tempo per ragionare insieme sulla politica locale.

Se la coalizione di centrodestra non appare “rappresentativa del territorio e cavalca il consenso nazionale”, dalla parte opposta si affaccia un “gruppo di centro” che, se riuscirà a evitare spaccature, potrà competere alla pari. Una sfida in pieno “bipolarismo” quella che ci viene prospettata da Giuliani che, precisa, seppur non sia il migliore dei modelli di democrazia, è quello auspicabile per assicurare la stabilità amministrativa.

Al di là del parere in merito alle due coalizioni che si profilano, Giuliani è l’interlocutore ideale per affrontare le prospettive delle attività produttive presenti nel nostro territorio, essendo uno dei pochi imprenditori che non ha mai smesso di credere nelle potenzialità di Turi. Lo dimostra la recente scommessa per far risorgere la Cooperativa L’Ortofrutticola, l’ultimo “bene comune” rimasto dopo la serrata della cantina sociale e della cooperativa olearia.

 

Che idea si è fatto della coalizione di centrodestra?

«Tenuto conto che ho sempre avuto una predilezione per la sinistra, non ho mai frequentato “caminetti” del centrodestra; mi risulta quindi difficile esprimere un giudizio di merito su questo gruppo e sulle dinamiche che abbiamo portato a far convivere nello stesso spazio persone con idee nettamente divergenti.

Posso dire che non la ritengo una lista così forte o con una grande capacità di rappresentare il territorio. Sicuramente un aiuto arriverà dall’orientamento politico nazionale che vede prevalere una “ventata” di destra, supportata dalla figura emblematica di Salvini di cui non ho una grande stima».

 

E di quella del centrosinistra che vedrebbe l’unione di Impegno per Turi con il Partito Democratico?

«È una lista che è più corretto definire “di centro”: non c’è una decisa componente di sinistra, visto che almeno per ora Rifondazione Comunista non ne fa parte e Sinistra Italiana ha scelto di non partecipare alla competizione elettorale. Tuttavia, dal momento che alla fine ci si presenterà come lista civica, le connotazioni politiche sono superflue; quello che conterà sarà candidare persone che vogliano impegnarsi per far risorgere il territorio, lasciando da parte le battaglie di partito.

La speranza è che questo insieme di singoli riesca a unirsi sotto un’unica bandiera e che entrambe le coalizioni evitino inutili fratture».

 

Si augura un confronto all’insegna del bipolarismo?

«Il bipolarismo, come dimostra la storia degli ultimi decenni, è auspicabile, anche se non lo condivido appieno. La mia idea è garantire la massima partecipazione delle persone alla vita politica, in omaggio agli ideali tramandatici dalla filosofia socratica. Ecco perché ritengo valido il sistema democratico della Prima Repubblica dove, essendoci soglie di sbarramento più flessibili, tutti potevano vedere rappresentata la propria idea. L’unico handicap di quel modello era la frammentazione che portava all’assenza di stabilità: ognuno era nelle condizioni di far cadere un governo».

 

Pensa di partecipare in prima persona a questa tornata elettorale?

«Non sono disponibile per via dei vari impegni lavorativi che assorbono buona parte del mio tempo. Tra questi mi preme sottolineare la sfida della Cooperativa L’Ortofrutticola, di cui sono presidente. Un bene comune dell’intera comunità che, nonostante sia presente da oltre quarant’anni, non hai mai avuto l’occasione di fiorire. Oggi il nuovo direttivo sta cercando di rimetterla in piedi, investendo risorse e energie per sottrarla al destino delle altre due cooperative storiche, quella vinicola e quella olearia, che hanno dovuto chiudere i battenti.

In questo percorso di rilancio avvertiamo l’urgenza di avere un’amministrazione comunale, di qualunque colore sia, con cui poter interagire e superare i non pochi ostacoli. Ecco perché, se ci saranno i presupposti, anche non candidandomi in prima persona darò il mio sostegno esterno per contribuire a eleggere il migliore governo cittadino, che sarà quello scelto dai cittadini».

 

Recentemente il prof. Pirro ha illustrato le prospettive di sviluppo del paese, concentrandosi sull’indotto del settore agroalimentare e su quello collegato al turismo. Condivide?

«In linea di massima concordo: i due settori trainanti sono l’agricoltura e il turismo.

L’agricoltura si salda sicuramente al comparto agroalimentare ed enogastronomico. Turi vanta due aziende vinicole che hanno raggiunto notevoli successi anche a livello internazionale, conquistando mercanti che spaziano dalla Cina all’America, e che portano il nome e i prodotti del nostro paese in giro per il mondo. Esiste poi una pregevole attività artigianale legata alla pasticceria, che non è presente in nessun’altro paese limitrofo e che ha stretto un solido legame con le sale ricevimento.

Il nostro turismo è prevalentemente di tipo religioso e il Giubileo Oronziano ci ha dato ampia dimostrazione del ruolo che possiamo giocare anche fuori dai confini della Valle d’Itria. Poli attrattivi sono anche le strutture ricettive e le sale ricevimento di cui accennavamo prima: ne abbiamo quattro, tra le più durature e le più affermate, che creano un’entrata economica considerevole per una comunità di 13mila abitanti.

La scommessa per il futuro passa dalla valorizzazione delle peculiarità del territorio, creando un pacchetto di manifestazioni che renda Turi ancora più appetibile per il turista. Penso all’opportunità di integrare la Sagra della Ciliegia con altre manifestazioni, ritenute a torto “minori”, come la “Passeggiata dei ciliegi in fiore”: questa iniziativa in Giappone è simile a una festa nazionale e in Spagna vede spostarsi interi pullman per visitare i campi di ciliegio».

 

Quanto pesa l’assenza di una zona industriale?

«Penalizza di certo le prospettive occupazionali. Oggi possiamo offrire solo un lavoro nel settore agricolo, che è a tempo determinato e non consente di garantire uno stipendio fisso.

La mancanza di una zona PIP ha portato all’estinzione dell’artigianato. Negli anni ’80 ricordo che avevamo non meno di una decina di botteghe di falegnami, altrettante autofficine, cinque fabbri e almeno quattro caseifici.

Con le norme che hanno imposto alle attività produttive di lasciare il centro abitato, gli artigiani non hanno trovare aree idonee e attrezzate in cui potersi spostare e fare il salto di qualità; alla fine sono state costrette a chiudere o a optare per la vendita al dettaglio, limitando il proprio raggio d’azione».

 

Anche L’Ortofrutticola ha pagato questo pegno?

«Solo in parte. L’Ortofrutticola nasce nel 1974 con l’idea di commercializzare le ciliegie destinate all’industria dei canditi. Il limite è stato quello di fermarsi al primo step, ovvero la solforazione; non c’è mai stata l’idea di investire nelle operazioni successive (speduncolamento, snocciolamento e canditura) per avere un prodotto semilavorato da promuovere.

Contemporaneamente, con i famosi cioccolatini, si è presentato il mercato della ciliegia sotto spirito: un settore che rendeva di più ma, al tempo stesso, richiedeva maggiori risorse e la sicurezza di avere a disposizione un prodotto della grandezza idonea.

Nel tempo, la richiesta di ciliegia per l’industria si è bruscamente ridimensionata, giacché con l’ingresso in Europa è diventato più conveniente acquistare il prodotto da Bulgaria, Ungheria o Polonia. Il risultato è stata una crisi della Cooperativa che ora stiamo affrontando, proponendo un cambio di passo e indirizzandoci verso la ciliegia per il consumo fresco».

 

Da imprenditore, il primo provvedimento che suggerirebbe alla futura amministrazione?

«Una delle priorità dovrà essere la sistemazione delle strade extraurbane che, per essere diplomatici, sono pressoché impercorribili. Se è vero che l’80% del lavoro si svolge in campagna, è indispensabile assicurare ai nostri agricoltori di ritornare a casa con le auto sane…».

Fabio D’Aprile

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