Martedì 25 Giugno 2019
   
Text Size

"I cittadini vogliono fatti e concretezza"

Antonio Tateo

Antonio Tateo archivia le polemiche prelettorali e rilancia l'idea di una lista civica che, oltre a vincere, sia capace di impegnarsi per la propria comunità


Il tavolo delle forze di centrodestra, seppure sia nella sua fase iniziale, sembra iniziare a oscillare. Da un lato si rafforza il tandem Lega - Fratelli d'Italia, che a breve inizieranno anche un percorso formativo comune sulle buone prassi amministrative; dall'altro Forza Italia vive un momento di stallo, aggravato anche dalle recenti dimissioni di Angelo Palmisano. E poi c'è Leo Spada, anche lui ha lasciato il partito di Paolo Tundo, preferendo "giocare da libero".

Su questa nostra opinione abbiamo ascoltato Antonio Tateo che, archiviando le dinamiche preelettorali come "posizionamenti dialettici" di scarso interesse per i cittadini, rilancia l'idea di una lista civica "forte e coesa", capace non solo di vincere ma soprattutto di "amministrare bene", con competenza e responsabilità.

E a propostito di liste civiche, abbiamo chiesto a Tateo se ci sono le condizioni per rinnovare la sua alleanza con la formazione cui sta lavorando Fabio Topputi, che pare supportato da Onofrio Resta. Infine, due domande su quelli che immaginiamo potrebbero diventare temi portanti della prossima campagna elettorale: come rimediare alla "cementificazione spinta", investendo nel decoro urbano e nella rivalutazione del nostro centro storico, e come evitare il ripetersi di "pasticci" come quello della Biblioteca Comunale, denunciato da Fratelli d'Italia e diventato emblema dell'assenza di "sintoia" tra politica e uffici comunali.

A fine mese si chiude il tesseramento di Forza Italia. Lei confermerebbe Paolo Tundo alla guida locale del partito o è il momento di un cambio al vertice?

«Rispetto le dinamiche interne dei partiti e non decido io le cariche in Forza Italia».

 

Osservando dall'esterno il tavolo del centrodestra, come detto in premessa, sembra iniziare a vedersi qualche crepa. Assisteremo nuovamente ad una destra che si presenterà divisa in due liste?

«Più che "crepe" li considero posizionamenti dialettici che, a mio parere, interessano poco o niente i cittadini, che vogliono fatti e concretezza dalla classe dirigente locale. Ripeto quello che ho già detto in altre occasioni: occorre allargare il "perimetro" e alle amministrative - in un paese come Turi dove si vota in un turno unico - occorre una Lista Civica forte e coesa per vincere e, soprattutto, per amministrare bene. Un compito, quest'ultimo, che richiederà una visione del futuro, un programma concreto, realizzabile e sostenibile economicamente con le indicazioni delle risorse, una proposta di riorganizzazione dell’apparato burocratico, una revisione della spesa per eliminare alcuni sprechi - che ci sono - e una squadra di persone competenti e capaci che devono porsi come simbolo di un “progetto amministrativo”, che si rispettano - tra di loro - con idee chiare e condivise e che sentano il dovere civile dell’impegno verso la propria comunità.

Turi necessita di una classe dirigente che non ritenga che la politica locale serva per arrotondare lo stipendio o, peggio, per farne un “mestiere”, guidata da una persona con sufficienti doti di leadership per essere il Sindaco che avrà l’onore e l’onere di attuare il programma.

Una squadra ha bisogno di persone in ogni ruolo ed auspico con sincerità che tutti i protagonisti delle operazioni “preelettorali” comprendano che non serve dividersi per essere presenti sui giornali e nelle case dei cittadini nei 30 giorni circa di campagna elettorale con la propria immagine sui santini e manifesti per poi cadere nell'oblio... La mia opinione è che il ruolo pubblico debba essere foriero di serietà e la politica locale deve riprendersi il ruolo dignitoso che merita.

Presentare una o più Liste è facile ma diventa inutile e dannoso se non si conosce l'abc del ruolo amministrativo e se, quando si viene eletti, non si espleta il mandato avuto dai cittadini in maniera costante e con preparazione. Poi, ognuno faccia come crede, d'altronde siamo in democrazia e più liste in tutti gli schieramenti non fanno altro che arricchire l'offerta per i cittadini elettori...».

 

Si vocifera di un ritorno in campo di Michele Boccardi. Lo ritiene un valore aggiunto per Forza Italia o sarà un ulteriore elemento disgregante?

«Non comprendo a quale ritorno in campo si riferisca. Se riguarda il Senato della Repubblica, auspico che venga quanto prima resa giustizia all'ingiusta, illegittima, illecita e vergognosa esclusione di Michele Boccardi dovuta ad un evidente errore materiale dei dati trascritti e all'erronea interpretazione della legge elettorale riguardo al riparto dei seggi “eccedentari” nei collegi plurinominali da parte della Corte d'Appello. Taluni hanno gongolato e continuano a farlo ma presto potrebbero ricevere l'amara sorpresa...».

 

Nelle elezioni del 2014 si candidò insieme a Fabio Topputi nella lista a favore di Rocco Birardi sindaco. Pensa che anche questa volta ci siano i presupposti per un'alleanza con Topputi e Onofrio Resta?

«È riduttivo pensare che fu solo un'alleanza tra quelle persone. In poche settimane fu costruita una squadra di persone competenti e qualificate con voglia e passione di occuparsi di amministrare Turi con un programma fattibilissino. Ad esempio, due donne di quella lista in questi 4 anni sono diventate una Magistrato e l'altra Dirigente al Ministero dei Beni Culturali; ma ce ne sono anche altre che hanno intrapreso un'attività nel campo della formazione professionale e in altri settori della vita economica. Questo a dimostrazione della qualità delle persone e della stessa lista nel suo complesso. È stato un vero peccato non aver dato continuità al progetto, anche se i consiglieri eletti hanno esercitato - al meglio - il loro ruolo nel consiglio comunale come opposizione e minoranza. Sinceramente non conosco le intenzioni di Fabio, Onofrio e di Rocco ma per loro valgono le stesse considerazioni che ho fatto prima».

 

Recentemente abbiamo proposto il tema dell'urbanistica, soffermandoci sugli interventi per rimediare alla cementificazione spinta e sul rapporto con il consenso elettorale. La sua posizione?

«Innanzitutto quando si esercita un ruolo amministrativo non ci deve essere alcun “condizionamento” o potenziale scambio elettorale per qualsiasi tema, in quanto non solo sussisterebbeun reato da codice penale ma sarebbe moralmente ed eticamente sbagliato.

Nel corso degli ultimi anni, quella che lei definisce "cementificazione spinta" è avvenuta in periodi ben definiti e frutto certamente di valutazioni e scelte politiche-amministrative-urbanistiche sbagliate e, con tutta probabilità, "scellerate" per le conseguenze su tutta la collettività. Nello specifico, mi riferisco a quelle amministrazioni che hanno avuto la responsabilità di amministrare Turi e che approvarono uno strumento urbanistico (il PRG) poi dichiarato illegittimo dal Consiglio di Stato e che tennero chiusa in un cassetto la variante al vecchio PDF, che con tutta probabilità avrebbe avuto il pregio di fermare la corsa sfrenata ad edificare. A mio parere, questo è uno dei maggior motivi che ha causato la nascita di cantieri e costruzioni a "gogo"».

 

Pregi e vantaggli di quel Piano di Fabbricazione?

«Il vecchio PDF ha avuto di positivo il consentire a quasi tutti i turesi di godere di un indice di fabbricabilità molto alto e di costruire senza "ingolfare" il mercato immobiliare fino agli anni '90; inoltre ha permesso a tante aziende edili del territorio di guadagnare e di creare lavoro.

La negatività sta nel fatto che non si comprese che andava adottato uno strumento urbanistico esecutivo di iniziativa pubblica come un "piano particolareggiato" che avrebbe garantito un piano viario e, quindi, opere di urbanizzazione primaria come strade, piazze, etc… Poi sono venuti a Turi numerosi operatori dell’edilizia e tante famiglie che sono state attratte da prezzi assolutamente competitivi rispetto a tante realtà limitrofe, ma la crisi finanziaria globale ha certamente causato il crollo del mercato immobiliare.

Tuttavia, occorre voltare pagina e non guardare indietro. A mio parere, bisogna partire dal PUG approvato che contiene al suo interno tutte le prescrizioni previste dalle norme vigenti e, con un percorso definito dalle stesse, sarà necessario renderlo più attuabile riguardo soprattutto agli spazi pubblici. Per fare questo è necessario che ci sia una classe dirigente politica - non il singolo - in grado di avere una "visione" per il futuro e che abbia la capacità e la competenza di trovare risorse finanziarie per un piano di investimenti e quattrini per gestire l'ordinaria amministrazione come il decoro urbano, l'illuminazione pubblica e la sicurezza del territorio in tutte le sue declinazioni».

 

E per ridare vita al centro storico?

«Per rendere fruibile concretamente il centro storico occorre continuare e completare la pavimentazione con le "chianche" iniziata dall’Amministrazione Gigantelli e proseguita con Resta; dotarlo di illuminazione aderente alle nuove norme ed esigenze per evitare l'inquinamento luminoso e rendere compatibile l’utilizzo del Piano di Recupero del Centro Storico, rimasto inattuato ma che è stato recepito nel PUG approvato. Ma soprattutto, sarà necessario uno "slancio" culturale da parte di tutti. In pratica, bisogna "crederci" di più innanzitutto cercando di abitarlo e non abbandonarlo. Incrementando la presenza di attività commerciali con una fiscalità comunale di vantaggio - almeno per un periodo limitato - e renderlo pedonabile, spiegando a chi vi abita che la “maggiore vivibilità” è un vantaggio per loro e per tutti».

 

Cosa pensa riguardo il "pasticciaccio" della Biblioteca comunale?

«Cosa vuole che le dica? Dopo il pasticcio del Ponte di via Conversano si è completato nel migliore dei modi… Che c’è stata molta superficialità e faciloneria da parte di tutti, sia dei responsabili degli uffici che degli amministratori. Sfortunatamente, le anomalie e i danni casusati a tutta la cittadinanza da parte del settore tecnico, urbanistico e dei lavori pubblici sono aumentati a dismisura nel corso degli anni e non mi faccia fare l’elenco in quanto sarebbe troppo lungo.

Purtroppo, di luoghi o immobili pubblici o ad uso pubblico privi - parzialmente o totalmente - di agibilità ce ne sono più di uno. Addirittura per tanti, diciamo così, ci sono “imperfezioni” catastali che non hanno permesso di presentare domande e progetti di finanziamento o di proseguire gli atti di permuta tra Comune e Chiesa, come ad esempio per alcuni locali del Chiostro di San Giovanni.

Certo, per fare una seria bonifica di queste numerose situazioni c’è bisogno di risorse finanziarie ma, rispetto a questo, che deve essere considerato una priorità, è necessaria una maggiore autorevolezza da parte degli amministratori che devono avere il coraggio - conforme alle norme - di dare direttive chiare e ineccepibili ai responsabili di settore».

FD

Aggiungi commento

rispettando il regolamento http://regolamento.lavocedelpaese.it/

ULTIMI COMMENTI

LA VOCE DEL PAESE Un Network di Idee.

l ACQUAVIVA DELLE FONTI l CASAMASSIMA l CASSANO DELLE MURGE l GIOIA DEL COLLE l NOICATTARO l POLIGNANO A MARE l PUTIGNANO l SANTERAMO IN COLLE l TURI l

Porta la Voce nel tuo paese

Copyright 2008-2017 © LA VOCE DEL PAESE. È vietata la riproduzione anche parziale. Tutti i diritti sono riservati.