Lunedì 19 Novembre 2018
   
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"La sinistra è sociale oppure non è sinistra"

Filippo Losacco

Filippo Losacco: "C’è chi vorrebbe il medioevo. Noi pensiamo ai diritti, all’ambiente, al lavoro, alla dignità delle persone, tutte le persone"


"Il problema non è stato l’eterogeneità delle posizioni, che è legittima e sana. Il problema è stato scoprire di non avere tutti lo stesso obiettivo". Questa la dichiarazione di Filippo Losacco, militante del circolo locale di Rifondazione Comunista, che ci pare riassumere - al di là di ogni retorica della parti - le motivazioni della prematura conclusione dell'esperienza amministrativa Coppi.

Un governo che - da quanto intuiamo dal confronto con Losacco - ha centrato obiettivi importanti ma si è arenato a causa di "sospetti reciproci" e ansie da prestazione: i singoli si sono gettati in una "gara assurda" in cui l'obiettivo era dimostrarsi "più bravi dei compagni di viaggio". Una situazione che sarebbe stata esasperata da chi, di fronte alle prime difficoltà ha preferito rifarsi una verginità politica e cercare il pretesto per far cadere l'amministrazione. E dal primo cittadino Coppi, impreparato a frenare gli individualismi e a riportare tutto nell'alveo dei comuni intenti da cui si era partiti.

Un'esperienza amministrativa logorante in cui Losacco vede le ragioni dell'attuale immobilismo della sinistra turese. Un'inerzia fisiologica - desumiamo - da cui si può uscire ritrovando l'entusiasmo di ritornare a camminare accanto ai cittadini e a tutti coloro che aspirano ad una Turi come "realtà aperta, solidale, inclusiva, attrattiva". La sfida è recuperare la propria identità "sociale" e costruire l'alternativa allo scenario "medioevale" delle destre, il cui fronte non sarebbe così coeso come appare. Il tutto provando a superare l'ostacolo principale di Turi: l’individualismo esasperato che boicotta sistematicamente - nella vita culturale quanto in quella politica - ogni tentativo di fare rete.

 

Iniziamo con una digressione sulla recente esperienza del Governo Coppi. Cosa non ha funzionato?

«Non sfuggo alla domanda, ma mi permetta per un attimo di ribaltarla. Cosa ha funzionato? Una gestione amministrativa onesta, che ha lasciato un bilancio in ordine, la rivoluzione della raccolta porta a porta dei rifiuti che ci ha permesso di diventare un esempio virtuoso nella regione, un regalo di enorme portata per i nostri figli, la valorizzazione senza pregiudiziali delle associazioni turesi e dei suoi giovani, attraverso l’opera instancabile e generosa di una turese eccezionale come Lavinia Orlando, il riordino atteso da decenni delle graduatorie delle case popolari, l’approvazione del progetto di riqualificazione della Biblioteca comunale con un finanziamento di 600 mila euro, la sistemazione finalmente umana dell’afflusso dei lavoratori stagionali durante la raccolta delle ciliegie, il progetto dell’amministrazione condivisa, che ha favorito la partecipazione dei cittadini alla gestione dei beni comuni, da cui ad esempio la splendida realtà della case delle idee,un piano di lavori pubblici vasto e prossimo alla conclusione che ha permesso al commissario di ritrovarsi con una serie di interventi da portare a compimento. Per niente poco, ma comunque non sufficiente per sentirsi contenti.

Cosa non ha funzionato? È stata la maggioranza di gruppi che non sono mai diventati una squadra coesa. È stato un peccato perché si trattava di un gruppo di brave persone, ma in cui i sospetti reciproci hanno alimentato un clima sfavorevole che il sindaco non ha saputo evidentemente gestire. I tempi di un’amministrazione sono lunghi, invece ha prevalso la voglia di luccicare da subito, di mostrarsi bravi, più bravi dei compagni di viaggio. Un’assurda gara. C’era poi chi presumeva di luccicare e veicolare le scelte per il solo fatto che Renzi in Italia raccoglieva enormi consensi, ignorando invece la marginalità del proprio gruppo sul territorio. Ho visto più veti che proposte, più interviste sui giornali che giornate passate in comune a lavorare. E alle prime difficoltà, ci si è divisi in due. Tutti insoddisfatti, ma da una parte chi ha continuato a lavorare per il paese pur tra mille perplessità, dall’altra chi ha preferito presumere di rifarsi una verginità criticando sistematicamente, fino alla ricerca continua del pretesto per sfilarsi o per far cadere l’amministrazione».

 

Quanto peserà la conclusione prematura dell'amministrazione sulla prossima coalizione di sinistra?

«Non la conclusione, ma l’intero percorso fatto avrà un peso sulla costruzione della prossima coalizione di sinistra. E guai se non l’avesse. Gli errori si pagano, vanno analizzati, compresi e superati per fare meglio. In che direzione, vedremo. Non rinnego l’aver provato a costruire un percorso condiviso con altre culture politiche. Il problema non è stato l’eterogeneità delle posizioni, che è legittima e sana. Il problema è stato scoprire di non avere tutti lo stesso obiettivo».

 

Come valuta le premesse di questa campagna elettorale, che vede un fronte del centrodestra già coeso?

«Lei vede un centrodestra coeso? Guardi meglio…».

 

Passando alla sinistra turese, come si esce dalla fase di immobilismo "pre-congressuale"?

«Se parla del congresso del partito democratico, è un loro problema. L’immobilismo della sinistra in questo momento è probabilmente il risultato di questa esperienza logorante di amministrazione. Guardo con ammirazione a chi ha lavorato fino all’ultimo giorno per garantire a Turi continuità, circondato da attacchi, insulti spesso volgari, insinuazioni grottesche che provenivano spesso da soggetti aderenti alla stessa maggioranza. Ora come se ne esce? Con la medesima passione che ha spinto a questa sfida, imparando dagli errori commessi. La sinistra è sociale oppure non è sinistra. Vale a dire che si tratta di riprendere il cammino accanto ai cittadini, ai lavoratori, agli operatori economici e culturali del territorio, i tanti presenti, che credono alla possibilità di fare di Turi una realtà aperta, solidale, inclusiva, attrattiva. C’è un’alternativa all’idea di gestire un paese come fosse una fortezza da preservare dalle minacce dell’invasore. C’è chi vorrebbe il medioevo puntando sulla paura, l’intolleranza e la chiusura. Noi pensiamo ai diritti, all’ambiente, al lavoro, alla dignità delle persone, tutte le persone».

 

Turi e la cultura: due paradigmi che spesso entrano in cortocircuito. Non si è trovato il modo giusto di valorizzare le nostre risorse o non si riesce a intercettare un pubblico?

«Credo che l’esperienza dell’assessorato di Lavinia abbia indicato una direzione importante che qualunque amministrazione futura dovrebbe essere capace di proseguire. Valorizzare i giovani, senza preclusioni, senza il filtro dell’affinità politica o, peggio, affaristica. Lavinia ha posto al centro l’interesse di Turi nelle sue scelte, privilegiando chi sapeva operare, meglio se turesi, meglio ancora se giovani. Ci sono molte realtà sul territorio che si muovono, pur se a fatica.

Il problema del pubblico non è solo turese. Il problema culturale per eccellenza di Turi è l’incapacità di cooperare, l’individualismo esasperato che sfilaccia qualunque proposito di costruzione di reti. Le maggioranze politiche cadono per le stesse ragioni per cui non si riesce a portare avanti progetti culturali ampi, sinergie economiche tra operatori turistici e agricoli. È una comunità che ritrova un’unità, ma tutta fittizia e formale, solo sul piano della simbologia religiosa espressa dai culti locali. La diffidenza e il sospetto reciproco tra i cittadini fanno molti più danni di una mediocre amministrazione. Vivere l’altro come opportunità e con come ostacolo è la vera rivoluzione per Turi».

 

Tre obiettivi che, a suo avviso, dovrebbe porsi la prossima amministrazione.

«In una democrazia matura, non solo gli amministratori producono il vero cambiamento, ma soprattutto gli amministrati, i cittadini. Le rispondo indicando dunque i tre obiettivi che dovremmo porci tutti noi prossimi amministrati. Partecipare invece di delegare, dialogare invece di insultare, sentire urgente la necessità di fare il bene comune e non solo il proprio».

FD

Commenti  

 
Goffredo
#4 Goffredo 2018-11-11 09:52
Il problema è il personale del comune. Il Commissario sta comunque facendo i miracoli e la gente lo vede e lo apprezza tantissimo. Parlano tutti bene.
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gino
#3 gino 2018-11-10 11:37
Non è stato dato in 15 anni, un solo indirizzo politico ai tecnici per farli smuovere e metterli alle strette. Chi non vuole stare o meglio arare, quando è messo alle strette, se ne va con i piedi suoi a continuare a fare il nulla in altri posti.
Il commissario sta cercando di fare questo, è va elogiato, ma purtroppo è solo. Ci vogliono più persone con i cosiddetti ....
Mi fermo qui
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Goffredo
#2 Goffredo 2018-11-07 15:21
Basterebbe proseguire il lavoro del Commissario e tutti sarebbero felici e contenti...
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Mino Miale
#1 Mino Miale 2018-11-07 11:52
Si continua a non parlare del... da voi stessi... considerato "ponte schifezza" in via Conversano. Ma vogliamo fare il gioco delle tre carte 0 quello dei tre campanellini x le prossime consultazioni elettorali ? La sinistra poteva benissimo ascoltare, almeno, Arianna Gasparro... invece ... :-)
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