Lunedì 19 Novembre 2018
   
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"Non ci candideremo per la smania di protagonismo"

Fabrizio Resta

Fabrizio Resta esclude, al momento, un'alleanza con il Partito Democratico e invita i cittadini a riflettere "al di là degli slogan"


L'intervista a Fabrizio Resta, segretario uscente di Sinistra Italiana, non può prescindere da un'analisi della situazione nazionale, che trova specchio fedele nelle dinamiche in atto a Turi.

Se al centrodestra "viene facile" fare alleanze, cavalcando il consenso che il governo lega-stellato macina "a suon di slogan", la sinistra è ingessata in una crisi identitaria: troppe voci che non riescono ad intonarsi per trasmettere un messaggio unitario al proprio elettorato. Un debito di partenza che rende ancora più difficile operare in un territorio che, da sempre, non ha mai strizzato l'occhio alla sinistra.

Tant'è che Resta, con apprezzabile onestà, va dritto al punto: prima di valutare se competere in queste amministrative, bisognerà interrogarsi sulla reale capacità di intercettare il consenso degli elettori, convergendo su un programma e un candidato sindaco che possa avere la chance di entrare in Consiglio comunale e fare la differenza.

Naturale l'alleanza con Rifondazione Comunista, a cui Sinistra Italiana è legata non solo da formalismi ma da una vera "affinità di spirito", corroborata da un percorso comune di oltre cinque anni. Meno scontata un'intesa con il Partito Democratico: la ferita aperta dalla recente esperienza di governo non si è ancora rimarginata e, cosa più grave, ha messo in luce due diverse visioni di azione politica.

 

La scena elettorale turese vede protagonista il centrodestra. Il centrosinistra, al contrario, sembra paralizzato.

«In un paese che non è mai stato di sinistra, organizzare una lista delle destre non è così difficile. A maggior ragione quando, cavalcando l'onda del governo nazionale, si possono fare proclami che si sa bene faranno presa sulla pancia dei cittadini.

Venendo alla sinistra, sicuramente è presto per parlare di alleanze. Ma, al di là della tempistica, attualmente Sinistra Italiana vive una crisi identitaria a livello nazionale: l'erede di SEL oggi è una federazione di correnti. Una premessa che rende ancora più complesso lavorare sul territorio».

 

Ci sono margini di confronto con il Partito Democratico?

«Attualmente non credo ci siano le condizioni per fare qualcosa insieme al Partito Democratico, anche per via dell'esperienza vissuta durante la scorsa amministrazione. Abbiamo appurato di avere intenti, programmi e modi di fare completamente diversi».

 

Uno degli scenari più verosimili vede Sinistra Italiana lavorare ad una coalizione con Rifondazione Comunista per creare una lista della "sinistra alternativa".

A Turi Sinistra Italiana non è unita solo sul piano formale con Rifondazione, condividiamo da tempo un percorso comune di reciproca collaborazione e rispetto; una coesione umana prima ancora che politica.

Se si farà qualcosa avremo sicuramente un accordo con Rifondazione. Rimane il fatto che dobbiamo chiederci se ci sono le possibilità per costruire una coalizione in grado di creare cambiamento, trovando un candidato sindaco che abbia effettive chance di rappresentarci in Consiglio comunale e farsi portavoce delle nostre idee. Partecipare alle elezioni solo per smania di protagonismo non ci interessa; preferiamo restare a casa e continuare a fare politica dall'esterno del Palazzo di Città».

 

A proposito di candidato sindaco, Lavinia Orlando può aspirare a ricoprire questo ruolo?

«Tecnicamente sì, ha ampiamente dimostrato di avere competenza, capacità, cultura e impegno giusto. Bisogna però considerare altri aspetti, in primis se riesce ad attirare il voto degli elettori: veniamo fuori da un'amministrazione molto criticata in cui Lavinia Orlando è diventata , secondo me ingiustamente, una sorta di capro espiatorio».

 

La Lega ha inaugurato la sua sezione cittadina. Cosa ne pensa?

«Sappiamo tutti che il coordinatore cittadino, Graziano Gigantelli, non è mai stato un leghista. Ritengo sia un altro fenomeno che prende le mosse dal consenso del governo nazionale e che, sulla stessa falsa riga, serve per intercettare il maggior numero di voti. È un gioco politico che si è sempre fatto, prima con altri partiti ora con la Lega. Non troppo tempo fa, Gianfranco Fini definiva questi meccanismi "travestitismo politico"».

 

A Turi esistono ancora i "portatori di voti" o, come afferma Antonio Tateo, nei "moderni" scenari politici non ci sono più certezze?

«Ci sono ancora "portatori di voti", però l'analisi di Tateo è corretta quando inquadra il momento storico, che definirei di disgregazione: oggi tutti sono pronti a sottolineare le differenze non per spirito propositivo ma per dividersi. In più i cittadini, delusi da una politica che a livello nazionale ed europeo li ha abbandonati, sono galvanizzati da chi recita slogan che toccano i tasti giusti. E su questo dato la Lega ha fatto la sua fortuna; non si comprende che, nella migliore delle ipotesi, sono solo proposte su cui si dovrà valutare non solo la copertura finanziaria ma anche la ricaduta dei fondi che verranno investiti.

Un esempio su tutti è il reddito di cittadinanza: non voglio giudicare a priori, ma ho qualche dubbio sulla lungimiranza di aumentare il deficit, con tutte le conseguenze per le politiche economiche nazionali, per finanziare un provvedimento di breve respiro. Aumentiamo il deficit ma facciamolo per creare lavoro, investire nelle infrastrutture e nel processo di informatizzazione della pubblica amministrazione».

 

Un difetto e un pregio dell'elettorato turese.

«L'elettore turese ha il difetto di disamorarsi troppo presto di chi governa, tende a lamentarsi a prescindere e ad informarsi poco. Fare i puristi è facile quando si è all'opposizione; quando invece si arriva al governo e si vuole cambiare il paese è necessario prendere decisioni anche impopolari. E a Turi ce ne sarebbero tante, ma la paura di perdere voti troppo spesso ha avuto la meglio.

Al contrario - e questo è il pregio degli elettori turesi - penso che se si ha il coraggio di andare controtendenza, di assumersi il peso di scelte scomode, i cittadini sono pronti a dare il proprio sostegno».

 

Per concludere, tre punti da annotare nei programmi politici?

«Partire dalla riorganizzazione degli Uffici comunali, rendendo più incisiva l'informatizzazione avviata dall'Amministrazione Coppi e smaltendo le pratiche arretrate. Sarebbe sufficiente questo per imprimere una svolta decisa al paese. Va detto che un po' di personale è arrivato negli ultimi anni, ora va messo a punto un modello gestionale che, oltre ad unire trasparenza e efficienza, consenta di avere saldo il polso della situazione, cosa che a volte è mancata.

A seguire servirebbe porre l'accento sulla manutenzione: sono dell'idea che prima di fare cose nuove, è meglio aggiustare quello che c'è. Tutto con una visione chiara: un'organizzazione dei lavori che parta con gli obiettivi di lungo periodo, scanditi da una tabella di marcia che, con cadenza annuale, preveda il raggiungimento di precisi traguardi, in modo da restituire un riscontro diretto ai cittadini.

Inutile sottolineare che il sindaco deve avere la capacità di interfacciarsi con gli Enti sovracomunali per intercettare fondi utili a finanziare i progetti della squadra di governo. In ultimo, vanno estirpati i problemi di protagonismo politico che hanno i vari partiti: questa è da tempo la vera piaga di Turi; troppo spesso si lavora non per il paese ma per soddisfare le personali ambizioni».

FD

Commenti  

 
B.Elefante
#1 B.Elefante 2018-10-24 11:22
ORA SCOMPAIONO IN ATTESA DI "OCCASIONI" MIGLIORI
Ad ogni elezione non fanno altro che ritornare alla casa del padre, ce l'hanno nel sangue la voglia di poltrona che alimenta ogni respiro della falsa sinistra turese e li riporta ogni volta ai Menino da cui discendono.
Incapaci di dialogare con chicchesìa oltre lo stretto cerchio della propria famiglia allargata,quando se ne presenta l'occasione, come nel 2011 con l'IDV e nel 2014 con l'iniziativa del rinnovato Pd di Annarita Rossi, immediatamente reagiscono chiudendosi a riccio; e sono proprio i sedicenti comunisti e vendolini di Lavinia e Catalano i più assatanati protagonisti di questo settarismo per .. la poltrona.
Ed è per questa incapacità di rapportarsi al paese che quando, per gli sbagli degli altri, gli capita di amministrare, fanno disastrie,e ...la volta dopo scompaiono alla circolazione.
L'unico risultato ottenuto nei decenni dal loro settarismo opportunistico è l'aver distrutto ogni immagine e prospettiva di sinistra nella popolazione turese.
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