Domenica 16 Dicembre 2018
   
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L'ultimo Consiglio dell'amministrazione Coppi

Coppi ultimo consiglio comunale

"Abbiamo lavorato bene". In scena l'ennesimo (disperato) tentativo di autoassolversi

"Siamo costretti ad avere un lungo periodo di commissariamento, determinando un grave pregiudizio per il bene pubblico. E di questo ne sento tutta la responsabilità". L'intervento del sindaco Menino Coppi in apertura dei lavori del Consiglio comunale di martedì 27 marzo, fin dalle prime battute, non lascia spazio ad interpretazioni: le manovre per ricompattare la maggioranza sono fallite.

L'amministrazione torna a casa ma non prima di aver messo in scena l'ultimo (disperato) tentativo di autoassolversi, interpretato da un capocomico Coppi che - ad esclusione di un breve frangente di studiata ira - non abbandona mai la proverbiale mitezza d'animo.

Dopo aver candidamente ammesso di non possedere "le categorie mentali per decodificare questa situazione", il sindaco non usa mezzi termini per definire la fine traumatica del suo governo: "un'azione sconsiderata dal punto di vista politico", "una scelta che ha una funzione distruttiva e nichilista", "frutto di un populismo senza futuro" macchiato da "infantilismo politico".

La crisi di governo viene ridimensionata ad un problema di tempismo: "In politica va valutato il momento in cui si assume una determinate scelta, e questo per Turi è un momento topico per vari motivi: ci sono molte opere pubbliche in cantiere e molti bandi, che saranno pubblicati a partire dal prossimo maggio, che potrebbero permettere di intercettare ulteriori finanziamenti per il nostro Comune".

Dunque nessun accenno di autocritica, nessuna ammissione di responsabilità, parola tra l'altro più che abusata in queste ultime settimane. Schiacciato su una dimensione di assoluto presente, Coppi dimentica le ragioni che hanno portato quattro consiglieri a non trovare alcuna alternativa se non quella di allontanarsi da una squadra di governo, dove i personalismi avevano la meglio sugli obiettivi comuni. Dimentica di citare, anche solo di passaggio, un rimpasto di giunta in cui la lealtà e la dignità politica di qualcuno è stata definitivamente sacrificata. Unico errore? Non aver saputo comunicare le "magnifiche progressive sorti" che Menino stava costruendo per il Comune di Turi.

Quasi azzerando quattro anni di storia amministrativa, il sindaco preferisce adagiarsi su un copione stantio, già recitato in occasione della conferenza stampa di presentazione delle proprie dimissioni. Un canovaccio cucito con gli scampoli di opere pubbliche che "stanno per partire" ma non partono ancora, di finanziamenti intercettati ma non ancora concretizzatisi, di idee innovative e buone intenzioni per un futuro che non ci sarà mai. Nel frattempo l'ordinaria amministrazione langue ed il "giardino della Città Metropolitana" si riempie di gramigna.

Rivendica di aver lavorato bene, facendo di trasparenza, onestà e correttezza i tratti distintivi del proprio governo; annuncia che entro venerdì la Giunta approverà lo schema di bilancio, che sarà poi adottato dal Commissario, e chiude ringraziando l'opposizione per il comportamento costruttivo mantenuto durante tutta la consiliatura.

Unico passaggio meritevole, all'interno dell'ulteriore occasione persa per fare chiarezza, è il tributo, condiviso dall'intera assise, al Segretario generale Francesco Mancini: grazie al suo impegno e alla sua dedizione, è stato un prezioso punto di fermo a presidio della legalità degli atti comunali.

FD

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