Domenica 17 Novembre 2019
   
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Padiglione D: il bando e l'intoppo

Giusi caldararo

Aria di cambiamenti sul versante scuola: è determinata Giusi Caldararo, insegnante e assessore alla pubblica istruzione, proprio come lo era stata in campagna elettorale. Rifiutando qualsiasi tipo di compromesso quando si tratta dei nostri bambini e del loro diritto allo studio, l'assessore si dice impegnata su più fronti, respingendo le critiche che vedono la nuova Amministrazione un po' immobile”. Da donna pragmatica quale è, indirizza subito la conversazione su altre strade, ben più rilevanti ai fini pratici.

Il Padiglione D della scuola elementare. Il bando e l'intoppo. Il Comune ad agosto 2013 approva un progetto di adeguamento del padiglione D per cui si stima una somma di 320 mila euro. Questi soldi vengono stanziati, ma nel frattempo si scopre l'esistenza di un bando per cui, cofinanziando il progetto, si può accedere a delle risorse, alleggerendo in tal modo la spesa del Comune. Viene bloccata la delibera e si tenta di accedere a questi fondi regionali, dato che il progetto è pronto e cantierabile. Purtroppo la richiesta non viene accettata, in quanto il finanziamento si blocca a livello ministeriale. È il Ministero stesso, infatti, a darne comunicazione in Comune, dove si decide di tornare a deliberare per dare risposta all'urgenza della scuola e per dare entro il 2014 l'edificio all'utenza. Il 4 luglio di quest'anno, Renzi ufficializza che si sono sbloccati i finanziamenti.

Uno dei vincoli previsti dal bando è che i Comuni e le Provincie, per acquisire i relativi finanziamenti, debbano fare la gara di appalto dopo aver ricevuto i soldi e aggiudicare gli stessi appalti entro il 30 ottobre 2014. “Se il progetto noi l'abbiamo già cantierato, perché c'era l'urgenza, a questi 256 mila euro noi  abbiamo ancora diritto? E in che termini? – si chiede la Caldararo -–. Tra l'altro, noi rientriamo nella tipologia “scuole sicure” che prevede anche la rimozione dell'amianto e l'eliminazione delle barriere architettoniche. Se avessimo fatto un progetto per tutto l'edificio, avremmo potuto rimuovere l'amianto anche in altri punti dell'immobile, tipo la pensilina e le canne fumarie della casa del custode. Purtroppo il progetto è vincolato solo al padiglione D e lì l'amianto non c'è. Ovviamente gli sforzi per non perdere i soldi ci saranno tutti. Sto già sentendo chi di dovere per farmi dare tutte le spiegazioni del caso”.

L'impasse dell'asilo nido. “Anche in questo caso ci sarebbero dei finanziamenti europei – ci conferma la Caldararo – che dovevano arrivare per l'avvio al servizio e per comprare gli arredi interni. Questi soldi non sono arrivati, e nella risposta giunta agli uffici comunali sembra che ci sia scritto che la richiesta del finanziamento fatta dal Comune non corrisponda alla voce giusta”. Pare, infatti, che si sia riscontrata una piccola “forzatura”, poiché alla domanda ufficiale è stata aggiunta anche la richiesta di un quantitativo di fondi, intorno ai 30 mila euro, per fare una contro-soffittatura all'asilo, che andasse a coprire le travi di congiunzione del tetto. A questo punto, chi ha letto la richiesta, ha mosso qualche obiezione: l'asilo nido è stato costruito da un POR FESR e dunque doveva essere completato con questi soldi.  Inoltre questa seconda richiesta non è stata ritenuta conforme a quanto scritto nel bando, quindi il finanziamento si è bloccata. “Abbiamo rimandato la richiesta, dicendo che, in realtà, stiamo cercando di fare una sorta di adeguamento. Stiamo aspettando la risposta. Se questa dovesse essere negativa, la mia ultima chance sarà quella di chiedere nuovamente almeno i soldi che servono al servizio e a comprare i mobili, escludendo quelli destinati al contro-soffitto. A settembre non si apre, ma forse riusciamo a dare il via ai centri diurni sotto la scuola media, i centri per i disabili e per i minori, dato che è tutto pronto, manca solo la documentazione tecnica”.

Il regolamento mensa e i libri di testo in “comodato d'uso”. Sul fronte scuola, escludendo la questione edilizia, di problemi non ce ne sono; si parla invece di difficoltà da superare. “Io ho già avviato il lavoro riferito alla mensa scolastica e al relativo regolamento, che la Scuola per tanti anni ha chiesto, ma che non ha mai avuto. Abbiamo già fatto un primo incontro interistituzionale a giugno ed abbiamo reso ufficiale la creazione di una Commissione Mensa. In questa occasione,  abbiamo dato una lettura alla bozza del regolamento, che sarà definito e dato in approvazione a settembre. Un'altra idea che ho e che farò sicuramente, sempre a partire a settembre, è quella di dare una svolta diversa ai fondi regionali che arrivano per il diritto allo studio. Dalla Regione ogni anno arrivano al Comune somme destinate alla voce Diritto allo studio. In base al numero della popolazione scolastica, questi soldi vengono poi divisi alle scuole del territorio e quindi i capi di istituto se li distribuiscono in base alle esigenze. Io ritengo invece che a questo punto le esigenze le dobbiamo dettare noi, perché essendo anche assegnata ai sevizi sociali, mi sto rendendo conto di quante persone abbiano realmente bisogno. Un esempio sono i libri di testo. Pur non condividendo questa prassi, quest'anno ho dovuto firmare l'adozione dei libri di testo con il modello ISEE, perché non c'era tempo e perché comunque i fondi del diritto allo studio erano già stati dati ad aprile ai presidi, che li hanno già assegnati. Io, invece, questi soldi voglio destinarli all'utilizzo del “comodato d'uso dei libri”, ovvero istituire una specie di regolamento che sia venuto fuori da un accordo tra Ente e Scuola, per far sì che non solo le famiglie con reddito basso, ma anche le tante altre in cui ci sono tre o quattro figli a scuola o all'università e non ce la fanno a sostenerne le spese, possano accedere a questi servizi. Il diritto a leggere e a studiare lo devono avere tutti. Istruzione e servizi sociali devono camminare insieme. Il cambiamento naturalmente deve essere realizzato nell'accordo di tutte le parti”.

L'accatastamento di tutte le scuole. “Punterò i piedi affinché, almeno per una scuola all'anno, vengano messi a bilancio soldi per poterla accatastare, perché la gente di Turi deve sapere che le scuole non sono accatastate. È stato fatto solo l'accatastamento all'asilo di via Mola perché nuovo.  Va fatto”. Il perché di tanta determinazione e tanta tenacia nel voler risolvere la questione ce lo spiega subito dopo: “Se non esiste l'accatastamento, non esiste l'agibilità, quindi non c'è la sicurezza. Ci vogliono soldi per poterlo fare. Allora, piuttosto che andare a fare le grandi cose, rendiamo sicure le nostre scuole. Non servono le grandi rivoluzioni, i piccoli passi costruiscono il cambiamento. In passato si è dato precedenza ad altro, ora è arrivato il momento che l'altro sia momentaneamente messo da parte e si dia valore a questa cosa. Ci vorrà tempo, fatica, tatto, diplomazia, però va fatto”.

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