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VITO NICOLA DE GRISANTIS, dottore commercialista e revisore contabile, ha parlato del BILANCIO COMUNALE e più nel particolare, ha esaminato le ENTRATE che un comune deve innanzitutto prevedere, prima ancora di riscuoterle.
Con la sua proverbiale dialettica, sempre molto semplice e comune, è riuscito dal primo minuto ad attirare l’attenzione dei tanti presenti. Complice anche l’argomento, molto attuale e soprattutto vicino a tutti i cittadini, durante le due ore il dot. DE GRISANTIS ha presentato tutti i passaggi necessari che la finanza pubblica deve attraversare fino al momento in cui, al termine dell’esercizio, si procede alla conta dei movimenti finanziari avvenuti.
Anche un ente pubblico, così come un’azienda privata, redige un bilancio di previsione delle entrate ed uscite e, al termine del periodo preso in considerazione, per il tramite del rendiconto, si conosce il volume d’affari dell’attività.
Ciò per cui un ente statale differisce dall’azienda privata è che, mentre quest’ultima ha come obiettivo principale il conseguimento di un utile, l’ente, trattando di servizi da fruire ai cittadini, deve essere quanto più “spendacciona” possibile. Un indicatore dell’avanzo prossimo allo zero, è sinonimo, molto spesso, di un’attività pubblica efficiente.
È stata fatta una panoramica di tutte le fonti dal quale si può attingere e i grandi cambiamenti che questi hanno subito nel corso degli anni, pur conservando la storica differenza tra entrate interne ed esterne. Con le varie riforme infatti, l’intervento dello stato centrale è andato via via sempre più diminuendo, fino ad arrivare ai giorni d’oggi dove le partecipazioni statali sono ridotte ai minimi storici. Nel contempo i comuni sono stati dotati di ampia autonomia fiscale (entrate interne) in modo da poter sopperire a questi tagli ed offrire servizi di pubblica assistenza, come gli impianti sportivi, le lampade votive, il trasporto scolastico. Inoltre come fonte di finanziamento bisogna aggiungere anche fondi che derivano da altri enti (entrate esterne) come i fondi europei, i fondi da parte delle regioni o da altri entri dal quale poter accedere a prestiti come ad esempio la cassa dei depositi e presti.
Dei grafici e schemi hanno meglio rappresentato le percentuali di finanziamento di tutte le voci che rappresentano le Entrate finanziarie.
Agli occhi è ribalzato subito un dato quanto mai poco confortante, cioè che la maggior parte dei servizi offerti, sono stati finanziati da entrate tributari, ovvero le tasse che il comune ha imposto ai propri cittadini.
Nel bilancio 2012, approvato lo scorso luglio ad esempio, l’I.M.U. rappresenta infatti l’imposta che permette la fonte più grande di entrata del comune.
Infine ci sono state delle comparazione della gestione della finanza turese durante gli anni scorsi con in aggiunta le stime fatte per il 2012. È risultato importante come i dati sono cambiati col passar degli. Anche i tributi che in passato hanno rappresentato una enorme fonte di finanziamento, sono in forte cambiamento. Questo significa che ancora una volta sarà il cittadino che continuerà a dover sopportare il grande peso di questi stravolgimenti.
Una piccola nota sottolineata è stato il delicato momento che caratterizza la stesura del bilancio comunale. Tra le voci delle entrate inserite in bilancio infatti, ci sono tributi, come il riaccertamento I.C.I. o gli oneri di urbanizzazione, che non pussono rappresentare un dato certo sul quale poter fare affidamento. Sbagliare tale documento infatti, implicherebbe gravi problemi in fase di copertura delle uscite. È sempre meglio fondare la maggior parte delle spese su coperture certe.
Gli interventi da parte del pubblico presente hanno arricchito la serata e permesso a tutti, anche chi non era un tecnico commercialista o ragionere, di comprendere meglio l’argomento.