Processo Banca Popolare Di Bari: alla ricerca della "terra promessa"

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A distanza di dieci mesi dalla citazione a giudizio degli imputati, il processo non riesce nemmeno a partire per mancanza di spazi adeguati. Si teme la prescrizione Se qualcuno dei nostri lettori dovesse avere a propria disposizione un ambiente adeguato alla celebrazione di un processo al quale sono interessate, come parte civile, oltre 2500 persone, riuscirebbe a porre fine ad una vera e propria farsa che si consuma da qualche mese.

Una commedia, questa, che si pone all’intervallo del secondo atto di quella che invece è una vera e propria tragedia, ovvero il crac della Banca Popolare di Bari. Agli oltre 2500 soci dell’istituto di credito dovranno rispondere Marco e Gianluca Jacobini. I due imputati, padre e figlio, rispettivamente ex presidente ed ex condirettore generale della BPB, sono stati nello specifico accusati di aver falsificato per anni i bilanci, i prospetti e di aver ostacolato l'attività di vigilanza di Bankitalia e Consob. Gianluca Jacobini, inoltre, con Giuseppe Marella e Nicola Loperfido, rispettivamente ex responsabili dell’Internal Audit e della Direzione Business della banca, è coinvolto in un alto importante procedimento, quello sulle cosiddette “operazioni baciate”. Riguardo questo secondo filone processuale, il Codacons ha chiesto per la parte civile “il risarcimento del danno subito a causa della perdita di valore delle proprie azioni, oltre al danno morale”, quantificato in “10 mila euro ciascuno”. La Regione, in particolare, lamenta “l’apprensione provocata nell’opinione pubblica” dal crac del più grande istituto di credito del Mezzogiorno e “il vulnus rispetto alle attrattive imprenditoriali del territorio”. Tuttavia, affinché possa essere emessa una sentenza, il processo deve essere effettivamente celebrato; ed è qui che ha inizio la commedia.

L’inizio del “pellegrinaggio”

La prima udienza si è tenuta il 16 luglio nel Palagiustizia di Poggiofranco, davanti al collegio presieduto da Marco Guida, ma sono emerse subito le difficoltà legate agli spazi angusti. La costituzione delle parti è dunque avvenuta nell’aula bunker di Bitonto dal 24 al 26 settembre, per poi ripetersi nell’udienza del 19 novembre, sempre presso l’aula bunker di Bitonto. Come già anticipato, l'elevato numero di parti – circa 3000 – con i 260 avvocati al seguito ha costretto gli uffici giudiziari a cercare una sede alternativa che potesse contenerli tutti nel rispetto delle norme anti-Covid. A novembre pareva che si fosse giunti alla Terra Promessa: impiegare il padiglione 7 della Fiera del Levante come aula giudiziaria. Tuttavia ai vertici degli uffici giudiziari baresi è stata avanzata una richiesta di 14mila euro al mese di affitto, ai quali dovevano aggiungersi i lavori di sistemazione da 15mila euro e, per concludere, 1.500 euro per ogni giornata di fitto dell’impianto di filodiffusione. Insomma, mica bruscolini.

Fiera troppo onerosa: si va allo Showville

La scelta è così ripiegata sul cinema Showville, in via M. Giannini a Bari: 330 posti (269 in meno della Fiera, che ne avrebbe ospitati 599) con il distanziamento imposto dalle norme anti-Covid ma un affitto mensile molto più basso e la sicurezza di poterci entrare immediatamente, senza dover effettuare alcun tipo di lavoro di sistemazione. L’ok definitivo, però, spettava al Ministero della Giustizia: “Auspichiamo quanto prima dal Ministero una decisione sulla scelta della sede migliore. Il processo sulla Banca popolare di Bari deve andare avanti speditamente” – dichiarava a fine novembre il presidente dell’Ordine degli avvocati, Giovanni Stefanì.

Sfuma anche lo Showville: ennesimo rinvio

Arriviamo dunque al mese scorso, alla disposizione di un ulteriore rinvio per il processo avviato a Bitonto: “L'ulteriore rinvio di un mese disposto oggi, sempre a Bitonto – scriveva “La Repubblica” – servirà a concludere l'iter per l'individuazione del luogo dove celebrare il processo, dopo l'ok arrivato nei giorni scorsi dal Ministero per il multisala Showville, per il quale però mancano ancora alcuni passaggi burocratici”.

I passaggi burocratici, che apparentemente dovevano risolversi come una pura formalità, sono stati tuttavia, ancora una volta, impedienti. L’udienza, fissata dapprima a metà gennaio, poi al 15 febbraio, è stata nuovamente rinviata al 2 marzo. A cornice dell’ennesima falsa partenza, nella stessa giornata del 15 febbraio l’Unione nazionale consumatori ha comunicato che: “Gli avvocati salvano il processo comunicando al presidente Guida la propria disponibilità a farsi sostituire in udienza delegando pochi colleghi a presenziare in aula”. “Dopo 4 udienze, quella di oggi sarà l'ultima falsa partenza del processo” – ha aggiunto l'avvocato Antonio Calvani dell'Unione Nazionale Consumatori che, con gli avvocati Corrado Canafoglia, Valentina Greco e Ennio Cerio, rappresenta il collegio di difesa di 230 azionisti azzerati.

Il rischio della prescrizione

E ancora Calvani: “La maggior parte degli avvocati, infatti, ha aderito alla nostra idea di delegare pochi colleghi a partecipare alle udienze fino a che si affronteranno questioni preliminari e non di merito. Così facendo, invece di avere 252 avvocati presenti se ne avranno solo 32 e l'aula, che ha una capienza di soli 45 posti, potrà finalmente bastare. La prossima udienza fissata per il 2 marzo si potrà finalmente celebrare, e questo non già grazie al Ministero della Giustizia, incapace di trovare una sede idonea al processo, bensì alla volontà e al senso di responsabilità degli avvocati che hanno risolto una situazione di stallo imbarazzante considerato che a distanza di dieci mesi dalla citazione a giudizio degli imputati il processo non è nemmeno partito, negando giustizia a migliaia di risparmiatori traditi, facendo avvicinare lo spettro della prescrizione”. “Vogliamo sperare – chiosa Calvani - che per il processo relativo al secondo filone giudiziario che partirà il 30 marzo, per il quale i risparmiatori hanno ancora tempo per costituirsi fino al 26 marzo, non ci si ritrovi nella stessa identica situazione”.

Celebrare il processo nell'Auditorium GdF al San Paolo

Un appello alla risoluzione dei problemi arriva anche dal direttivo AssoAzionistiBpBari: “Da quasi un anno il processo penale, al quale si aggrappano disperatamente i soci nella speranza di avere giustizia, non parte con gravi rischi anche di prescrizione. Ecco perché abbiamo deciso di scrivere al Prefetto di Bari (è il Governo che deve assicurare l'edilizia giudiziaria) per manifestare la gravità della situazione e proporre delle soluzioni. Abbiamo infatti suggerito di celebrare tutti i processi relativi alla Banca Popolare di Bari che sono già incardinati e che si incardineranno, nell'Auditorium della Guardia di Finanza in zona San Paolo. Un luogo sicuro, adeguato, funzionale, ampio e soprattutto di proprietà dello Stato che non ha bisogno di autorizzazioni e costi. Auspichiamo che il Prefetto voglia raccogliere la nostra sollecitazione e che, con determinazione, voglia verificare la praticabilità della soluzione suggerita. Noi soci della BPB non possiamo permettere che oltre il danno, lo Stato ci riservi anche la beffa”.

LEONARDO FLORIO