Il “Comitato Centro Storico” si detta gli obiettivi

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Affrontare l’abbandono e trasformare il borgo antico in una “leva” per lo sviluppo culturale e turistico del paese

Lunedì 31 agosto, nella cornice di piazza San Nicola, si è svolta la prima riunione del nascente “Comitato Centro Storico”. Circa una cinquantina di partecipanti, tra residenti e cittadini che hanno a cuore il futuro del borgo antico, su sollecitazione di Pasquale Florio si sono dati appuntamento in uno dei luoghi che riassume lo scempio artistico e storico compiuto a danno della città vecchia, con l’abbattimento di una casa all’interno della quale era custodita una cappella dedicata a San Nicola.

RIMEDIARE AL DEGRADO

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La prima parte della discussione, in cui sono intervenuti tra gli altri Domenico Giannini, Michele Marzella, Enza Dibari e lo stesso Pasquale Florio, si è soffermata sulla necessità di «rimediare allo stato di degrado in cui è caduto il centro storico, dandosi una struttura e collaborando con l’Amministrazione». Molteplici le questioni irrisolte che richiedono interventi urgenti al fine di “rendere più vivibile” il borgo antico: una migliore pulizia delle strade e un più deciso contrasto all’abbandono dei rifiuti, un efficace controllo delle case abbandonate o di quelle su cui ci sono dubbi in merito alla regolarità dei contratti di locazione, una maggiore omogeneità negli interventi di ristrutturazione affinché, esemplificando, non sussistano a pochi metri di distanza una porta in legno e una in anticorodal.

IL RUOLO DELLA POLITICA

Il secondo aspetto toccato dall’assemblea ha voluto chiarire il ruolo della politica all’interno del nascendo Comitato. Il tema era stato già affrontato sul gruppo Facebook, precisando che non dovevano esserci commistioni improprie con la politica, finora assente.

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Antonio Tateo al riguardo è netto: «Dire che la politica deve rimanere fuori è una sciocchezza. La politica è in ogni azione quotidiana e ce n’è bisogno a tutti i livelli, anche per tutelare il centro storico». Casomai è più corretto, «nel momento in cui si definirà lo scopo del Comitato e ci si darà delle regole, stabilire che non potrà far parte del direttivo chi riveste (o ha rivestito) incarichi politici o amministrativi».

«La politica non può “stare fuori” perché è proprio la politica in quanto servizio al cittadino che si deve occupare di queste cose» – afferma il consigliere Lilli Susca, proponendo, prima dell’elezione del direttivo, di creare un gruppo di lavoro per la stesura dello statuto. Un direttivo in cui – dirà verso la conclusione dell’incontro – devono convergere sia i tecnici sia quanti hanno la creatività e l’entusiasmo per guardare oltre la breve prospettiva.

Marzella, che si ritroverà spesso a ricoprire il compito di tirare le somme dei vari interventi, archivia l’argomento spiegando che a nessuno, politici inclusi, è preclusa la partecipazione; quello che non sarà ammesso è di politicizzare le battaglie del Comitato. In altre parole, tutti sono i benvenuti ma l’operato del nuovo contenitore civico non potrà diventare una “passerella elettorale” o un “serbatoio di voti”.

FAR RIVIVERE IL CENTRO STORICO

Una svolta nel confronto arriva con gli interventi di Aldo Bonaccino e Paolo Danza.

Il prof. Bonaccino, dopo aver espresso la propria soddisfazione per i mille iscritti al gruppo Facebook, rimarca che “chiunque visita il centro storico di Turi lo definisce bellissimo. Serve valorizzarlo”. Tuttavia, non c’è da aspettarsi un cambiamento repentino o imposto dall’alto: «Sono per la politica dei piccoli passi – spiega – poco per volta possiamo rimettere in sesto il centro storico dopo decenni di abbandono». Un percorso graduale che deve tenere in considerazione anche gli aspetti più pragmatici, in primis la possibilità che il privato cittadino non abbia le risorse economiche per adeguare la propria abitazione agli standard estetici indicati dal Regolamento preesistente.

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Paolo Danza, che nel centro storico ha realizzato due strutture extralberghiere, individua un doppio livello di azione. Il primo è quello dei problemi ordinari che, «una volta costituito il Comitato e richiesta un’audizione in Comune, si risolvono, o quantomeno in pochi mesi si ottiene una maggiore attenzione». Il secondo livello, che ha bisogno di molto più tempo, guarda allo sviluppo della città vecchia: «Se non ci sono contenuti, il centro storico piano piano muore». «Abbiamo molte risorse che potrebbero diventare la leva culturale per risollevare il centro storico: “Casa delle Idee” è piena di associazioni molto vivaci, vantiamo tante associazioni musicali e altrettanti qualificati storici locali. Dobbiamo immaginarci un piano di sviluppo che sia etico ed ecologico, capace di innescare un circolo virtuoso».

«I due livelli – annota Bonaccino – vanno di pari passo: il rilancio e la vivibilità del centro storico passano dall'ordine e dal decoro».

Il consigliere Giannalisa Zaccheo, sulla scorta delle riflessioni ascoltate, ritorna sulla “questione del metodo”, suggerendo di «raccogliere le istanze di chi vive nel centro storico, stilare un elenco dei problemi e insieme studiare le soluzioni che diventeranno le proposte di cui il Comitato si farà portavoce presso l’Amministrazione». Ma non basta, «bisogna anche capire cosa si vuole fare: se limitarsi a riordinare il centro storico per renderlo più vivibile o trasformarlo nella risorsa culturale e turistica di Turi, cui non mancano di certo le potenzialità». In questa seconda ottica, all’interno del Comitato, «che nasce spontaneamente sulla base delle esigenze dei cittadini», andranno inserite figure eterogenee: «alle competenze tecniche devono affiancarsi quelle culturali, che possano raccontare la storia del nostro centro storico».

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«Nel direttivo – interviene un cittadino – deve esserci la maggiore rappresentatività: oltre a figure tecniche e operatori culturali, è importante che siano ben rappresentati i proprietari, chi è in fitto, chi ha un’attività commerciale e chi ha intenzione in futuro di investire nel centro storico. Le Amministrazioni passano, questo Comitato, se lo costruiamo bene, lo lasceremo ai nostri figli».

Prende la parola il consigliere Angelo Palmisano, confermando l’apprezzamento dei turisti verso il borgo antico e, al tempo stesso, palesando il rischio di avere «un contenitore bello ma vuoto». Occorre, dunque, creare «un sistema di incentivi che spinga a riqualificare quello che già c’è, in questo modo si raggiungerebbero due obiettivi: rivalutare il patrimonio immobiliare e invogliare a investire nel centro storico di Turi, aprendo negozi di souvenir, ristorantini tipici e botteghe di prodotti artigianali. Per far questo, però, serve uno snellimento della burocrazia».

Un invito allo sguardo di prospettiva arriva anche dall’architetto Domenica Laruccia: «Per deformazione professionale, parto sempre dallo scopo finale. L’approccio per il centro storico, che è un po’ come casa nostra, deve essere quello di aver chiari quali sono gli obiettivi e come arrivarci. L'obiettivo, da qui a cinque anni, è sperare che il centro storico ritorni ad essere vivo, con la nascita di varie attività. Perché il degrado si evita se il centro storico è meta attrattiva per gli stessi turesi e per i turisti». «Vanno bene le piccole cose che aiutano a vivere nella quotidianità ma dobbiamo guardare in prospettiva».

Ci si avvicina alla conclusione con l’intervento di Antonio Tateo che, a nostro parere, tocca un aspetto decisivo per un dialogo realmente inclusivo: «Se uno viene ad abitare a Turi ed ha la residenza, diventa un turese alla pari di chi qui ci è nato, e non possiamo essere “razzisti” tra di noi». «I risultati – insiste – si ottengono se si ha la consapevolezza di quello che si vuole fare. È stato detto più volte che dobbiamo essere certi da dove si vuole partire; ebbene, un punto di partenza è il regolamento del centro storico che già esiste e che va applicato, ad iniziare dall'Amministrazione».

Prima di sciogliere l’assemblea, vengono raccolte le adesioni dei cittadini presenti e si fissa il secondo appuntamento: domenica 13 settembre, alle ore 18.30. All’ordine del giorno ci sarà la costituzione del gruppo di lavoro che avrà il compito di far sintesi di tutte le posizioni emerse in questo primo confronto e tracciare una rotta per “riordinare e rilanciare” il centro storico.

FD