5G: Tina Resta vuole certezze

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Il Sindaco ferma la sperimentazione del 5G a Turi, in attesa di conferme dal Ministero della Salute

Ad ottobre del 2012 la Corte di Cassazione ha riconosciuto una pensione di invalidità al manager Innocente Marcolini. Secondo la sentenza, il tumore benigno al nervo trigemino di cui soffriva il manager era attribuibile a un uso eccessivo del cellulare (5-6 ore al giorno per oltre 10 anni): è stata questa la prima sentenza in Italia ad indicare un nesso di causalità tra un uso intensivo del cellulare e un tumore. Come, tuttavia, si evince dal sito dell’AIRC – Fondazione per la Ricerca sul Cancro, “una sentenza non costituisce una prova scientifica. Molti esperti hanno infatti ribadito che tale sentenza non trova solida giustificazione nella scienza poiché non esistono sufficienti prove scientifiche di un nesso di causa ed effetto tra l'uso dei cellulari e i tumori del collo e della testa, tra cui quello al nervo trigemino. Inoltre, la IARC considera limitato il grado di correlazione tra l'utilizzo intensivo di telefoni cellulari e lo sviluppo di tumori cerebrali come gliomi o neurinomi acustici”.

Al tramonto del 2019, invece, viene pubblicato il famoso studio dell’Istituto Ramazzini di Bologna, fondato in ricordo di Bernardino Ramazzini, autore del “De morbis artificum diatriba” (1700), inventore del noto aforisma “Meglio prevenire che curare”. Da quest’analisi tutta italiana, similmente a quanto riscontrato negli sviluppi dello studio americano “National toxicology program” (Ntp), è emerso che l’esposizione ad un’antenna (campo lontano) o ad un telefono cellulare (campo vicino) determina un rischio relativo dello sviluppo di gliomi nel cervello e di schwannomi maligni, ovvero tumori delle cellule nervose del cuore, dette di Schwann. Insomma, per adesso, le conclusioni viaggiano su un grado di certezza ancora non ben definito: l’allarme esiste, pur non essendo ad oggi del tutto compresa la reale consistenza del pericolo.

IN ATTESA DI CONFERME

È questa sostanzialmente la posizione assunta dall’Amministrazione Resta nell’ordinanza emessa lo scorso 22 aprile, con cui “è vietato a chiunque porre in essere la sperimentazione e/o l’installazione mediante sistemi di comunicazioni elettroniche di quinta generazione (5G) sul territorio del Comune di Turi”. E se dovesse pervenire un’istanza, gli uffici prima di iniziare l’istruttoria dovranno avvisare la Conferenza dei Capigruppo, in modo da coinvolgere anche il Consiglio comunale nelle valutazioni di merito.

La chiusura, come vedremo, non è tuttavia totale ed eterna; uno spiraglio è lasciato aperto, poiché, sempre nella suddetta ordinanza, si “ravvisa la necessità di attendere gli esiti delle valutazioni epidemiologiche e di salute pubblica”, ovvero “di disporre di linee guida scientificamente rigorose ed aggiornate in merito alla rilevanza di salute pubblica delle radiofrequenze 5G”. Turi, dunque, va ad unirsi al gruppo dei Comuni che hanno preferito adottare un principio precauzionale, sancito dal diritto comunitario e dall’art. 3-ter del D.L.vo no. 152/2006. Sta adesso al Ministero della Salute e alla comunità scientifica in generale riuscire a diradare le ombre sui potenziali rischi per la salute pubblica.

L’ELETTROSENSIBILITÀ E IL 5G

Un’altra questione medica legata al 5G è l’elettrosensibilità, una patologia il cui quadro diagnostico comprende sintomi fisici e psicologici correlati ad un’esposizione a campi magnetici, elettrici ed elettromagnetici che le persone non affette normalmente tollerano. L’ipotesi che possa essere un disturbo psicosomatico di natura endogena, e cioè non indotto da cause fisiche esterne, persiste tutt’oggi; anzi, secondo l’OMS – Organizzazione Mondiale della Sanità e la comunità scientifica internazionale, non sono state rilevate fino ad ora evidenze scientifiche a sostegno di una correlazione tra la patologia e l’esposizione a campi magnetici, elettrici ed elettromagnetici.

NON È UN DIETROFRONT

Sul 5G, dunque, si è detto e si dirà moltissimo, talvolta scivolando nella “fantamedicina”, fino a ricollegare lo stesso 5G al COVID-19. Ebbene, certi della falsità di quest’ultima affermazione, come anche del fatto che il Sindaco non abbia avuto tra le sue intenzioni quella di fermare il progresso della collettività, restiamo anche noi in attesa di ulteriori aggiornamenti; uno spiraglio ci sarebbe e quest’Amministrazione ha voluto concederlo, ma tutto dipende dalla comunità scientifica.

LEONARDO FLORIO