GLI SPETTRI DI BIAGIO ELEFANTE

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Ebbene si, cari lettori. Dobbiamo confessarlo.

Uno spettro si aggira per la redazione di Turiweb!

 

Amici lettori di Turiweb, alcune settimane fa il nostro caro amico lettore-scrittore Biagio Elefante ha affisso sul suo celeberrimo e orami consunto portone di casa uno dei suoi tanti “manifesti” avente per oggetto il nostro sito Turiweb sul quale vorremmo svolgere alcune osservazioni.

Il titolo del manifesto, alquanto colorito, così recita: SMASHERATO IL SITO ASSERVITO TURIWEB. PD E PDL SI DANNO MAN FORTE ANCHE A TURI. Sempre nel suddetto manifesto riporta copia di un suo commento (pubblicato su facebook) dal titolo Smascherati i servi politici di Turiweb nel quale il nostro Biagio Elefante (d’ora in poi B. E.) riporta una serie di accuse senza lesinare aggettivi alquanto forti e coloriti che evidentemente fanno parte del suo folklore linguistico.

Innanzitutto prende di mira la recente adozione del regolamento commenti (che giudica ridicolo, contraddittorio, illecito, arbitrario, a delinquere, a deficere ) e che a suo dire sarebbe una pura elucubrazione a tavolino creata ad hoc per bloccare i suoi scomodi commenti, pardon i suoi manifesti on line.

Una manovra orchestra dal nostro amministratore Fabrizio (che appella verme, bandito, idiota, pagliaccio, asservito, marionetta, saputello) al fine ultimo di  “riverire i potenti di casta”, ovvero PDL e PD insieme (cioè non l’uno o l’altro, ma entrambi), così da “coprire i loro misfatti” che il nostro cacciatore di fantasmi B. E. prontamente stanava coi i suoi commenti, prima della sua espulsione dal sito.

Quindi accusa Turiweb di essere un luogo fantasmatico, popolato cioè da fantasmi e spettri “opportunisti e vigliacchi, capaci solo di campare e arricchirsi con l’abuso e il dispregio dei diritti degli altri”. Conclude annunciando che la sua attività di scomodo commentatore online proseguirà altrove (ovvero su facebook) , anzi che si moltiplicherà (“di Biagio Elefante – scrive – fra non molto ne vedrete più d’uno”) quasi all’insegna dello slogan di sessantottina memoria “dieci, cento, mille” Biagio Elefante.

Insomma, per chi è avvezzo alle performance del caro B. E., nulla di nuovo sotto il sole, anzi sopra il portone. È sempre la solita solfa: fantasmi e spettri si aggirano per ogni luogo, reale o virtuale che sia, producendo – dietro le spalle e all’insaputa dei più –  invisibili corruttele di potere che lui,  da rinomato ghostbusters turese nonché ultimo presidio della giustizia locale, prontamente smaschera ed espone alla berlina dell’affissione al celeberrimo portone di casa.

A questo punto – cari lettori – assediati da B.E., ci siamo aperti alla scuola del sospetto e del fantasma e abbiamo cominciato a sospettare di noi stessi. E cioè se dietro ciò che ci appariva così esplicito ed evidente non si nascondesse alcunché di oscuro e fantasmatico.

Dopo un’attenta analisi e confronto in redazione, abbiamo raggiunto una certa consapevolezza che vogliamo rivelare e condividere con voi.

Ebbene si, cari lettori. Dobbiamo confessarlo. Uno spettro si aggira per la redazione di Turiweb e il signor B. E., maestro e teorico della spettralità, pare l’abbia stanato.

Qual è il volto e quali sono le sembianze – vi chiederete – di tale fantasma che dall’alto della sua spettralità agisce come perturbante sugli equilibri editoriali e ossessiona il cervello del ghostbuster B. E.?

E’ l’amministrazione Gigantelli? Niente affatto. Oppure è la segreteria del Partito Democratico di Turi? Men che meno. Sarà allora un’operazione “Giano bifronte” che vede alleate Pdl e del Pd, come vuole il nostro B.E.? Ebbene questo – amici lettori – non è fantasmatico, ma fantascientifico.

Dov’è il fantasma allora? Va bene che come spettro è invisibile e intangibile, ma dove cercarlo? Si è forse nascosto? Oppure è un fantasma immaginario o addirittura non c’è nessun fantasma?

Non abbiate timore, cari lettori. Il fantasma c’è! Anzi la sua figura è viva e visibile nella redazione di Turiweb e il suo nome è libertà di espressione.

Libertà che – sia lapalissiano – non significa libertà di offendere e diffamare alcunché con grave sprezzo di doveri e responsabilità, ma facoltà di espressione nei limiti del civile confronto: rispetto della verità, riconoscimento e dignità dell’alterità sono i suoi paletti invalicabili.

Cari lettori, questo principio è ciò che anima e orienta la nostra agorà elettronica o per usare il linguaggio di chi – alla maniera di B. E. – è affascinato dalla figura degli spettro, potremmo chiamare il fantasma di Turiweb.

Un fantasma che evidentemente è stato violato ed usurpato dal nostro amico B. E., avvezzo com’è allo scontro interpersonale che non di rado precipita in querelle dagli insani risvolti denigratori e giustizialisti e che, nostro malgrado, ha attirato su di sé l’intervento di espulsione dal sito.

I suoi interventi rappresentavano una pericolosa deriva anarchica e libertaria di espressione – in quanto affrancati da qualsivoglia limite di sorta rispetto all’impulso libertario del proprio sé – che rischiavano di degradare le discussioni e lo stesso spazio-commenti del sito ad una zona d’ombra gravata da un feroce neotribalismo verbale.

Questa osservazione apre una riflessione critica circa l’orizzonte etico e ideativo che ispira la condotta politica di B. E. sul quale vorremmo svolgere alcune considerazioni.

Ancora una volta vogliamo prendere in prestito il suo lessico e – augurandoci di esserne capaci – le sue competenze di fine ricercatore della spettralità e del fantasma che secondo il suo metodo interpretativo produrrebbe in maniera surrettizia assetti ed equilibri occulti di potere. E in questa prospettiva vogliamo chiederci se anche lui non possieda un fantasma o meglio qual è il fantasma che si agita alle sue spalle e ossessiona il suo cervello.

Il signor B. E. trova sempre e in ogni modo l’occasione giusta per lanciare i suoi strali contro chiunque ritiene sia meritevole. È sufficiente leggere qualcuno dei suoi “cartelloni” vergati febbrilmente con pennarelli colorati che abitualmente affigge sul portone di casa o semplicemente ascoltare qualche passaggio dei suoi monologhi oppure i commenti su Turiweb o ancora, da ultimo, i commenti su Facebook, per rendersi conto dell’etica del conflitto che ispira il suo modo di pensare e fare politica.

Quello che traspare dalla considerazione dei suoi interventi è una concezione del confronto politico improntato al conflitto, allo scontro permanente che assurge a valore in sé, sino al parossismo dell’attacco personale e alla stereotipizzazione dell’alterità politica come avversario e nemico da espungere.

La tesi che sorregge e anima la sua concezione della politica è quella dello scontro bellicoso delle forze, ovvero la politica come guerra non combattuta e continuata con altri mezzi: quelli del sospetto, dell’attacco, della lotta, dello smascheramento di interessi occulti e inespressi che B. E. – attraverso un itinerario ermeneutico del profondo – si propone di denunciare e contrastare, per poi contro-attaccare, contro-manifestare, contro-querelare innescando una spirale infinita di insano antagonismo e giustizionalismo.

Ne deriva un’etica del conflitto capace soltanto di “combattere” l’alterità politica e di condurre una critica serrata, con toni protervi e denigratori, su chiunque governi e amministri il potere, stigmatizzato come nemico da smascherare.

La sua genesi – ci riferiamo alla succitata concezione della politica e alla congiunta etica del conflitto– è forse rinvenibile nel pesante retaggio – o meglio nello spettro! – della sua appartenenza a quella cultura politica della sinistra antagonista extraparlamentare che sconvolse i nefasti anni settanta e di cui B.E. sembra incarnarne a modello il carattere aporetico e spettrale:  ovvero l’incapacità oltre che l’insufficienza di mantenersi all’altezza delle istanze del presente con ispirazioni ideali e culturali, intellettuali e morali coniugate su un livello di dialogo e di equilibrio, e la sua irreversibile regressione alla nefasta logica dell’odio e della lotta (continua, ostinata) contro l’avversario.

È questo – a nostro avviso – il fantasma che spiega la sua concezione spettrale della politica come scontro bellicoso delle forze e la connessa etica del conflitto. E’ questo lo spettro che giustifica il persistere della rappresentazione dogmatica di sé e della politica che inevitabilmente finisce per isolarlo in una titanica quanto solipsistica ed anacronistica lotta contro il potere qua talis.

È ancora questo lo spettro che gli fa misconoscere con disinvoltura come le designazioni di nemico, avversario, (fascista, giuda, padrone, che solitamente adopera) e i rapporti di “scontro”, di “lotta” sono metodologie ormai superate, come i contesti (Stato-nazione) e i soggetti (borghesia, proletariato) a cui si riferivano sono ormai definitivamente posti in crisi dalle dinamiche economiche, politiche e culturali della globalizzazione.

Dunque spettrali sono i fantasmi del suo passato che ossessionano la sua metodologia  del pensare e agire politico e in cui B. E. appare tragicamente intrappolato. Spettrali ci appaiono i suoi manifesti affissi al portone, ormai destituiti di ogni efficacia e “apprezzati” unicamente come folklore tra i passanti più attenti.

Queste considerazioni ci portano alla conclusione che con B. E il dialogo è impossibile perché seriamente compromesso dall’orizzonte etico e ideativo che ispira la sua condotta politica.

La sua concezione bellicosa del confronto politico e l’etica del conflitto che la pervade,  la sua psicologia linguistica dai coloriti forti, dalle accese esasperazioni e dalle reazioni virulente costituiscono, a nostro avviso, ostacoli difficilmente sormontabili perché sono di principio e di metodo. Ci sembra evidente che con una simile impostazione teorico-pratica è impossibile dialogare in modo costruttivo evitando di ricadere in sterili spirali di antagonismo e ferocia verbale che prontamente deragliano dai binari del civile confronto e sprofondano nella palude del cinismo.

Tuttavia non vogliamo chiudere le nostre considerazione ponendo una pietra tombale, ma al contrario con un invito e con una proposta. L’invito che rivolgiamo al signor B. E. è quello di fare autocritica. Di prendere se stesso e la dimensione spettrale del suo agire politico come oggetto di riflessione.

Nondimeno ci rendiamo conto che il soggetto è il peggior interprete di se stesso e per questo vogliamo offrirgli alcuni suggerimenti.

Smascheri il suo fantasma, quel “passato che non passa” e che lo tiene prigioniero di se stesso; rinnovi il suo lessico, l’orizzonte etico e ideativo che ispira la sua condotta politica. Superi l’etica del conflitto.

Si apra all’etica della relazione dialogica. Sostituisca l’esibizione folkloristica dei manifesti con l’apertura di spazi di confronto dialogico, gli aspri monologhi con dialoghi costruttivi. Apra, anzi, spalanchi quel portone e crei al suo interno uno spazio di dialogo civile e democratico.

Si apra all’etica del riconoscimento che valorizza la dialogicità con l’altro da sé come bene primario della persona ed al contempo della stessa società democratica. Solo a partire da relazioni interpersonali di reciproco riconoscimento e rispetto che si attuano nel libero confronto dialogico è possibile pensare ed attuare spazi autentici di democrazia partecipata attraverso cui rispondere alle sfide dalla contemporaneità.

Noi giovani sentiamo il bisogno di una nuova prodigalità ideativa  e progettuale capace di fecondare l’attuale visione della politica ormai ridotta a mera amministrazione del presente secondo logiche puramente efficientistiche.

Auspichiamo che il signor Biagio Elefante possa recepire lo scritto come un invito da accogliere, anziché, all’opposto, come un’estraneità da negare e contrattaccare o ancora peggio da smascherare.

Tuttavia, qualsiasi metodologia vorrà attuare per una eventuale risposta il sig. B.E. può inoltrarla all’indirizzo mail della redazione Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo.  e sarà così poi pubblicata qui a seguire.