Festival del Belcanto: un’edizione davvero speciale

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Per la prima volta a Turi, verrà allestita un’opera lirica “a regola d’arte”: un’occasione per rilanciare (e ripensare) la Cultura

Dopo un anno in cui l’attività culturale è stata messa a tacere dall’emergenza sanitaria, con gli eventi congelati nel giro di ventiquattr’ore fino a data da destinarsi, Turi ha l’opportunità di ripartire in grande spolvero con un progetto di altissimo profilo: il Festival del Belcanto. Creato da zero dal Maestro Ferdinando Redavid, presidente e direttore artistico dell’Accademia “Chi è di scena!?”, la kermesse si è affermata come l’unico contenitore pugliese che premia i migliori interpreti della musica lirica, omaggiandoli con un’opera d’arte di volta in volta pensata e realizzata dall’artista Fabio Basile.

Il Maestro Redavid

Dieci anni di riconoscimenti e applausi a scena aperta sono sembrati al Maestro un banco di prova sufficiente per alzare l’asticella, decidendo di rinnovare il gala lirico che ha portato a Turi i nomi e le voci più celebri del panorama artistico e lirico. Cambia profondamente la forma ma si resta fedeli all’obiettivo originario: recuperare e divulgare il linguaggio della drammaturgia lirica, offrendo un’occasione di crescita culturale per il paese.

Per avere un’anticipazione sulla nuova veste che indosserà il Festival del Belcanto, abbiamo posto qualche domanda al Maestro Redavid.

Cosa l’ha spinta a studiare un nuovo format?

«Da tempo avevo un sogno nel cassetto: allestire un’opera lirica a Turi. Dopo anni di impegno e sacrifici, la possibilità di realizzare questo sogno si è concretizzata: abbiamo vinto il bando regionale “Cultura e Spettacolo”, ottenendo il massimo del finanziamento, ovvero 15mila euro. Un risultato inatteso che ci ha riempito di gioia: abbiamo avuto la conferma della validità del nostro progetto e la dimostrazione che la professionalità e la dedizione alla fine vengono premiati».

Quali sorprese ci riserverà il Festival 2021?

«Il cuore del progetto, come anticipavo, è l’allestimento, mai avvenuto a Turi, di un’opera lirica “a regola d’arte”, proprio come avviene a teatro: dalla coreografia ai costumi, passando per l’immancabile orchestra, il coro e un cast di cantanti selezionati tra le eccellenze pugliesi e italiane. Inoltre, due attori del Teatro Kismet di Bari apriranno la messinscena con un prologo, dando vita ad una fusione tra la parola recitata e la drammaturgia musicale.

La regia sarà affidata a Luciano Cannito, regista e coreografo oggi considerato uno dei nomi più prestigiosi dello scenario italiano. Scorrendo la sua biografia, si apprende che ha diretto per 6 anni il Corpo di Ballo del Teatro San Carlo di Napoli e per 7 anni quello del Teatro Massimo di Palermo. I suoi lavori sono stati interpretati dalle più grandi star della danza internazionale e rappresentati in tutto il mondo all’interno dei più rinomati teatri e festival. Come regista, invece, ha diretto opere liriche, spettacoli di prosa, musicals, short films e il multipremiato film per il cinema “La Lettera”. Dal 2015, infine, ha iniziato un rapporto di collaborazione con la prestigiosa Accademia del Bolshoi di Mosca».

Avete già individuato uno spazio dove rappresentare l’opera?

«L’opera sarà allestita, verso la fine di luglio, in piazza Capitano Colapietro che, per la sua naturale conformazione, assicura un’ottima acustica e si presta a diventare un salotto musicale di tutto rispetto. Tuttavia, toccheremo diverse piazze del centro storico, proponendo una serie di “eventi collaterali” che mirano a valorizzare i monumenti e gli scorci più suggestivi della città vecchia».

Può anticiparci qualche dettaglio?

«Posso dire che sarà un programma vasto, articolato in più serate. Stiamo definendo un calendario di convegni, incontri letterari a tema, masterclass e momenti di formazione che si propone di “accorciare” la distanza tra il pubblico e la lirica, troppo spesso guardata con pregiudizio e disinteresse, come qualcosa di elitario e “fuori moda”. La nostra aspirazione è prendere per mano ciascun fruitore e accompagnarlo in un percorso che lo porti a lasciarsi sedurre dal fascino del Belcanto, ad assaporare quelle note che, pur affondando le radici nel passato, raccontano con inedita freschezza la contemporaneità. Al tempo stesso, ci piacerebbe che si comprendesse il vorticoso mondo che ruota attorno alla lirica e l’enorme meticoloso lavoro, curato da uno staff di professionisti, che impone. Insomma, abbiamo in mente un palinsesto ambizioso che ci auguriamo di portare avanti con la collaborazione delle associazioni del territorio che vorranno affiancarci. Al momento possiamo contare sulla consueta disponibilità della Pro Loco, che si occuperà della parte organizzativa».

A proposito di collaborazione, avete avuto un supporto dall’Amministrazione?

«L’Amministrazione ha mostrato subito interesse per il nostro progetto. Del resto, il Festival avrà sicuramente una ricaduta territoriale importante: ospiti di fama internazionale, critici musicali, scrittori, registi e attori diventeranno l’occasione perfetta per ripopolare le nostre piazze, riattivando il circuito del turismo culturale su cui si gioca una parte rilevante del futuro di Turi. Ad oggi, non c’è stato ancora modo di definire i dettagli con il sindaco, delegato alla Cultura, ma sono certo che, a breve, avremo modo di incontrarci e pianificare tutto con i giusti tempi, tenendo conto che per allestire un’opera lirica nulla può essere lasciato all’improvvisazione».

L’ultima risposta del Maestro Redavid suggerisce una riflessione che non può più essere rimandata. Occorre che l’Amministrazione Resta chiarisca quale ruolo voglia affidare alla Cultura e quale direzione intenda percorrere. La Festa Patronale e la Sagra della Ciliegia Ferrovia, anche grazie allo slancio degli organizzatori, sono diventati senza ombra di dubbio due tasselli essenziali e insostituibili dell’offerta culturale e turistica di Turi; tuttavia, rischiano di trasformarsi in eventi isolati, di diventare due brillanti stelle in una costellazione buia.

Il gelo del Covid ha dimostrato quanto sia indispensabile avere una strategia che superi la contingenza, investendo – competenze prima ancora che risorse – in progetti corali che diano una connotazione peculiare (o se si preferisce un “brand”). E la materia prima non manca: la lirica e Giovanni Maria Sabino; il patrimonio storico della triade Gramsci, Pertini, Moro; la valorizzazione dei giovani talenti locali; la riscoperta delle tradizioni della civiltà contadina e le nuove prospettive dell’agricoltura che ci dona le tanto apprezzate tipicità enogastronomiche. Questi sono solo alcuni dei filoni che potrebbero essere approfonditi per doppiare la frammentazione che troppo spesso caratterizza i nostri palinsesti, elevando Turi a un paese in cui la Cultura non si riduce ad un’ostentazione occasionale ma diviene uno strumento per far crescere il paese nella sua interezza.

Fabio D’Aprile

Foto Pagina Fb "Accademia Chi è di scena!?"