Una passeggiata nella storia

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Tre luoghi di interesse storico e archeologico che non sono visitabili, e spesso neanche conosciuti

Siamo ormai agli sgoccioli di maggio, le giornate si allungano e le temperature si alzano, ma non troppo; quale momento migliore delle prime ore pomeridiane per lasciarsi andare a delle liberatorie passeggiate esplorative dopo due mesi di costrizione domestica, allergie permettendo.

Talvolta delle semplici passeggiate possono diventare l’inizio di qualcosa di nuovo, l’incontro di qualcuno o la riscoperta di qualcosa che si credeva perduto. Lo scorso lunedì, un’allegra combriccola formata dai membri dell’associazione “Il Viandante” e dagli assessori Teresa De Carolis e Fabio Topputi, ha fatto visita a tre luoghi di considerevole valore storico del nostro paese, accumunati dal non essere fruibili dalla cittadinanza e di conseguenza dai turisti che sempre più spesso alloggiano a Turi, per poi rivolgere unicamente all’esterno le proprie attenzioni.

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A poca distanza tra loro e tutti oramai inglobati nell’odierno tessuto cittadino, si trovano il sito archeologico peuceta in via Castellana, il cimitero dei Colerosi in piazza Baden Powell e l’antico muraglione ubicato nell’area incolta retrostante il vecchio mulino, da qualche settimana tornato alla ribalta e che presto ricadrà nel sonno che da decenni lo avvolge; quantomeno è in buona compagnia.

I primi due luoghi sono stati già in passato oggetto di attenzione delle associazioni turesi e della precedente amministrazione; il progetto “Tracce della Turi Peuceta”, a cura de “Il Viandante”, puntava a valorizzare uno dei pochi siti archeologici turesi ancora più o meno intatti, mentre “Sensi”, a cura dell'Associazione Girasole e da un'idea progettuale della dott.ssa Lina Moschidou, proponeva la riqualificazione del “cimitero vecchio”, ora in stato di abbandono e chiuso per ragioni di sicurezza.

Il sito archeologico

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Il sito di via Castellana, purtroppo sconosciuto alla gran parte della popolazione turese, fu rinvenuto nel lontano ottobre 1990 durante dei lavori di scavo e testimonia le origini storiche dell'abitato turese: per la prima volta furono trovate le fondamenta di un edificio risalente VI o V secolo a.C., oltre ad alcune tombe e cisterne idriche e canali di scolo. Inoltre, gli scavi hanno portato alla luce reperti appartenenti ad un lasso temporale molto ampio, compreso tra la preistoria e il medioevo.

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Il sito, di proprietà privata, ma sottoposto a vincolo della Sovrintendenza Archeologica, consente di avere piena testimonianza della Turi che fu, delle tecniche e delle tipologie edilizie e rappresenta tutt’ora un unicum nel patrimonio archeologico turese, caratterizzato sì dal ritrovamento, per decenni, di numerosi reperti di corredi funerari, oggi conservati nei depositi della Soprintendenza Archeologica di Bari, ma di pochissimi resti di testimonianze abitative.

I peuceti

Occorre probabilmente un breve excursus storico su chi fossero gli abitanti del nostro paese, autori delle fondamenta e dei reperti rinvenuti. Nel primo millennio a.C. la popolazione indoeuropea degli Japigi, di provenienza illirica, cioè dei Balcani occidentali, si stanziò nell’attuale regione pugliese. A partire dall’VIII secolo cominciarono a delinearsi tre diverse tribù: i dauni si stanziarono nella Puglia settentrionale (all’incirca l’attuale provincia Foggia e parte della BAT), i peuceti nella zona centrale e i messapi nel salento. Da discriminante nella tripartizione gioca un ruolo primario la cultura materiale, cioè i manufatti e le architetture, che differiscono tra loro per stile e lavorazione, rinvenuti nei centri abitati dell’epoca, spesso non distanti dai centri attuali; tra i più importanti della nostra zona ricordiamo Butuntum (Bitonto), Rubi (Ruvo), Silvium (Gravina), Azetium (Rutigliano), Thuriae (Turi) e Putinianum (Putignano), A partire dal III secolo a.C., con la conquista romana della Magna Grecia, i centri abitati entrarono in una fase di decadenza, per poi essere gradualmente abbandonati.

Il progetto

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Nel corso della visita, “Il Viandante” ha consegnato all’assessore alla cultura e al patrimonio Teresa De Carolis il progetto scritto nel 2015 insieme all’ex vicesindaco Lavinia Orlando, con la collaborazione dell’architetto Sabatelli che ha elaborato il progetto tecnico e dell’ex consigliere con delega alle politiche ambientali Antonello Palmisano.

Il progetto fu iscritto al bando di “culturability”, un programma promosso dal 2009 dalla Fondazione Unipolis (la fondazione d'impresa del Gruppo Unipol e di UnipolSai) per promuovere e sostenere iniziative culturali di sviluppo sostenibile di attivazione comunitaria e coesione sui territori; purtroppo a causa di un numero di soli 20 progetti finanziati, a fronte di numero molto elevato di iscrizioni, quasi 1000, la richiesta non fu ammessa.

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Al proseguimento degli scavi, per un accertamento storico della fondazione del sito ed etnostratigrafico per la ricostruzione dei passaggi temporali che hanno portato alla Turi odierna, avrebbero fatto seguito la messa in sicurezza dell’area, l'installazione di una passerella in legno e alluminio lungo l'intero perimetro dell'area e la creazione di una serie di pannelli informativi. Alla classica visita si sarebbero affiancati laboratori didattici rivolti alle scuole, convention, mostre, proiezioni audiovisive ed altre attività multimediali, con la partecipazione di artigiani e artisti locali.

“A causa del limite di finanziabilità di 40.000 euro, il progetto appare fortemente ridimensionato; ciò nonostante, quanto già realizzato potrà costituire un importante punto di partenza per nuove progettualità e ricerche finanziamenti ancora più rilevanti che possano finalmente rendere giustizia, a distanza di ormai trent’anni, ad un importante sito storico che dovrebbe essere conosciuto da tutti i turesi e valorizzato in ottica turistica. La nostra associazione nasce dall’interesse verso la conoscenza del territorio; lo scorso 27 maggio abbiamo festeggiato i primi sei anni di attività, sei anni pieni di iniziative in cui abbiamo mosso i primi passi a favore di una valorizzazione storico-culturale nonché naturalistico-ambientale del nostro paese.” spiega Massimiliano Cacciapaglia, presidente de “Il Viandante”. “Tutti noi speriamo che l’amministrazione e i turesi prendano a cuore le sorti dell’area, per il bene del passato e del futuro di Turi.”

Damiano Barbieri