Lettera aperta al nostro Patrono

sant'oronzo statua ft pascalicchio

Damiano Pascalicchio: “Sant’Oronzo ci insegna l’accoglienza e il dono totale per gli altri”

In occasione del 30esimo anniversario dalla posa della statua dedicata a Sant’Oronzo, Damiano Pascalicchio ha voluto condividere con i suoi concittadini un’ideale lettera aperta indirizzata al nostro Patrono. Un’appassionata lode in cui, nella vista di “figlio devoto”, si esalta il legame che unisce Turi al proprio “padre”, al Protettore che “non ha mai lasciato solo il suo popolo”. Prima di riproporvi questa ispirata meditazione, abbiamo rivolto qualche domanda al suo autore.

Come è nata l’idea di questa lettera aperta?

«Venerdì 22 maggio, festa di santa Rita, ricorreva il compleanno di mio nonno, il quale, molto devoto al nostro Santo Patrono, voleva ringraziarlo per i tanti doni da Lui ricevuti. Non potendolo fare personalmente, decisi di andare io al suo posto. Mentre passeggiavo e mi avvicinavo sempre più alla statua del nostro Patrono sita a Largo San Giovanni, alzando gli occhi al cielo vidi un bellissimo segno nel cielo. Ero così incantato tanto che i passanti, incuriositi, mi chiedevano per quale motivo stessi osservando e fotografando il cielo. Dopo qualche secondo, fu tutto più chiaro. Mentre il giorno volgeva al tramonto, le nuvole con le loro sfumature rosse formavano un grande cuore proprio in direzione della statua. Compresi sin da subito che il nostro Santo Patrono voleva dirci qualcosa: voleva farci assaporare la sua presenza e il suo amore verso tutti noi. Tornato a casa mi recai in camera e dinanzi alla sua immagine decisi di scrivergli una lettera, proprio come fa un figlio con suo padre nei momenti difficili. In quel “Tuo figlio” alla fine della lettera, ciascuno di noi si riconosce. La storia, infatti ci racconta come, proprio in questi momenti storici difficili, il popolo turese si affidava al suo Patrono. Così è stato in tempo di peste, così accade ancora oggi in tempo di pandemia in cui il popolo ritorna a lui con devozione. Sono certo che non ci ha lasciati soli, per questo volevo dirgli “GRAZIE”».

Nella sua riflessione, Sant’Oronzo supera il concetto di “forestiero”, testimoniando l’accoglienza. Turi è pronta a seguire questo illustre esempio o è ancora vittime di pregiudizi?

«Il termine “forestiero” non è stato utilizzato casualmente. Facevo riferimento alla posizione strategica e centrale che la statua occupa nella nostra città. Mentre scrivevo la lettera, pensavo che tutti, ma proprio tutti, passano inevitabilmente davanti a Lui. Guardandoti dall’alto, ti accoglie senza pregiudizi ma con amore gratuito. Sant’Oronzo ci indica la strada dell’accoglienza. Voglio ricordare a tutti che anche Sant’Oronzo si è sentito “forestiero”.

San Paolo, dopo aver scritto la celeberrima lettera ai Romani, affidò a Giusto il compito di portare tale lettera a Roma. Durante il viaggio fece naufragio e approdò sulle coste salentine; con paura e tanta stanchezza per il lungo viaggio in mare si avviò in quelle terre sconosciute nella speranza di trovare qualcuno che lo aiutasse. Quand’ecco incontra un giovane patrizio leccese, di nome Oronzo, il quale era solito ospitare nella sua casa con carità e immenso amore i poveri e gli stranieri che sbarcavano sulle coste. Oronzo, vedendo Giusto in difficoltà, va immediatamente in suo soccorso e sentendolo parlare di Gesù decide di convertirsi e ricevere proprio dal discepolo di Paolo il Battesimo. Da qui ha inizio una storia di grande eroicità e amore. Oronzo e Giusto intraprendono la loro missione da “forestieri” in terre sconosciute, portando il messaggio evangelico.

Per quale motivo ho voluto raccontare questa storia? Perché Sant’Oronzo ci insegna l’accoglienza e il dono totale per gli altri e ci educa alla conversione del cuore. Chissà quante volte abbiamo incontrato sulle strade della nostra vita “Giusto” e non abbiamo fatto nulla o, peggio, l’abbiamo rifiutato chiudendogli la porta. Il santo Patrono deve essere il modello di vita dei suoi devoti. Non serve festeggiarlo, onorarlo e pregarlo se non si imita la sua vita. In questo tempo storico difficile Sant’Oronzo ci indica la strada dell’amore e dell’accoglienza verso il prossimo.

Il concetto di “forestiero” è inteso nel senso più ampio del termine; infatti, possiamo sentirci “forestieri” anche in noi stessi, nelle nostre comunità, nei nostri luoghi di lavoro o persino nelle nostre famiglie che rappresentano la culla della nostra vita. Il forestiero non è solamente lo straniero di turno che sbarca sulle nostre coste in cerca di speranza. Tutti noi ci sentiamo forestieri quando non veniamo accolti, quando non veniamo ascoltati. Sant’Oronzo indica come comportarci. Spero che sul suo esempio, al termine di questa pandemia, avvenga la conversione del cuore. Non possiamo definirci cristiani se il nostro cuore non è pronto ad accogliere. Nella fase 3 auspico un contagio di amore».

Molti suoi interventi sono ispirati ai valori della fede cristiana. Ritiene che sia un retroterra culturale condiviso tra i suoi coetanei?

«Chi incarna nella sua vita i valori della Fede, non può tenerseli per sé ma deve condividerli con gli altri. Per questo motivo mi sforzo di vivere la mia vita secondo il vangelo. Non è certo una missione facile soprattutto in una società che si discosta da quelli che sono i valori cristiani. Qual è il nostro compito? Semplicemente, vivere da cristiani. Qualcuno diceva: “non parlate di fede a chi non vuole ascoltare bensì comportatevi da cristiani in modo che siano loro a chiedervi di Gesù.” Questo è lo stile di vita che cerco di incarnare nonostante le mie fragilità e paure. Quindi a coloro che sono lontani dico: seguite l’esempio di Sant’Oronzo, non abbiate paura ma aprite un dialogo costruttivo, dove poter abbattere il muro dell’IO e costruire ponti che conducono alla fraternità».

FD

La lettera aperta

Caro Padre,

a questa statua a te innalzata siamo tutti legati. Ogni giorno sembra che tu ci dia il "Buongiorno" all'alba delle nostre giornate fino al loro tramonto. Passeggiando, molti si fermano per salutarTi con un piccolo cenno e per affidarsi completamente a te. Da secoli fai parte di noi, della nostra storia, delle nostre giornate, delle nostre famiglie e nessuno con te si sente solo o forestiero. A tutti coloro che entrano nella nostra città tu sei il primo a dargli il "benvenuto" facendolo sentire subito a casa.

Quando incrociamo i tuoi occhi, tu ci doni forza nell'affrontare le nostre giornate.

Dall'alto con la tua mano benedicente continua a benedirci e ad indicarci la vita che conduce alla felicità. Con la tua mano sii pronto ad accarezzare ciascuno di noi nei momenti difficili. Tu, ancora una volta, ti mostri vicino al tuo popolo che mai hai lasciato solo. Ci sentiamo accompagnati da te, pastore buono, che con il tuo bastone ci dai conforto e sicurezza. Con i tuoi occhi, che brillano di amore, continua a vegliare su tutti noi e a custodire il gregge a te affidato.

Infine, caro Sant'Oronzo, fa che la nostra Fede non si spenga mai ma continui a farci battere il cuore per Te.

Il nostro cuore offriamo a Te;

Il nostro cuore è pieno di Te,

da secoli ogni giorno e per sempre!

Tuo Figlio