La terra promessa per i turesi di ieri e di oggi

Ship manifest original Madonna 1913

Antonio Perfido e Tony Coletta recuperano dei documenti relativi ad alcuni turesi emigrati un secolo fa ad Ellis Island, New York

Qualche settimana fa, su queste colonne abbiamo riportato la storia di Andrea Calò, un giovane cuoco turese partito ad Hollywood per dare un futuro a sé stesso e al proprio estro culinario. In quell’occasione, è stato inevitabile far riferimento ai tanti nostri concittadini che, nella storia, hanno lasciato la propria terra per raggiungere gli Stati Uniti, specie agli inizi del ‘900, quando il fenomeno migratorio nel Meridione era ancor più marcato rispetto ai tempi attuali. Accadeva, infatti, di dover partire con tutta la propria famiglia; in caso contrario, mogli e figli rimanevano a casa, attendendo il ritorno, e forse l’ulteriore ripartenza, dei padri.

DOMENICO VOLZA E TONÌNE L’AMERECHÈNE

La nave 'Madonna'

Alcuni giorni fa, in maniera del tutto casuale, nello scorrere compulsivo della home di Facebook, hanno catturato la nostra attenzione dei documenti postati dal fotografo Antonio Perfido, poiché inerenti ad un gruppo di turesi approdati ad Ellis Island, nella baia di New York, durante la primavera del 1907. Incuriositi, abbiamo contattato il nostro concittadino, il quale ha spiegato che il materiale da lui condiviso sui social è stato scaricato dal sito www.libertyellisfoundation.org.

Anche Tony Coletta, presidente dell’Associazione ONLUS “Turesi nel Mondo”, ha avuto il tempo e il modo di approfondire la conoscenza di questo importante archivio: «Sull’isola – spiega - venivano registrati tutti gli immigrati che arrivavano con le navi dall’Italia. Le informazioni, scritte a mano, sono state poi decodificate in testo, non senza qualche errore. Per esempio, dalla nave “Canada”, sono scesi una volta 10 turesi, tutti identificabili grazie al sito, provenienti da “Euri”: il nome del paese di provenienza era Turi, ma nella trascrizione la T era stata scambiata con una E.. Comunque sia, il sito è ben costruito e permette di fare una ricerca in base al nome del passeggero».

Se possiamo, cosa l’ha spinta ad inoltrarsi in questo archivio?

«Cercavo informazioni su mio nonno materno, Domenico Volza, che si era recato negli USA diverse volte presso dei suoi cugini, lasciando a Turi la sua famiglia. Ogni tanto rientrava e poi ripartiva. Con i soldi guadagnati costruì il primo piano della casa in Via Regina Elena».

I passeggeri turesi

Discorso molto simile per Antonio Perfido, venuto a conoscenza di questo sito web per ragioni puramente genealogiche: «Sul sito sono riuscito a trovare tutte le informazioni che cercavo sulla migrazione di mio nonno, Vitantonio Perfido, partito verso gli Stati Uniti nella primavera del 1907. Ho ritrovato vari dati, quali data di partenza e di arrivo, età, porto di partenza, capacità di scrittura, stato civile, destinazione, chi ha pagato il viaggio, familiare o amico che si intendeva raggiungere. Tengo molto a conoscere meglio la storia personale di mio nonno. Mio padre, scomparso un po' di anni fa, era il più piccolo di otto figli, ed è stato sempre restio a darmi molte notizie su mio nonno, scomparso quando io frequentavo appena l'asilo: di lui conservo infatti ricordi molto vaghi. Ricordo solo il suo sguardo. Crescendo, le persone che lo avevano conosciuto mi raccontavano il "mito" di "Tonìne l'amerechène", migrato negli Stati Uniti e poi tornato in Italia. Chiunque lo avesse conosciuto personalmente ne parlava come di una persona con una forte personalità ma di indole buona e generosa. E con questo pensiero mi sono spinto a cercare più informazioni».

Tornando a Tony Coletta, gli abbiamo domandato quale sia uno dei dati più interessanti emersi durante il suo scandagliare l’archivio del sito: «Molto spesso i turesi partivano in gruppo, qualche volta anche con dei sammichelini. Difatti, giunti a destinazione, venivano registrati tutti insieme».

TURESI NEL MONDO: UNA REALTÀ DA SOSTENERE

In qualità di presidente di un’associazione che ha nella sua natura l’essenza della multiculturalità, Coletta segue da molto vicino i flussi migratori passati e presenti dei turesi, tant’è che non si risparmia nell’inviarci tabelle e grafici a tal proposito. Difatti, chiedendogli quali siano le nazioni maggiormente raggiunte dai nostri concittadini emigrati, ci mostra un prospetto con dei dati del 2015 confrontati a quelli del 2001: «Bisognerebbe aggiornarli con i dati dell’AIRE dell’anagrafe comunale» – puntualizza prontamente.

Ad ogni modo, nell’arco di tempo che va dall’inizio del nuovo millennio a 5 anni fa, 300 turesi si sono spostati all’estero: in attesa di un aggiornamento, sappiamo che sono 1642 i concittadini sparsi, in ordine di distribuzione, in Lussemburgo (1006), Germania (176), Belgio (126), Francia (86), Svizzera (55), Canada (45), Gran Bretagna (31), Australia (20), USA (16), Brasile (10) e altre nazioni (71). Nel corso dell’intervista, cogliamo l’occasione per porre al gentilissimo Coletta alcune domande in merito al gruppo Facebook “Turesi nel Mondo”, di cui è fondatore.

Quando è stato creato il gruppo?

«Il gruppo su FB è stato creato nel 2015 da me, in qualità di presidente della omonima Associazione ONLUS».

Perché ha deciso di crearlo?

«L’associazione fatica a mantenersi viva, giacché prevede lo svolgimento periodico di assemblee ed anche perché è necessario iscriversi versando una quota associativa. Il gruppo su FB è, invece, molto snello e raggiunge efficacemente lo scopo dell’Associazione, ovvero la promozione delle relazioni con le comunità dei turesi presenti nel mondo ed il parallelo approfondimento culturale delle tematiche dei flussi migratori, dell’interculturalità e del multiculturalismo».

Per concludere, abbiamo voluto porre a Coletta un quesito difficile; sappiamo che lei stesso è stato in passato all’estero: oggi, tralasciando l’impatto del Coronavirus, consiglierebbe a un giovane turese di partire altrove e non fare più ritorno, o magari di partire per poi un giorno tornare?

«La mia esperienza all’estero è stata estremamente formativa, anche se dolorosa. Mio padre morì quando io avevo 12 anni e all’età di 14 anni, dopo la scuola media, mia madre mi accompagnò in Canada, dove due dei suoi fratelli mi hanno ospitato e sostenuto nei miei anni formativi (14-23). In Canada ho proseguito gli studi fino a laurearmi. Ho sempre avuto nostalgia del mio paese e quindi appena possibile sono rientrato e, per fortuna, ho trovato subito un impiego grazie alla mia laurea in informatica. Anche per mia madre deve essere stata un’esperienza dolorosa staccarsi da un figlio di 14 anni. Allora (fine anni ’60) non c’era internet e quindi si comunicava con le lettere e ogni tanto con il telefono che mia madre installò dopo qualche anno. In nove anni di permanenza in Canada sono tornato a Turi solo 3 volte. Ai giovani di oggi consiglierei certamente di fare l’esperienza all’estero (o almeno lontano da Turi) ma la scelta se poi rientrare o meno è una scelta personale, dettata da molti fattori anche di tipo affettivo. Io per esempio all’età di 60 anni sono ri-emigrato per raggiungere il mio nipotino e attualmente vivo nei pressi di Modena. Gli affetti hanno prevalso sul naturale legame con il paese nativo. Tuttavia spesso è decisiva l’assenza di lavoro, che credo sia il motivo prevalente per il fenomeno migratorio».

Ci sia concesso, in questo momento, di ricordare ai lettori il valore di queste ultime parole, specie in riferimento all’assenza di Internet, attualmente autentica risorsa a nostra disposizione; si pensi alla possibilità di poter sentire e vedere, gratuitamente e spesso, i propri cari lontani, come anche alla possibilità di creare una rete, magari tra conterranei, nel luogo che si intende raggiungere. In tal senso, il gruppo “Turesi nel Mondo” rappresenta un ulteriore strumento per i giovani di questa generazione; strumenti di cui, a parte lo stretto necessario chiuso nella metaforica o reale valigia di cartone, non disponevano i turesi di una volta, quelli emigrati un secolo fa, senza “Babbel”, “Google Maps”, ma con tanta voglia di vivere e dare un futuro a sé stessi e alla propria famiglia.

Inutile ribadire, anche in quest’occasione, che il fenomeno migratorio va analizzato per il vissuto e le motivazioni sottostanti, in grado di accomunare qualsiasi emigrante, a prescindere dal colore della pelle e di quale sia la Terra Promessa ambita.

LEONARDO FLORIO