L’ENSEMBLE G. M. SABINO IN CONCERTO IN S. DOMENICO

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Domenica 3 ottobre, presso la chiesa di S. Domenico, ritornata al suo splendore dopo il restauro, abbiamo assistito al “Concerto barocco - Le musiche di Giovanni Maria, Antonino e Francesco Sabino, tratte dall’archivio dei Girolamini di Napoli”, organizzato dal comitato permanente “Giovanni Maria Sabino - per la Musica, l’Arte, la Cultura- di Turi”, con il patrocinio della Provincia di Bari e del Comune di Turi.

I brani in latino, di cui è stata fornita un’accurata traduzione, sono stati ascoltati in prima assoluta, dal folto gruppo di intenditori che ha riempito l’aula ecclesiastica.

L’esecuzione è stata affidata dal direttore Paolo Valerio all’Ensemble ”Giovanni Maria Sabino” che presenta nel proprio organico i soprani Valeria Polizio e Piera Forlenza, il sopranista Nikos Angelis, l’alto Antonella Nuzzi, il tenore Gaetano Piscopo ed, infine, il basso Angelo De Leonardis, oltre ad un coro di dieci elementi.

Paolo Valerio ha sottolineato l’importanza di questa iniziativa che ha regalato l’ascolto di un repertorio che è finito nell’oblio per troppo tempo: “uno spartito se non viene eseguito rimane un pezzo di carta, a differenza di un quadro che può essere sempre ammirato.”

Nel brano “Iubilate Deo” di Antonino Sabino è stata ripresa la prassi in voga nel 1600 di far cantare un giovine invece che una donna a cui era vietata l’esibizione in pubblico; in quello successivo, “Diligam re Domine” di Giovanni Maria Sabino, Valerio ha sottolineato l’importanza dell’uso dei violini. Nel barocco, infatti, essi erano una parte primaria del brano e dialogavano con le voci. Lo stile concertale già usato a Venezia è avviato a Napoli proprio da Giovanni Maria Sabino. L’unico pezzo ascoltato di suo cugino, Francesco Sabino, è stato “Deus meo”. Francesco studia a Napoli presso la scuola musicale dei “Poveri di Gesù Cristo”. Nel periodo della Controriforma (fase storica che va dalla fine del Concilio di Trento, terminato nel 1563, fino al Seicento) la Chiesa cattolica reagisce nei confronti della Riforma protestante. Affida, pertanto, ai musicisti il compito di avvicinare la gente a Dio, suscitare con un mezzo piacevole quale l’arte, il bello ed il trascendentale, la devozione.

Gli obiettivi della musica dovevano essere sostanzialmente due: la bellezza in sé, attraverso la capacità compositiva e la trasmissione dei sentimenti di fede.

I testi utilizzati dai Sabino si adattano a queste esigenze religiose.

Dedicato alla Madonna è stato il “Magnificat” di Giovanni Maria Sabino in cinque voci: un cantico contenuto nel primo capitolo del “Vangelo secondo Luca” con il quale Maria loda e ringrazia Dio perché si è benignamente degnato di liberare il suo popolo.

Interessante è stato il confronto tra due versioni del “Laudate pueri” del Maestro Giovanni Maria Sabino, la prima, e del nipote nonché suo allievo Antonino Sabino, la seconda.

Entrambi si sono rivelati pezzi di grande intensità espressiva. ”Se un allievo fa bene è una cosa positiva.”- ha concluso Paolo Valerio, ringraziando i presenti per il fragoroso applauso conclusivo.

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