“È il momento di mettere un punto fermo”

Il sindaco Tina Resta

Il sindaco revoca le deleghe ad assessori e consiglieri: “Non sono più disposta ad essere il parafulmine di tutte le scorrettezze che vengono commesse alle mie spalle”

“Inquieto giace il capo su cui poggia la corona”. La citazione shakespeariana ben si presta a narrare i ripetuti sabotaggi che il sindaco ha dovuto sopportare negli ultimi mesi, vivendo un’atmosfera pesante anche sotto il profilo umano. Perché Tina Resta, come ammetterà nell’intervista che ci ha rilasciato, non risponde al ritratto del “politico di carriera”, allenato a vivere tra le menzogne e il fiele degli attacchi strumentali dalla “memoria corta”.

Il punto di forza – e al tempo stesso di vulnerabilità – di Tina Resta è il suo essere “tremendamente umana”. Crede nel valore del confronto e lo ricerca costantemente; costruisce con chi la affianca legami che vanno oltre le circostanze. In cambio chiede solo lealtà. Ecco perché le parole scritte nel documento degli indipendenti sono state un fendente che non poteva passare sotto silenzio. Non perché, criticando l'operato del sindaco, ci si è macchiati di “lesa maestà” ma per le modalità con cui si è agito. Modalità che hanno minato alla base quel rapporto fiduciario che si stava consolidando.

Se gli indipendenti volevano sollecitare un “cambio di passo”, non serviva un documento formale con tanto di firme, presentato per giunta fuori contesto, ovvero in una riunione politica allargata in cui si doveva discutere della Presidenza del Consiglio e non dell'andamento dell'Amministrazione. Se l'obiettivo era costruire e non distruggere, sarebbe stata sufficiente una riunione di maggioranza o un colloquio schietto con il sindaco, manifestando il proprio malcontente e pretendendo una soluzione.

Al dialogo si è preferita la prova di forza, proseguita anche dopo la firma dell’infelice documento. Ed è andata male: come leggerete nelle dichiarazioni del primo cittadino, è stato firmato il decreto di revoca delle deleghe affidate ad assessori e consiglieri. Un azzeramento che imporrà ad ogni componente della maggioranza di chiarire da che parte sta: i frondisti, già pronti a votarsi alla “congiura clandestina”, dovranno venire allo scoperto e spiegare ai cittadini perché, a distanza di poco più di un anno, Turi potrebbe trovarsi sull’orlo del baratro di un nuovo commissariamento, che qualche consigliere di minoranza auspica.

All’indomani del documento politico degli indipendenti, cosa intende fare?

«Se qualcuno pensava che dopo quel pesante documento non sarebbe accaduto nulla, che avrei ingoiato l’ennesimo boccone amaro pur di restare “attaccata alla poltrona”, si è sbagliato. Ho firmato in queste ore il decreto di revoca delle deleghe ad assessori e consiglieri e, nei prossimi giorni, valuterò la nuova squadra di governo, tendendo in debita considerazione quanti hanno sempre mostrato un atteggiamento serio e costruttivo».

Quale sarà il metro di giudizio della sua scelta?

«Intendo avviare una verifica della lealtà della maggioranza al programma e al sindaco che hanno deciso di sostenere 15 mesi fa. È in discussione il rispetto e la correttezza. Dalla firma di quel documento in poi, è stato un crescendo di provocazioni e sgarbi; una situazione che non posso più tollerare poiché logora la serenità e l’efficacia del lavoro della maggioranza. Se l’obiettivo è far cadere il sindaco, è inutile tramare alle spalle: si abbia il coraggio di giocare a carte scoperte e di assumersi la responsabilità delle proprie scelte».

Non reputa incoerente il ripensamento di Topputi e De Florio?

«Ora è difficile comprendere l’autenticità di questi gesti, solo il tempo potrà fare chiarezza. Una cosa però è certa: non è da tutti ritornare sui propri passi, è molto più semplice restare inchiodati alle proprie posizioni».

Dobbiamo aspettarci un nuovo commissariamento?

«Non dipenderà da me. Posso dire che faro quanto è nelle mie forze per isolare chi è mosso da ambizioni e velleità personali, puntando su coloro che hanno la volontà di lavorare concretamente per il paese. Non sono più disposta ad essere il parafulmine di tutte le scorrettezze che vengono commesse, spesso alle mie spalle, con la puerile convinzione che viva nel mondo dei sogni e non sia a conoscenza di quello che accade dietro le quinte. È il momento di mettere un punto fermo: ogni consigliere deve chiarire la sua posizione in maggioranza, non solo a parole ma anche adottando gli atteggiamenti di onesta collaborazione che sono alla base di ogni rapporto umano, prima ancora che politico».

A proposito di “trame”, si parla di una possibile nascita di un “gruppo trasversale” tra maggioranza e opposizione.

«Se così fosse, mi sentirei di dire che ridursi a vivere di sotterfugi, pur di andare contro il sindaco, non mi sembra un traguardo così appagante. Ripeto, ognuno si assumerà le responsabilità di quello che fa, e non dovrà dar conto a me ma all’intera cittadinanza. Certo, suona inverosimile che invece di aiutare un sindaco, che non si è risparmiato per iniziare a risolvere i tanti problemi di Turi, si preferisca ostacolarlo, intimidirlo e minacciarlo indirettamente».

Come si fa a resistere quando alle pressioni esterne si uniscono i boicottaggi interni?

«Devo ammettere che è molto complicato. Ogni giorno, dai social ai giornali, piovono commenti distruttivi e polemici, dove l’importante non è argomentare le idee ma schierarsi a prescindere. Questo atteggiamento coinvolge, anche indirettamente, la dimensione personale; ti porta a perdere il sorriso e a provare tanta amarezza per un “gioco al massacro” in cui, alla fine, perdiamo tutti.

Qualcuno dirà che il mio è vittimismo. Rispondo che, al contrario, è una presa d’atto della situazione: dedichiamo poco tempo alla riflessione di quello che diciamo e scriviamo, spesso trascurando che chi abbiamo di fronte non è una persona che indossa la corazza del cinismo, non si lascia scorrere indifferente gli attacchi, ma pesa le parole, tenta sempre di capire le ragioni dell’interlocutore e trovare un terreno comune da cui si possa partire per cambiare le cose».

Lo ha trovato questo terreno comune?

«Troppo spesso è mancato. Si afferma di voler collaborare per costruire una Turi diversa ma nella sostanza si attende una disattenzione o una sbavatura per colpire e distruggere. Forse si ha l’errata convinzione che aggredendo continuamente si dimostri di essere forti, viceversa penso che a lungo andare l’essere “bastian contrari” stanca e diventa una triste esibizione delle proprie insoddisfazioni.
Anche la modalità comunicativa diventa fondamentale perché, al di là del contenuto, ti dice se c’è spazio per continuare a dialogare. Approcciandosi con rispetto ed equilibrio – quello che si dovrebbe fare in ogni relazione – si apre ogni porta».

Non le pare opportuno rispondere alle critiche che le vengono mosse?

«Rispondere a chi? Rispondere su cosa? Dovrei ribattere alle insinuazioni di qualche consigliere che scrive da mattina a sera su Facebook, non avendo il coraggio di avere un confronto diretto con me, se non in Consiglio comunale quando è presente il pubblico e la stampa? Finora, non ho rifiutato di parlare con nessuno, il mio ufficio è sempre aperto, anche oltre gli orari canonici.

Dovrei rispondere alle speculazioni di ex amministratori che occupano le pagine dei giornali ergendosi sul piedistallo dell’onnipotenza e della perfezione assoluta? Mi chiedo: se eravate così perfetti e avevate le ricette giuste per risolvere ogni problema, perché non vi siete ricandidati?

Tutto il mio impegno in questo momento è concentrato sulle scuole, che tra due settimane devono riaprire in sicurezza. Mentre qualcuno si diletta ad innescare futili polemiche, io seguo ogni giorno i lavori per assicurarmi che le aule siano pronte in tempo, per valutare come organizzare il servizio scuolabus e se è possibile ammortizzare il rincaro della mensa scolastica legato alle prescrizioni anti-Covid. Queste sono le risposte che servono ai cittadini».


SCUOLE E COVID: “NON PERDIAMO LA CALMA”

Restando sul tema scuola, cosa si sta facendo?

«Oltre a rendere idonee e sicure le aule, stiamo creando delle seconde entrate/uscite per evitare assembramenti. Riqualificheremo il parcheggio della scuola media e le aree esterne in modo da consentire agli alunni di avere spazi attrezzati anche per l’attività motoria. Sto dialogando con la dirigente scolastica e la Polizia Locale per capire l’opportunità di pianificare orari di entrata e uscita differenziati ed eventualmente come gestire il tutto».

Temete che possano verificarsi focolai?

«C’è una sana preoccupazione che non deve sfociare in ansia. Prefiguro già che alla prima febbre si scateneranno i gruppi WhatsApp, iniziando la “caccia all’untore”. Perdere la calma non aiuta noi e potrebbe avere ripercussioni psicologiche sui bambini e sul loro apprendimento: bisogna avere un approccio più sereno, fiduciosi che verranno attivati tutti i protocolli necessari per ridurre al minimo l’eventualità di un contagio».

Il Comune di Turi ha dimenticato di candidarsi all’iniziativa regionale “Smart Graduation”?

«Nient’affatto. Abbiamo ricevuto la nota ufficiale dell’ANCI il primo settembre e ci siamo affrettati a preparare un avviso per raccogliere le candidature degli studenti interessati. Lascio le illazioni ai social, invitando gli assessori a non attendere che giungano comunicazioni dagli altri Enti ma ad impegnarsi a ricercare iniziative e bandi da sottoporre all’Amministrazione. Altrimenti, ci si limita ad essere meri esecutori di quello che ci viene proposto da terzi».

 

“RAFFORZIAMO LE POLITICHE SOCIALI”

Nelle ultime settimane sono giunte richieste di maggiore sicurezza.

«L’episodio del litigio in villa tra cittadini marocchini ha giustamente creato apprensione; tuttavia la “questione sicurezza” interessa anche altri aspetti sociali: riguarda, ad esempio, gruppi di minorenni che, rifornendosi di alcolici dai distributori h24, si ubriacano e in piena notte compiono atti vandalici, danneggiamenti di proprietà private e dell’arredo urbano, oltre a imbrattare le strade di rifiuti e a disturbare la quieta pubblica. A questo si aggiunge il preoccupante uso di droghe e gli di bullismo, due fenomeni che necessitano di un rafforzamento delle politiche sociali che devono essere più presenti sul territorio.

Da parte nostra, oltre a coordinarci con le Forze dell’Ordine per intensificare i controlli, stiamo installando dei fari aggiuntivi nei punti di ritrovo dei ragazzi, come ad esempio la villetta davanti il Comprensivo. È un modo per “accendere una luce” sulla vicenda e far sentire la presenza delle Istituzioni. Tuttavia, invito i genitori ad una riflessione: un dodicenne che alle 2 di notte non rientra a casa è una responsabilità solo del sindaco o c’è anche una corresponsabilità delle famiglie?».

E per il centro storico?

«Ho attivato i controlli delle residenze, sia di quelle attive che di quelle inattive, poiché chi è proprietario di un immobile, anche se non ne usufruisce, non può abbandonarlo al degrado; ha il dovere di tenere alla cura della struttura. Mi rallegro della nascita del Comitato Centro Storico con cui mi auguro si possa avviare un dialogo e trovare soluzioni condivise».

 

CHE PAESE MI AVETE FATTO TROVARE?

È un’amministrazione “a zero” come programmazione?

«Quando mi si addebitano tutti i “mali” del paese, bisogna avere l’onestà intellettuale di aggiungere che la maggior parte dei problemi seri di Turi sono il risultato di una politica decennale. Se poi a scrivere manifesti sono aree politiche che mi hanno preceduto, mi verrebbe da chiedere: che paese mi avete fatto trovare? Sembra che abbia ereditato un paese perfetto che io starei trascurando!

La verità è ben diversa. Ho trovato strade non acquisite da decenni, strade che è difficile acquisire perché sono frammentate tra molteplici proprietari, costruttori falliti o irreperibili con cui non si può interloquire. E la conseguenza di queste lacune è che non tutti i cittadini possono beneficiare dei servizi pubblici. Un esempio? Ci sono situazioni in cui i pali della luce ci sono ma non sono agganciati alla rete pubblica, e i residenti devono illuminare la strada con fari alimentanti a proprie spese.

Abbiamo ereditato progetti di riqualificazione su cui ci sono vari intoppi, come quello della villetta in via Ginestra dove non è stato previsto un sistema di irrigazione, non si è tenuta in considerazione la presenza delle emergenze geologiche e sono state mal calcolate le pendenze, rischiando di allagare le case circostanti.

Ed a proposito di case che si allagano, perché negli ultimi dieci anni non si è pensato di procedere con opere mitigatorie? Sarebbe bastato attuare un intervento all’anno per essere già a buon punto. Ancora, da quanto tempo non si controllano i pali della luce? A parte le perizie commissionate dal Commissario, nessuno ha fatto nulla.

Adesso stiamo cercando in tutti i modi di cominciare a migliorare le cose, avvalendomi del supporto di tutto il Consiglio comunale. Non ho la pretesa di risolvere tutto nella mia consigliatura ma, di sicuro, non ho intenzione di restare immobile».

Fabio D’Aprile