Giovedì 13 Agosto 2020
   
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SANT'ORONZO D’OTTOBRE E "LE VIE ORONZIANE"

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L'Amministrazione Comunale di Turi, in occasione della festa di “Sant'Oronzo d'Ottobre”, mese in cui anticamente, nel nostro paese, si celebrava “Sant’Oronzo d’inverno”, ha organizzato il 18 ottobre, nella Chiesa Matrice di Turi, il convegno conclusivo del Progetto "Le Vie Oronziane – I segni di Sant'Oronzo nel Mediterraneo”.

Il barocco musicale con la sua funzione catechetica e, precisamente, i mottetti dei musicisti turesi Giovanni Maria, Antonino e Francesco Sabino, ha fatto da cornice ai contenuti delle ricerche presentate in sintesi dal Prof. Osvaldo Buonaccino D'Addiego.

Intervento del Prof. Osvaldo Buonaccino D'Addiego:

"La ricerca sul culto di Sant'Oronzo è stata approfondita grazie al contributo di vari esperti, tra cui la Prof.ssa A. Rossi e la Prof.ssa S. De Vitis.

Ciò ha permesso di fare delle significative scoperte.

I lavori saranno inseriti in una pubblicazione che l'Amministrazione si occuperà di stampare.

Stimolare la consapevolezza dell'identità locale è importante non solo per i giovani, ma anche per l'intera comunità.

Fare chiarezza nelle radici del nostro culto, ci rende diversi dalle altre realtà, e ci difende dal consumismo.

Non possiamo rischiare di perdere la fede per mancanza di conoscenza.

Il Centro Studi di Storia e Cultura di Turi aveva già iniziato il percorso di studi realizzando “Sant'Oronzo: Storia di un culto” (quaderno “Sulle tracce”) di Osvaldo Buonaccino D’Addiego e Donato Labate.

Prezioso è stato per la ricerca il libro di Donato Labate.

Un’indagine storica non è facile per assenza di testimonianze scritte, per via delle devastazioni barbariche che travolsero l'Impero romano a Turi, come nel resto dell'Occidente.

La toponomastica aiuta a comprendere ciò che non c’è più.

Quello che abbiamo di certo sono alcune date, tra cui: il 68 d.C., anno in cui Sant'Oronzo viene decapitato a Lecce perché rifiuta la religione pagana; il 1657, data del ritrovamento della grotta a Turi e della salvazione della città dalla peste, ad opera del Santo; il 1731, anno in cui il Santo viene dichiarato Patrono meno principale, per aver salvato il paese dal terremoto di marzo.

È stato ritrovato un documento del 1485, il “Beneficio di S. Giacomo”, in cui si evince che c’era una contrada dedicata al Santo, vicino alla grotta.

Il culto era, dunque, già presente prima del 1600.

Una grande sorpresa è offerta da un documento gesuita, gli “Acta Sanctorum”, edito dai Padri Bollandisti, in cui si trova la descrizione storica del culto dei Santi Giusto, Oronzo e Fortunato.

C’è, poi, il testo di un documento del Capitolo di Turi, in cui si dice che nel 1627 Turi soffrì una terribile siccità e supplicò il Santo, che fece piovere il 26 agosto, giorno del suo martirio.

La testimonianza che attesta la presenza della cappella sulla grotta del Santo, è in un verbale del 1658.

La cappella è citata anche in un atto del 1662, in cui si narra del ritrovamento di una bimba, abbandonata, a cui fu dato il nome di Sabina.

Il Comitato Feste Patronali deve tutelare i contenuti religiosi della festa dalla superficialità."

Un ultimo appello, fatto in conclusione dell'intervento del Prof. Osvaldo Buonaccino D'Addiego, è che "non solo si favorisca il gemellaggio tra Turi e Zara, ma che si possa anche riportare qui, nella terra della sua predicazione, la testa del Santo".

Visita http://picasaweb.google.it/redazioneturiweb/ 2009/oronzo{/gallery}

Concerto barocco per voci soliste, coro e strumenti a cura del maestro Paolo Valerio.

Di grande valore artistico per l'identità musicale turese è stato il concerto di musica barocca, eseguito al termine della conferenza.

Tra i brani eseguiti citiamo: “Viri sancti” e “In conspectu angelorum” di G. M. Sabino; “Jubilate coelestes chori” di Antonino Sabino e “Ave Virgo” di Francesco Sabino.

L'Ensemble "Giovanni Maria SABINO” comprende diversi musicisti, tra cui: i cantanti Enrica De Lillo e Valeria Polizio (soprani), Antonella Nuzzi (contralto), Gaetano Piscopo (tenore) e Lorenzo Salvatori (basso); i violinisti Giuseppe Amatulli e Rita Iacobelli, che hanno eseguito i brani con il violino barocco; Antonella Parisi e Angela Lepore (per la viola da gamba) ed, infine, Rosalba Lapresentazione al clavicembalo.

Travolgente, nonché pulita, l'esecuzione al violino di Dario Palmisano.

Ringraziamenti finali.

I lavori si sono conclusi con gli interventi finali di Don Giovanni Amodio, che ha ribadito l'importanza di andare a Zara dove si trovano le radici della nostra fede, e del Sindaco Vincenzo Gigantelli, che dopo aver ringraziato l'Assessore Antonio Tateo per aver accolto questa sfida multidisciplinare, ha sottolineato il valore di aver iniziato un percorso che in realtà non si è ancora concluso dato l'intento di approfondirlo nel futuro.

A riguardo, le progettiste culturali Teresa Leone, Clelia Menelao e Rosangela Valenzano si sono impegnate a realizzare nuovi progetti culturali con l'Amministrazione Comunale, per proseguire il percorso già intrapreso con “Le Vie Oronziane”.



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