PASSATO E PRESENTE: LA STORIA DI SANT’ORONZO

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“Paolo si dedicò tutto alla predicazione, affermando davanti ai Giudei che Gesù era il Cristo. Ma poiché essi gli si opponevano… disse: “…da ora in poi io andrò dai pagani”. E andatosene di là, entrò nella casa di un tale chiamato Tizio Giusto, che onorava Dio…”

Atti degli Apostoli, 18, 5-7

Sant’Oronzo. La fede che fa risorgere.

Le  prime notizie che riguardano le vicende di Oronzo risalgono ad un’antica pergamena del secolo XII, oggi scomparsa. Ci affidiamo alla leggenda, a una tradizione tramandata da secoli immemorabili che, a partire dagli Atti degli Apostoli, si snoda nel passato, lambisce le nostre coste e la città di Turi, per rimanerne saldamente legata, fino ai nostri giorni.

La leggenda vuole che un giorno san Paolo, l’Apostolo delle genti,  consegnasse una sua Lettera a Tizio Giusto di Corinto, affinché la recapitasse a Roma. Mentre era in viaggio, Giusto naufragò presso l’attuale spiaggia di san Cataldo, e qui incontrò Publio, giovane leccese di una nobile famiglia pagana, mentre era a caccia insieme a suo nipote Fortunato.

Ospite da Publio, fu Giusto a raccontargli per la prima volta di Gesù. Publio ne fu talmente affascinato da abbracciare la fede cristiana con grande ardore, completamente. Domandò di essere battezzato, e volle cambiare il suo nome in Oronzo, che rimanda all’etimologia di “risorto”. La sua vita era cambiata per sempre.

Giusto proseguì per Roma. Al ritorno a Lecce, Oronzo lo pregò di condurlo a Corinto, da Paolo. A quel giovane leccese, Paolo raccontò dell’amore di Gesù, di come anch’egli fosse “risorto”, di ciò che aveva visto sulla via di Damasco. Gli impose le mani, consacrandolo primo Vescovo della Iapigia, la Puglia di oggi.


Sant’Oronzo tornò dunque nella sua terra, per predicare Cristo, e in molti si convertirono. Ma erano gli anni delle persecuzioni di Nerone. Essere cristiani all’epoca era una condanna a morte. Lasciarono Lecce, rifugiandosi prima a Ostuni, poi a Turi.

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Qui  a Turi, nella “grotta” che poi ha assunto il suo nome, Oronzo predicava il Vangelo, battezzava, celebrava l’Eucarestia assieme ai nostri antenati. Perseguitato, lasciò Turi per recarsi a Potenza, a Taranto, infine ritornò a Lecce, dove consacrò a Maria Madre di Dio la prima chiesa.  Fu imprigionato e, dopo undici giorni di carcere, fu decapitato, rendendo testimonianza a Dio col sacrificio della vita. Era l’alba del 26 agosto 68.

I secoli trascorsero, ma non cancellarono la memoria che del Santo aveva la comunità turese. L’ingresso della grotta, però, restò sepolto dalla campagna e dal tempo.

Durante la pestilenza degli anni 1656-1658, sant’Oronzo apparve ad una ragazza, le assicurò che l’epidemia sarebbe presto terminata, e le svelò l’ingresso della grotta. Lì furono rinvenuti i segni della sua presenza nell’età apostolica: due ampolle, un panno, simbolo che lì sotto, nell’umidità della roccia, 1500 anni prima qualcuno aveva celebrato l’Eucarestia.

In seguito al terremoto del 1731, sant’Oronzo fu proclamato Protettore di Turi e Patrono “meno principale”, perché il Patrono, da tempo immemorabile, era san Giovanni Battista.

Il 22 giugno 1819 Papa Pio VII concesse al clero turese la facoltà di celebrare il 26 agosto di ogni anno la messa e l’ufficio divino propri di Sant’Oronzo, vescovo e martire.

Nel 1851 i turesi vollero onorare il loro protettore costruendo un carro trionfale.

Oggi la devozione per il Santo si articola in quattro momenti particolari.

La Sacra Undena, in ricordo degli undici giorni di prigionia che Oronzo affrontò prima del martirio, consta di undici celebrazioni, alle ore 19 in chiesa Madre, a partire dalla sera del 15 agosto.

La mattina del 26 agosto, all’alba, si ricorda presso la grotta il martirio del  Santo.

 

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Più tardi, alle ore 10, in chiesa Madre, la celebrazione dell’ufficio divino proprio di Sant’Oronzo, a cui segue la processione della statua del santo lungo le vie della città.

Infine, intorno alle ore 22,30, l’accoglienza di Oronzo, trionfale, nella piazza del paese. Il carro trionfale attuale, il quarto in ordine di tempo, trainato da sei mule, in partenza dalla grotta dove il santo trovò  rifugio, attraversa il paese per fermarsi nella piazza del Comune, ad un passo dal campanile della chiesa Madre.

Così la comunità turese condivide con il suo protettore la prigionia, il martirio, la morte, risorgendo con lui, in un clima di festosa gioia.

L’arcipretura di Turi ha iniziato il percorso per chiedere che sant’Oronzo possa diventare al più presto Patrono principale assieme a San Giovanni Battista.

Tuttavia notiamo che il libello del Programma delle manifestazioni regligiose, civili e musicali, realizzato come ogni anno dal Comitato Feste Patronali anticipa i tempi, riportando la dicitura: Solenni festeggiamenti in onore del Patrono. Sarà forse per il prossimo anno. Buona festa a tutti!

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