La ‘Neviera di Turi’, una mandorla autoctona scomparsa

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La coltivazione del mandorlo in Puglia racconta più di duemila anni di storia; basti ricordare le mandorle con il guscio morbido “mollesche”, chiamate in antico “tarantine”, consumate durante gli opulenti e raffinati banchetti nella Tarentum della Magna Grecia, attuale città di Taranto.

mandorlo turi

Ancora oggi in tutta la regione, soprattutto nella provincia di Bari, si possono rintracciare le antiche aree di diffusione delle coltivazioni delle eccellenti mandorle di Puglia, prodotto apprezzato in tutto il mondo.

Dopo secoli di coltivazione e sperimentazione si è giunti ad una selezione delle numerose varietà, grazie all'esperienza dei nostri coltivatori, alle ottimali condizioni ambientali e alle straordinarie peculiarità del terreno.

Da sempre le mandorle “Amygdalus communis”, oltre ad essere consumate come frutto secco, sono state utilizzate dagli speziali di medicina, per la preparazione di olii officinali, nella farmacopea ufficiale, per la produzione di profumi e unguenti, e soprattutto come prezioso ingrediente per la pasticceria e confitteria. Oggi la scienza ufficiale ha confermato i molteplici benefici che le mandorle apportano alla salute: energizzanti, migliorano la circolazione del sangue, prevengono l'invecchiamento cellulare, contrastano la formazione di radicali liberi, combattono il diabete e proteggono l'intestino.

 

La produzione agli inizi del ‘900

Agli inizi degli anni ’20 del secolo scorso, nella sola provincia di Bari, si producevano 500.000 quintali di mandorle con guscio. 40.000 quintali nella provincia di Brindisi, 85.000 nella provincia di Taranto e 6000 quintali nelle provincie di Foggia e Lecce.

In quegl’anni, in Puglia esistevano circa 200 varietà di mandorle: a guscio morbido e duro, mandorle dolci e amare. I prezzi variavano in base alla qualità e alla richiesta del mercato nazionale ed estero.

Le varietà pugliesi più diffuse e commercializzate erano la mandorla Rachele e la Montrone, oltre a quella dell’antica mollesca (“Meddèschele”).
In particolare, la cultivar Montrone era molto richiesta perché aveva un frutto molto grosso dal bel colore chiaro. Inoltre, era una varietà precoce, aveva una drupa allungata e la corteccia di medio spessore. Sul mercato questa mandorla veniva pagata più di altre, ad un prezzo di 25-30 lire al quintale. Nel 1888, per 100 kg. di frutto di mandorle, venivamo pagati 145-150 lire.
Per comprendere il valore del frutto, basta paragonarlo con la paga di una giornata lavorativa: nel 1900, a Turi, al bracciante uomo veniva corrisposta una lira, mentre 50 centesimi per la donna.

Va precisato, infine, che le mandorle venivano vendute sia con il guscio che il solo frutto; dunque, la resa dipendeva dalla specifica varietà. Ad esempio, 1 tomolo di mandorle mollesche (pari a 50,5 litri) rendeva 13 rotola (1 rotolo corrisponde a 890 gr.), mentre la stessa quantità di mandorle a guscio duro rendeva 7-8 rotola di frutto.

Mandorlo 'Rachele' - TuriMandorlo 'Rachele'


Le varietà turesi

Nel Comune di Turi i nostri nonni coltivavano ben 15 varietà di mandorle. Una in particolare era una mandorla autoctona, coltivata anche nei territori limitrofi di Monopoli, Sammichele e Putignano: la Neviera o Niviera di Turi, oggi purtroppo scomparsa.
Le altre cultivar erano: Caputo, Carmellina, Rachele, Monaco, Montrone, Don Savino, Don Carlo, Santo Padre, Naturale della Difesa, Armellino, Gennaro D'Aprile, Cozzolongo, Serio, Malvasia, Mollesca della marchesa.

Gli alberi di mandorlo avevano un differente periodo di fioritura; alcuni fiorivano tardivamente, vedi la Rachele e le mollesche, altri avevano una fioritura precoce, vedi la varietà Don Carlo.

A testimonianza che il mandorlo era una coltura antica e particolarmente diffusa nel nostro territorio, alcune aree dell’agro turese hanno preso il nome dalla mandorla che era coltivata. A tal proposito, ricordiamo alcuni toponimi storici: “contrada la Niviera”(probabile neviera di Musacco), “Amandole di Blasi”, “Piscina amandole”, “contrada la difesa” e “deserti della Niviera” (via Mola).

Dopo tanti secoli di storia, oggi nel nostro territorio questo straordinario e prezioso frutto viene coltivato in oltre 100 ettari, con le varietà Genco, Filippo Cea e Tuono. Mentre, per quanto riguarda le nostre maestre dolciaie, per la preparazione dei dolci di mandorla e della Faldacchea utilizzano mandorle della cosiddetta “massa Bari”, una miscela di frutti delle varietà Tuono, Mosetta, Caputo, Filippo Cea, Genco.

neviera turi okVarietà 'Neviera di Musacco', probabile zona d'origne della mandorla Neviera

 

Produzione delle mandorle nei Comuni limitrofi (inizi del ‘900)

Putignano
Figliatella, Laffaiola, Molecchia, Neviera di Turi, Confortina, Barese, La Grave, Ponte la Macchia.

Conversano
Berardi, Rachele, Bonifacio, Montrone, Bianca, Scarpa, Natale Chino, via Polignano, Percoco.

Castellana
Caputo, Reale, Bonifacio, Catuccia, Montrone, Falsa Barese, Tondina, Tutina

Monopoli
Cinque Cinque, mollesca grossa, Bianca, Mandorla di Turi, Usca Paglia, Montrone, Stracciolla

Sammichele
Monaco, Mallardi, Don Carlo, Armellino, Rachele, Giovanni Azzone, Neviera di Turi, Paglia Arsa, Vito Innocente, Vito Carone

Bari città
Rachele, Zinzia, Barese, Cristo Morto

Stefano de Carolis