Strappo istituzionale con il Centro Studi Aldo Moro

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La lettera aperta del presidente Domenico Leogrande esprime il rammarico
per “il silenzio del sindaco”

Il “Progetto Gramsci” continua a far discutere. Questa volta, però, l’oggetto del contendere non è di chi sia la responsabilità del ritiro del finanziamento, bensì uno “sgarbo istituzionale” addebitato al sindaco Tina Resta.

I contorni della vicenda vengono chiariti nella lettera aperta che il prof. Domenico Leogrande, presidente del Centro Studi Aldo Moro, ha indirizzato al primo cittadino e a tutti i Consiglieri comunali.

Dalla missiva, che vi riportiamo integralmente di seguito, si apprende che il Centro Studi aveva programmato una serie di «incontri pubblici tra la maggioranza e la minoranza per dibattere su argomenti di interesse per la nostra comunità». Ad iniziare proprio dal controverso tema del “Progetto Gramsci”.

La proposta, avanzata informalmente al sindaco lo scorso 15 aprile, non ha ricevuto alcuna risposta. Un silenzio che ha generato una comprensibile amarezza: «C’è il rammarico – si legge in un passaggio della lettera – di tutti i componenti del Centro Studi, per aver perso un’occasione per contribuire alla crescita della nostra comunità; opportunità di ravvivare il dibattito politico, che da tempo è completamente assente. Opportunità di mettere a diretto contatto amministratori e amministrati e rendere finalmente protagonisti i cittadini. Questo non si potrà realizzare grazie alla Sua miopia o alla Sua paura, alla Sua insensibilità o alla Sua arroganza».

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Lettera aperta

Al Sindaco del Comune di Turi
Dott.ssa Ippolita Resta

A tutti i Consiglieri Comunali

Signor Sindaco,

il giorno 15 aprile 2022 Le ho inviato un messaggio su whatsapp in cui Le scrivevo testualmente: “Buon pomeriggio Sindaco. Sono Mimmo Leogrande. Scusami se ti disturbo, volevo sottoporti una iniziativa del Centro Studi Aldo Moro. Vorremmo organizzare degli incontri pubblici tra la maggioranza e la minoranza per dibattere su argomenti di interesse per la nostra comunità. Un primo tema potrebbe essere quello del progetto Gramsci. Tu o qualcuno della maggioranza e qualcuno della minoranza dovreste spiegare cosa è successo. Successivamente si potrebbero concordare altri temi. Se ritieni che si possa fare, potremmo incontrarci quando avrai disponibilità e concordare le modalità. Attendo tue decisioni e nel frattempo ti auguro Buona Pasqua. Mimmo”.

Ebbene, dopo 20 giorni, non c’è stata risposta. Non conosco le ragioni. Io, che sono portato sempre a non pensar male, ho preso anche in considerazione il fatto che non avesse avuto tempo, con tutti i problemi che ha! Ci ho pensato ma ho concluso che no, non è assolutamente possibile! Primo, perché sarebbe bastato un minuto per rispondere, sempre su whatsapp, dicendomi che non aveva tempo, che non aveva voglia, che ne avremmo parlato in seguito, quello che riteneva più opportuno. Secondo, perché Lei ha il dovere di rispondere, ha il dovere di spiegare alla cittadinanza quello che avviene nel Palazzo. Alla fine, ho cercato di ipotizzarne alcune: paura di confrontarsi con la minoranza, strafottenza, chissenefrega dei cittadini. Scelga Lei quale.

Lei non ha offeso soltanto me ma tutto il Centro Studi Aldo Moro. Ha offeso il Direttivo che aveva, insieme a me, proposto con entusiasmo delle iniziative nelle quali Lei avrebbe avuto l’opportunità di spiegare ai cittadini le ragioni del Suo operato. Ha offeso la memoria di Simeone Maggiolini, fondatore del Centro Studi, che tanto ci teneva affinché il Centro Studi si rendesse utile alla cittadinanza con iniziative di crescita politica, sociale e culturale. Ha offeso la memoria di Aldo Moro, al quale il Centro Studi si ispira e dal quale, in ogni circostanza, coglie il pensiero, i principi, le idee. “La persona prima di tutto” diceva Moro, “il rispetto della persona”, quello che Lei non ha mostrato di avere nei confronti dei componenti del Centro Studi.

C’è il rammarico di tutti i componenti del Centro Studi per aver perso una occasione per contribuire alla crescita della nostra comunità; opportunità di ravvivare il dibattito politico, che da tempo è completamente assente. Opportunità di mettere a diretto contatto amministratori e amministrati e rendere finalmente protagonisti i cittadini.
Questo non si potrà realizzare grazie alla Sua miopia o alla Sua paura, alla Sua insensibilità o alla Sua arroganza.

Questa lettera è indirizzata a Lei ed a tutti i consiglieri comunali perché è giusto che tutti devono sapere, quindi, anche a coloro che magari avrebbero voluto partecipare alle iniziative; coloro che avrebbero desiderato spiegare le scelte fatte nel loro operato. Sono sicuro che anche tra i Suoi consiglieri di maggioranza ci sia qualcuno che avrebbe voluto spiegare, senza timore, le proprie scelte, perché chi opera con trasparenza e passione non ha paura di confrontarsi.

La saluto

Turi, 5 maggio 2022

Il Presidente
Prof. Domenico Leogrande

 

P.S. A margine di quanto detto in precedenza, Sindaco mi permetto di fare qualche considerazione di carattere personale e non più come presidente del Centro Studi Aldo Moro.

Come avrà notato sono passato dal “tu” nel messaggio al “Lei” nella lettera. La mia convinzione (errata) di avviare un proficuo percorso di collaborazione tra Centro Studi e Sindaco, il passato trascorso insieme come consiglieri comunali di opposizione alcuni anni fa e la certezza di non averle mai arrecato alcuna offesa mi hanno indotto ad essere informale sia nel mezzo (messaggio WhatsApp) che nel linguaggio. E’ chiaro che ad un suo assenso si sarebbe tutto formalizzato. Ma ho capito che il potere (sic!) inebria la mente e modifica gli atteggiamenti. E, quindi, ritengo giusto che ci sia la dovuta distanza tra Lei Sindaco e me semplice cittadino.

Infine, desidero farLe notare che, a conclusione del messaggio, Le auguravo Buona Pasqua. Lei sa perfettamente che le più semplici regole della buona educazione impongono un “grazie e altrettanto”. Lo impongono ancora di più se si è primo cittadino, nonché ex educatrice.

La risaluto

Mimmo Leogrande