Don Vito Ingellis racconta Giovanni Maria Sabino

don vito ingellis

Avrebbe dovuto parlarne ai ragazzi e alle famiglie nella manifestazione scolastica del ’78, sconvolta dall’investimento di una bambina in via Guglielmo Cisternino

Il 30 maggio dello scorso anno, domenica di Pentecoste, appariva sui social Giovanni Maria Sabino, sacerdote e musicista stimatissimo, nato nel 1588 a Turi. Col suo primo post, scritto in italiano seicentesco, ricordava che: “Fra un mese esatto, il dì 30 di giugno, il genetliaco de' miei primi 432 anni si compirà – che a Dio piaccia far me degno di questo contento –, per la qual cagione è d'uopo che si onori tal recorrentia. Tosto dunque prencipierò la compilattione, per diffonderle in via telematica, de le mie informationi di vita e musicali, acciocché possiate conoscermi come uomo ovver musicista. Son lor pronti a cotal avvenimento? Baciando riverentemente la mano, prego il Signor Dio doni loro felicissimo compimento di quanto desiderano”. Ad oggi, sulla sua bacheca personale e sulla pagina Facebook dedicata all’ensemble barocco che porta il suo nome, il sacerdote e musicista turese ha rivelato molto dei suoi primi anni di vita. Per maggiori informazioni, è possibile consultare i canali appena menzionati ed i nostri precedenti articoli sempre disponibili su www.turiweb.it.

L’ANNUNCIO SOLENNE DI DON VITO INGELLIS

In rete, fuori dal mondo dei social, ci siamo imbattuti in un pdf caricato dal sito turionline.it, già da noi spesso elogiato per la particolarità di alcuni suoi contenuti. All’interno del file, la scannerizzazione di uno dei numeri di “Turi – Chiesa Madre”, il periodico diretto e scritto dal compianto don Vito Ingellis.

Il frontespizio del “Vespro” musicato da Giovanni Maria Sabino

Leggiamo cosa scrive: «Siamo in possesso di centodieci fotocopie di fogli di musica scritti da un’autentica gloria di Turi. Ecco – riferendosi all’immagine che vi proponiamo di fianco – la prima delle quarantaquattro fotocopie “doppie” del “Vespro” musicato dal sacerdote don Giovanni Maria Sabino, nato a Turi di Bari il 1588. Notate in data di fondo. Risale al 1607, cioè quando egli aveva diciannove anni ed era già Maestro di Cappella della Real Chiesa del Castel Nuovo di Napoli. Delle altre 66 fotocopie di fogli di musica dello stesso musicista sacerdote turese don Giovanni Maria Sabino in cui vi sono “Cantate, “Arie bellissime”, “Gagliarde”, ecc. ho voluto stralciare alcune annotazioni che egli pose in calce ai fogli musicati. Sono battute umoristiche o suggerimenti come: “Falla carità volti presto”; “Favorisca di voltare”; “Andiamo in voltamento”; “Finis coronat opus.” A parte poi pubblico la stupenda “Laude alla Vergine” […] con l’armonizzazione fatta dal M° Pietro Sgobba di Noci, attuale direttore del concerto bandistico dell’oratorio M. SS. Ausiliatrice di Turi».

8 GIUGNO ’78: LA MANIFESTAZIONE DI FINE ANNO

«Era stata preparata con amore e con passione da parte soprattutto delle insegnanti e degli allievi delle quinte classi delle elementari di Turi la manifestazione di chiusura dell’anno scolastico 1977-78. E, poiché in correlazione da noi vi è un corso di educazione musicale presso il vicino Oratorio Maria Santissima SS. Ausiliatrice, è intervenuto alla manifestazione anche il Concerto bandistico, programmando otto “pezzi” formidabili, destinati a far suscitare con un crescendo vertiginoso l’entusiasmo dei piccoli e dei grandi. Tutto doveva svolgersi giovedì 8 giugno 1978, con l’inizio alle ore 17.30 nella seguente maniera: “Radetzki” – marcia – di Strauss; “La forza del destino” – preghiera – di G. Verdi; “Laude alla Vergine” – del Sac. G. M. Sabino da Turi; “Nabucco” – coro degli schiavi – di G. Verdi. “Romanza” – opera 50 di L. W. Beethoven; “Concerto K 467” di W. A. Mozart; “Tema di Lara” (dott. Zivago) di M. Jarrè; “Sinfonia n°40” di W. A. Mozart».

LA PREPARAZIONE DEL DISCORSO

«Allorché don Giovanni Cipriani me lo comunicò e mi disse che al terzo posto sarebbe stata eseguita la “Laude alla Vergine” composta dal sacerdote don Giovanni Maria Sabino, nato a Turi 390 anni or sono, dissi di fare io la presentazione di quel “pezzo”. Trascorsi la notte tra il 7 e l’8 giugno quasi tutta in bianco. Scrissi quanto avevo in animo di dire soprattutto ai piccoli. L’indomani mattina feci ascoltare il distillato delle mie meningi al direttore didattico, prof. Nicola Iacovazzi, prima ed a don Giovanni Cipriani, dopo. Avrei parlato per meno di dieci minuti, ma avrei fatto vibrare all’unisono l’uditorio composto da moltissimi ragazzi e dai rispettivi famigliari. Ambedue furono entusiasti della mia iniziativa. Il mio intervento avrebbe avuto il sapore ed il valore di una improvvisata».

LA TRAGEDIA SFIORATA IN VIA CISTERNINO

Il “distillato di meningi” prodotto da don Vito Ingellis, tuttavia, quel giorno non fu mai pronunciato in pubblico; accadde qualcosa: «Alle ore 17.30, ero già alle scuole elementari, ove all’aperto si sarebbe svolta la manifestazione. Fervevano gli ultimi ritocchi ai preparativi, allorché l’attenzione delle molte centinaia di bambini si spostò improvvisamente verso la via Guglielmo Cisternino, adiacente alle scuole, in cui, dopo una frenatura di molti metri, la piccola bambina Annalisa De Carolis, figlia del professore di educazione fisica, Romano, e nipote quindi dell’indimenticabile insegnante, don Giovanni, e figlia dell’insegnante Lidia Volpe, veniva investita e catapultata lontana. Accorremmo tutti. La piccola che per giunta è anche sofferente, ridotta quasi ad uno straccio, raggomitolata su se stessa, perdeva sangue del sano. Era come svenuta. Lo stesso investitore la metteva subito nella sua macchina poderosa e la portava di gran corsa all’ospedale di Putignano. Si creò una confusione indescrivibile. Il padre e la madre della piccola seguirono con la comprensibile commozione in altra macchina. […] Salimmo su di un’altra auto e raggiungemmo Putignano. Temevamo che la bimba avesse avuto le ossa fracassate e addirittura che i suoi minuti di vita erano contati. Dopo i controlli, i raggi, le analisi risultò che aveva riportato lussazioni varie e soprattutto tanto spavento. Povera bambina e poveri genitori! Noi personalmente fummo loro vicino, per far sentire meno terribile l’angoscia».

ATTIMI DI ANGOSCIA E DI SOLIDARIETÀ

«A Turi – prosegue don Vito Ingellis – anche se tutti erano emozionatissimi, aveva avuto luogo la manifestazione programmata. Naturalmente, fu saltata la mia “presentazione” alla “Laude”. Pur se mi sarebbe piaciuto fare quello che avevo preparato, avevo sentito il bisogno di essere vicino a quei due cari genitori, che soffrivano tanto, che nascondevano le loro lagrime e che vivevano terribili momenti di ansia. La presenza mia e degli altri amici in ospedale servì a dar loro coraggio. Non ho voluto, comunque, rinunziare a pubblicare quello che avevo scritto e che non lessi in quella occasione. Servirà a proiettare un fascio di luce sulla grande figura di un sacerdote, musicista turese che dopo quasi quattro secoli viene tolto dall’oblio grazie anche al nostro periodico».

IL DISCORSO CHE NON FU PRONUNCIATO

«Chiedo scusa se mi inserisco nella prima parte di questo memorabile spettacolo. Desidero rivolgervi alcune parole come turese e come sacerdote turese. Se presterete attenzione, forse non vi pentirete e non dimenticherete quello che vi dirò. Più volte il vostro direttore didattico prof. Nicola Iacovazzi, turese come noi, mi ha pregato di riunire alcune scolaresche e di parlare loro di questa nostra terra solatia, della nostra Turi, terra che ci è cara più di ogni altra, perché qui siamo nati, qui trascorriamo i nostri giorni, qui vissero i nostri cari morti, che l’amarono e ci amarono, la onorarono e ci trasmisero in prezioso retaggio la fede, l’amore per la nostra terra, le tradizioni, il loro genio, che è nostro onore e vanto. Ed ora mi consentirete incominciare come si usava nelle favole che una volta le nonne narravano ai nipotini, quando calavano le ombre della sera, una favola meravigliosa, che comincia come tutte le fiabe: “C’era una volta…”. Sì, c’era una volta qui a Turi, tanti, tanti anni or sono… Chi? Mi chiederete tutti… Ebbene sì, vi era un bimbo come voi. Un bambino destinato a diventare celebre. Era nato a Turi, nella nostra Turi ed io ho trovato il suo atto di battesimo nei registri della nostra Chiesa Madre, esattamente alla data del 30 giugno 1588, cioè 390 anni or sono. Era nato a Turi, dicevo, e si chiamava Giovanni Maria Sabino. […] I suoi genitori si chiamavano Francesco Sabino e Caterina Cecere. Fu battezzato da don Giovanni Francesco Pitrello. Ebbe per padrino don Massimiliano dei Leoni. A Turi, purtroppo, come spesso è avvenuto anche per altro l’avevano dimenticato».

ALLA PROSSIMA PUNTATA…

Nei prossimi numeri continueremo a far rivivere su queste pagine don Vito Ingellis e con lui don Giovanni Cipriani e Giuseppe Mallardi, i quali fecero a loro volta rivivere don Giovanni Maria Sabino, un gigante della storia della nostra città.

LEONARDO FLORIO