Lunedì 21 Giugno 2021
   
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Le ville cambieranno: in meglio o in peggio?

L'anteprima dell'installazione turese - Roma 2019 (2)

Le opinioni contrastanti dei cittadini, i dovuti chiarimenti ed il modello “giardino creativo”

«A me ogni giorno viene la tentazione di tirarle un po' per aiutarle a crescere, ma rimango incerto tra le due concezioni del mondo e dell'educazione: se essere roussoiano e lasciar fare la natura che non sbaglia mai ed è fondamentalmente buona o se essere volontarista e sforzare la natura introducendo nell'evoluzione la mano esperta dell'uomo e il principio d'autorità. Finora l'incertezza non è finita e nel capo mi tenzonano le due ideologie».

A chi appartiene questo virgolettato? Presto detto. Le parole riportate sono estratte da una lettera scritta il 22 aprile 1929 da Antonio Gramsci, considerato tra i pensatori più importanti del secolo scorso. In questa corrispondenza, Gramsci si rivolge a sua cognata Tatiana, raccontandole, durante la sua detenzione nel carcere di Turi, lo stato di crescita e salute delle pianticelle che gli offrono compagnia in cella; con la squisita raffinatezza di un intellettuale del suo calibro, il puro e semplice giardinaggio diviene veicolo di riflessioni filosofiche e pedagogiche. Non si dimentichino, infatti, le declinazioni, nondimeno illuminanti ed acuminate, assunte dal pensiero gramsciano al di fuori della politica. Chissà cosa avrebbe potuto suscitare in lui la vista dei ciliegeti in fiore che, tempo dopo, avrebbero affollato le campagne turesi.

LA ROSA DI TURI

Tornando alla lettera e a quello che è stato uno dei “passatempi” di Gramsci in cella, il “resoconto clinico” delle sue piccole creature verdi principia da una rosa: «Ma veniamo a qualcosa di più allegro. La rosa – scriveva Gramsci - ha preso una terribile insolazione: tutte le foglie e le parti più tenere sono bruciate e carbonizzate; ha un aspetto desolato e triste, ma caccia fuori nuovamente le gemme. Non è morta, almeno finora. La catastrofe solare era inevitabile, perché potei coprirla solo con della carta, che il vento portava via; sarebbe stato necessario avere un bel mazzo di paglia, che è cattiva conduttrice del calore e nello stesso tempo ripara dai raggi diretti. In ogni modo la prognosi è favorevole, a eccezione di complicazioni straordinarie».

Questa rosa, al termine della lettera, si trasforma in una poesia che a sua volta, nel 2001, incontra la musica, diventando una canzone dei Radioderwish: “La rosa di Turi”.

REPETITA IUVANT

Alcuni schizzi del maestro Pirri

La poesia inizia così: «Sai da un anno in qua / a cicli eterni le stagioni / sono in me / aspetto che / compagni ed angeli si uniscano con me».

“Compagni e angeli”, figlio di un programma di cooperazione trilaterale fra Albania, Italia e Montenegro, è anche il nome del progetto che permetterà al cuore di Turi di rivoluzionarsi. Alla guida di questo importante cambiamento ci sono le idee di Alfredo Pirri il quale, a Roma, ha già posizionato un’installazione temporanea a conclusione del 2019. A Tirana, invece, il proposito è quello di dar vita ad un “giardino creativo” per giovani artisti: un vero e proprio centro culturale en plein air, aperto a tutti per essere visitato e a disposizione per esporre e presentare progetti artistici e musicali.

Per quanto riguarda Turi? Se ne discute da quasi un mese sui settimanali locali, nelle stanze del Palazzo e sui social. Come premessa all’analisi del dibattito innescato sulla pagina Facebook “Sei di Turi se…”, si evidenzia – ahinoi – una certa refrattarietà, da parte di una fetta di popolazione, non tanto all’importante restyling cui andranno incontro le nostre due ville, quanto alla pratica stessa della lettura: da tempo, infatti, è noto – o almeno dovrebbe esserlo – che il milione di euro in ballo sarà a nostra disposizione grazie al lavoro dell’Amministrazione Coppi e alla volontà di quella attuale di non gettare tutto alle ortiche; ma soprattutto che la somma è vincolata al progetto poc’anzi menzionato: non può dunque essere indirizzata ad altre finalità, seppur ugualmente valide o più urgenti.

Chiarito ancora una volta questo aspetto, osserviamo le reazioni a quella che non per tutti i turesi è stata una felice scoperta.

CHI A SFAVORE…

“È un obbrobrio”. “Mette tristezza!” – e tante altre espressioni che se fossero riferite a persone rientrerebbero nel linguaggio del bodyshaming. Provando a sdrammatizzare, l’ironia dei contrari alla realizzazione dell’opera si è davvero scatenata: c’è chi nel rendering dell’arena perimetrata dalla rampa ha intravisto un fermatubo in rame, ad esempio.

Al di là dei giudizi trancianti, ve ne sono alcuni più discorsivi: “Penso da ‘non turese’ che l’opera si andrà a scontrare con l'architettura dei palazzi che sono intorno, invece di salvaguardarla e metterla in evidenza […] Sarà solo un'ostentata modernità che mal si addice al contesto che abbiamo intorno? […]”.

“Sono d'accordo – scrive qualcun altro – a riqualificare le due ville comunali, in particolare quella piccola necessita di urgenti migliorie ma non sono d'accordo a sacrificare quasi metà della villa grande per realizzare una enorme rampa circolare che porta al memoriale di Gramsci. Cambiare il volto di una delle più belle ville del circondario, con i suoi vialetti, le aiuole, le varietà di alberi per realizzare una opera del genere mi sembra esagerato e fuori contesto. Bastava un accesso di più piccole dimensioni per non snaturare l'attuale aspetto, se proprio bisogna farlo. […]”.

E ancora: “[…] Al di là dell'impressione puramente soggettiva, credo democraticamente che la comunità possa esprimersi a riguardo. In più snaturerebbe e cambierebbe drasticamente gli scenari delle nostre due ville, che invece vanno rivalorizzate negli spazi verdi, con la riparazione di panchine, giostrine a misura di bambino, bagni pubblici puliti e controllati, pavimentazione. […] Questo simbolo di Gramsci dice ben poco: io sceglierei un'opera più piccola e semplice nei pressi del carcere, destinerei i fondi a una giornata dedicata che promuova davvero la conoscenza, creerei delle visite guidate ricche di contenuti per persone del luogo e turisti che vogliano conoscere la Sua storia e i suoi ultimi anni a Turi”.

CHI A FAVORE…

C’è anche chi è del parere opposto: “Sono sempre più convinto che i ‘problemi’ di Turi siano i turesi stessi. Il mio personale ringraziamento va a Menino Coppi che ha fortemente inseguito e cercato di inserire il nostro ‘paesello’ in questo progetto ‘Compagni ed Angeli’, a questa Amministrazione che lo sta proseguendo. Vista l'occasione unica che si presenta, un conto è contribuire con suggerimenti che possano migliorare il migliorabile altro conto è sganciarsi dalla realtà e propalare idiozie: quanto d'identitario possiamo cogliere tra questo monumento a Gramsci e l'attuale presenza del ‘cesso’ (bagni pubblici)? Quanta identità storica e sociale per una villa che non è più frequentata come in passato e ad una certa ora presta la si può chiudere? Se non modificato, il progetto presentava una congiunzione luminosa tra il monumento e la cella di Gramsci che restituirebbe una ideale vitalità notturna. Giusto, sarebbe a mio parere, contribuire per apportare i miglioramenti possibili e sostenibili per una elevazione identitaria internazionale; giostrine, buche stradali, altri spazi, altre ville e tanto altro meritano la giusta e dovuta attenzione ma non possono essere antagonisti a quest'opera che è interamente finanziata nel progetto indicato, nessuna partecipazione di spesa da parte del bilancio comunale. Poi comprendo e tollero che ci possano essere i contrari, del resto ricordo che il popolo sceglie sempre Barabba”.

NIENTE PANICO: I PROBLEMI SONO ALTRI

Tra i favorevoli parrebbe esserci la consigliera Giannalisa Zaccheo che, sempre sui social, ha opportunamente chiarito alcuni aspetti fondamentali: “Sinceramente a me il progetto è piaciuto. Si tratta di un opera d'arte di pregio e di caratura internazionale. Qualche giorno fa c'è stato un incontro tra il Consiglio e i progettisti e in quella sede abbiamo esternato le nostre perplessità. I progettisti ci hanno garantito che sarà coinvolta l'intera cittadinanza per condividere il progetto, al fine di permettere a tutti di presentare le proprie osservazioni. […] Quindi ci sono margini per modificarlo. Per esempio a me non è piaciuta la proposta di perimetrare l'opera con siepi alte due metri! Ritengo che ciò renderebbe la villa claustrofobica”.

Acquietati gli animi in quella che sostanzialmente è la “polemica estetica”, la dott.ssa Zaccheo avverte: “Al momento non ci sono i soldi per riqualificare la villa di piazza Moro: incongruenza che renderebbe le due ville scollegate tra loro, nonostante il progetto interessi entrambe. Se l’intervento deve esserci, credo sia utile farlo in modo completo. Non vorrei vedere una piccola Cattedrale nel deserto. La regione ha garantito che ci saranno dei soldi anche per la villa piccola. Ma tra il dire e il fare. Altra cosa che non ha convinto molti consiglieri, di maggioranza e di minoranza, è il prato inglese previsto nel progetto. Come lo manterremo verde? Con quale acqua?”.

RINUNCIARE O NON RINUNCIARE

A fronte di quanto sin qui evidenziato, alcuni si chiedono se non sia meglio rinunciare all’apertura dei cantieri: “Tutto si può fare. […] Ma ribadisco che l'alternativa a questo progetto è nulla. Quei soldi sono soldi europei e hanno una specifica destinazione, quella artistico/culturale. Non si possono impiegare per altro. Se non li prende Turi, li prenderà un altro Comune. Vi garantisco che c'è la fila. In sostanza, chi ha vinto il finanziamento non è Turi, ma il progetto” – puntualizza, sempre sui social, la consigliera Zaccheo.

IL MODELLO “GIARDINO CREATIVO”

Una giusta sintesi tra le tesi e le antitesi finora passate in rassegna è rappresentata dal commento di Giuliano Salvati: “Questa installazione in sé per sé non mi piace e se lasciata come una cattedrale nel deserto non avrebbe nemmeno molto senso. Ma se dalla stessa si riuscisse ad aprire un dibattito sull'importanza dell'eredità culturale che Gramsci, ma anche Pertini ci hanno lasciato, e riuscissimo a ‘sfruttarla’ come veicolo culturale, turistico ed economico, potremmo aver finalmente trovato un modo per far crescere Turi. Ad esempio pensate a livello turistico cosa possa significare per un paese come Turi, che non ha né il mare di Polignano, né i trulli di Alberobello, né tantomeno le spiagge di Monopoli, ma che a livello geografico è a pochi km dagli stessi, creare un museo o convegni o altro che abbiano come protagonisti Gramsci e Pertini”.

Quello che oggi descriviamo come “fermatubo in rame”, “l’obbrobrio” potrebbe quindi un giorno rappresentare una possibilità in più per il nostro paese, specie se il modello cui ispirarsi fosse quello del “giardino creativo” voluto a Tirana; certo, laddove si scelga di dargli vita, animandolo con contenuti pertinenti, come ben rimarcava Salvati. E di contenuti pertinenti su cui soffermarsi le figure di Gramsci e Pertini sono a dir poco gravide.

LEONARDO FLORIO

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