Venerdì 23 Aprile 2021
   
Text Size

Foibe, “non passate all’altra pagina”

foibe 2021

Ripercorriamo la lectio magistralis del prof. Aldo Luisi tenutasi al Comprensivo in occasione del Giorno del Ricordo 2020

Lunedì 17 febbraio 2020, alle ore 10.00, la sala teatro della scuola media dell’Istituto Comprensivo “Resta -De Donato” accoglieva il prof. Aldo Luisi, il quale, in sessanta minuti, sviluppava un’agile lectio magistralis dal titolo “Foibe: una ferita ancora aperta. Le responsabilità politiche italiane e jugoslave”. Come si vedrà, al termine della sua dissertazione l’esimio professore si riprometteva di affrontare, quest’anno, nuovamente il tema per riportarne ulteriori sviluppi. Il Covid-19, tuttavia, ha impedito che ciò accadesse; ad ogni modo, il 10 febbraio 2021, Giorno del Ricordo, il Comune di Turi non ha comunque dimenticato la tragedia delle foibe, dedicando sulla sua pagina Facebook un piccolo pensiero. Dello stesso proposito è stato l’ex assessore alla cultura, dott.ssa Teresa De Carolis, che sul proprio profilo ha tenuto a sottolineare l’importanza della commemorazione, ricordando a margine l’arrivo a Turi del prof. Luisi.

UNO IATO LUNGO 60 ANNI

La lectio magistralis del prof. Luisi

Tornando quindi ad un anno fa ed al prof. Luisi, vi riproponiamo i passaggi salienti snocciolati dinanzi ai ragazzi del Comprensivo.

«In prima battuta, l’illustre relatore ha voluto elogiare la dirigenza scolastica per non aver soprasseduto sulla necessità di trasmettere ai propri studenti il significato del Giorno del Ricordo, una solennità civile nazionale celebrata in Italia il 10 febbraio di ogni anno ed istituita con la legge n. 92 del 30 Marzo 2004 con la volontà di conservare la memoria della tragedia di tutte le vittime delle foibe, nonché l’esodo degli istriani, fiumani e dalmati nel secondo dopoguerra. Tuttavia, come da lui stesso spiegato, ci sarebbe stato uno iato lungo 60 anni e chiuso soltanto nel 2005, ovvero l’anno in cui è stato effettivamente celebrato il primo Giorno del Ricordo, esattamente quando si è avuto l’accesso alla documentazione storica e a tutto il materiale relativo al periodo delle foibe. Uno iato fatto di mistero, con i suoi negazionismi e le sue distorsioni, diradato soltanto dopo decenni. Prima di addentrarsi nella spiegazione delle dinamiche omicide, note ai più, che portarono alla morte dai 5 agli 11mila infoibati, Luisi puntualizza: «Quando parliamo di foibe, facciamo riferimento a due cose: dal punto di vista geografico intendiamo riferirci alle spaccature delle montagne del Carso; mentre da un punto di vista storico-politico ad un ricordo molto triste».

1861: L’UNITA’ E LA PENETRAZIONE IN JUGOSLAVIA

«Ma perché questa tragedia? Chi furono i mandanti? A questo punto Luisi accenna alla figura del generale Tito e al suo intento di riunificazione della Jugoslavia, attualmente divisa in più Stati, salvo poi fare alcuni passi indietro per riprendere la vicenda dal 1861, anno dell’unità d’Italia. Un lustro più tardi, ovvero nel 1866, la nostra nazione, ancora debole dal punto di vista politico ma soprattutto militare, si ritrova costretta a partecipare ad un periodo di guerra di tre mesi, ovvero la terza guerra d’indipendenza, al fianco della Prussia, contro l’Impero Austro-Ungarico. Sugli sviluppi di questo conflitto, la nostra nazione, nonostante i disastri di La Marmora e del suo successore, riesce comunque a sedersi al tavolo dei vincitori, ottenendo dalla Prussia la Venezia-Giulia e una parte della Dalmazia: «L’Italia in questo momento inizia a penetrare nel territorio della Jugoslavia».

LA “VITTORIA MUTILATA”

Alcuni anni più tardi, il mondo viene sconquassato dalla Prima Guerra Mondiale, vinta “per il rotto della cuffia” da un’Italia che, ancora una volta in maniera fortunosa, si ritrova comunque a risicare qualcosa, come ad esempio il Trentino fino a Bolzano, tranne però la tanto desiderata Fiume che scatenò il caso della cosiddetta “vittoria mutilata”. A tal proposito, il prof. Luisi si sofferma sull’azione intrapresa da D’Annunzio, il quale come sappiamo dovette poi desistere.

L’INVASIONE E L’ITALIANIZZAZIONE DELLA JUGOSLAVIA

«Si arriva così al terzo step dell’excursus storico tracciato dal docente, ovvero il 6 aprile del ’41, quando l’Italia invade la Jugoslavia di comune accordo con la Germania. In questa parentesi, Luisi ripercorre brevemente l’ascesa al potere del fascismo e la volontà “italianizzatrice” di Mussolini imposta su tutti i territori italiani, strettamente interni ed esterni ai confini “naturali” della nazione: «Nelle zone slave in cui si erano insediati i nostri connazionali, Mussolini pretese l’italianizzazione del territorio, nonostante si parlasse in slavo e si praticasse l’islamismo. In caso contrario gli squadristi avrebbero utilizzato “metodi persuasivi”».

“NON PASSATE ALL’ALTRA PAGINA”

«Poco tempo dopo, la triste favola nazifascista finisce in pessimo modo e in Jugoslavia un certo Tito prende piede col suo esercito di partigiani, determinato a cacciare tutti i fascisti: «Tito ebbe accortezza di operare una distinzione: se eri comunista, venivi risparmiato; se eri fascista, venivi allontanato dalla Jugoslavia; se ti opponevi, venivi ammazzato nelle foibe».

E così, dopo aver aperto una parentesi sul comunismo sovietico, Luisi racconta la tragica storia di Norma Cossetti, brutalizzata a 23 anni dai partigiani di Tito, e quella più fortunata di Andrea Corsi, sopravvissuto per miracolo alle foibe. Prima di dipingere con tinte fosche la figura di Emilio Sereni, Ministro per l’assistenza post-bellica secondo cui “le foibe erano solo propaganda anti-comunista”, la lectio di Luisi si concluderà con il riferimento al trattato di Parigi del 10 febbraio del ’47, che pone fine al dramma delle foibe: «Vi invito a pensare in questo momento a cosa fareste se all’improvviso un regime militare vi ordinasse di lasciare tutto e andar via. Andare via dove? Non tutte le scuole – chiosa – ricordano questa vicenda. Di tanto in tanto, quando sentite parlare di foibe, non passate all’altra pagina, perché questa è una pagina triste della storia d’Italia messa a tacere per 60 anni». E a proposito del silenzio che copre persino le urla degli assassinati e gli spari degli assassini, Luisi promette che ci sarebbe tutto un altro capitolo, di cui magari «ne parliamo l’anno prossimo».

LEONARDO FLORIO

Aggiungi commento

rispettando il regolamento http://regolamento.lavocedelpaese.it/

ULTIMI COMMENTI

LA VOCE DEL PAESE Un Network di Idee.

l ACQUAVIVA DELLE FONTI l CASAMASSIMA l CASSANO DELLE MURGE l GIOIA DEL COLLE l NOICATTARO l POLIGNANO A MARE l PUTIGNANO l SANTERAMO IN COLLE l TURI l

Porta la Voce nel tuo paese

Copyright 2008-2017 © LA VOCE DEL PAESE. È vietata la riproduzione anche parziale. Tutti i diritti sono riservati.