Venerdì 23 Aprile 2021
   
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Storia e spartiti di Giovanni Maria Sabino

giovanni maria sabino

Dal battesimo al titolo di Abate, i primi tre episodi della vita del musicista turese

Il 30 maggio dello scorso anno, Domenica di Pentecoste, appariva sui social Giovanni Maria Sabino, sacerdote e musicista stimatissimo, nato nel 1588 a Turi. Col suo primo post, scritto in italiano seicentesco, ricordava che: “Tra un mese esatto, ovvero il 30 giugno, se Dio vorrà, compirò i miei primi 432 anni e ritengo opportuno festeggiare questa ricorrenza. Perciò inizierò a pubblicare i primi contenuti biografici e musicali per far sì' che possiate conoscermi come uomo e come musicista. Siete pronti? Ossequiandovi, vi auguro ogni bene desiderato».

PRIMO EPISODIO: IL BATTESIMO

Un mese più tardi, come promesso, Giovanni Maria Sabino avrebbe iniziato a raccontare la storia della sua vita e dei suoi spartiti, ringraziando «per l’incredibile pazienza ed il caloroso supporto» riservato da «tantissimi appassionati della musica barocca provenienti da diverse zone del mondo».

«Sono nato a Turi il 30 Giugno 1588; la mia adorata madre si chiamava Caterina Cecire, mentre Francesco Sabino era il nome di mio padre. La nostra era una famiglia benestante e numerosa: io ero il settimo di dieci figli. A dire il vero, il 30 Giugno di 432 anni fa erano già trascorsi i miei primi tre, quattro giorni di vita su questa Terra benedetta da Dio. Lo ha scoperto il M° Paolo Valerio, mio concittadino, direttore dell’ensemble barocco a me intitolato, nonché colui che più di tutti quest’oggi può fregiarsi di raccontarvi la mia storia: eccetto me, certo. Insomma, dicevo, il 30 Giugno 1588 venni battezzato com’era uso della mia epoca, ovverosia appena nato. Nascere nel XVI secolo era diverso: molte creature, poco dopo esser venute alla luce, morivano e tornavano tra le braccia del Signore; questo a patto che fossero state battezzate in tempo, perché, in caso contrario, la loro anima era destinata al limbo: nessun paradiso, purgatorio o inferno per loro».

SECONDO EPISODIO: LA TONSURA

«Quest’oggi voglio raccontarvi di quando, appena quattordicenne, ricevetti la prima tonsura, sempre là dove fui battezzato, all’interno della Chiesa della Insigne Collegiata di Turi dedicata a “Santa Maria di Terra Rossa”: era il 6 settembre 1602, di venerdì. Assieme ad altri dodici giovani turesi, quel giorno mi impegnai “sub ferula et disciplina” a frequentare le lezioni, di latino ed altre materie di studio, impartite dal Magnifico Marco Antonio Marra. La firma con cui sottoscrissi questo primo passo della mia carriera ecclesiastica è la più antica tra le tante rinvenute dal maestro Paolo Valerio, colui che ha dedicato anni ed energie per far sì ch’io adesso possa parlarvi di me».

TERZO EPISODIO: “ABATE”

«Dopo aver ricevuto la prima tonsura mi trasferii a Napoli per studiare musica, salvo poi tornare a Turi nel 1610 per essere nominato Cappellano del Beneficio di san Giacomo apostolo ed ottenere il titolo di “Abbàs”. Ad un mio parente, don Matteo de Florenzio, affidai il compito di adempiere alla maggior parte dei doveri conseguenti a questa nomina, dato che, dopo averla ricevuta, tornai a Napoli».

«Il titolo di Abate – spiega Paolo Valerio, ricercatore e direttore dell’ensemble barocco “Giovanni Maria Sabino” – normalmente indicava il padre responsabile di una comunità monastica. In questo caso si tratta di un titolo onorifico che veniva attribuito ai Cappellani titolari di un beneficio ecclesiastico ricevuto dal Vescovo assieme all’anello e la berretta che evidenziavano pubblicamente questo ruolo».

LEONARDO FLORIO

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