Sabato 28 Novembre 2020
   
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La Prima Tonsura di Giovanni Maria Sabino

 

La firma del Maestro Sabino - 1602

 

Il 6 settembre del 1602, Giovanni Maria Sabino ed altri 12 giovani turesi ricevono la prima tonsura e si avviano alla carriera ecclesiastica

Lo scorso 30 maggio, domenica di Pentecoste, Giovanni Maria Sabino ricordava sui social che di lì ad un mese avrebbe compiuto i suoi primi 432 anni: “Lieta domenica di Pentecoste, generosissimi Sodali. Fra un mese esatto, il dì 30 di giugno, il genetliaco de' miei primi 432 anni si compirà – che a Dio piaccia far me degno di questo contento –, per la qual cagione è d'uopo che si onori tal recorrentia. Tosto dunque prencipierò la compilattione, per diffonderle in via telematica, de le mie informationi di vita e musicali, acciocché possiate conoscermi come uomo ovver musicista. Son lor pronti a cotal avvenimento? Baciando riverentemente la mano, prego il Signor Dio doni loro felicissimo compimento di quanto desiderano”.

A posteriori, possiamo dire che la promessa fatta nel post appena riportato sia stata effettivamente mantenuta da Sabino: “Colendissime Signorie Vostre, beninanza a voi tutti. Desìo mio più grande – così leggiamo dalla sua bacheca e dalla pagina Facebook dedicata all’ensemble barocco “Giovanni Maria Sabino” – è quel di ringraziarVi per la pazientia sine limite e l'affetto promossomi in codesto mese; grazie a tal instromento, nomato, da voi Signori carissimi, "computer", pervenni a canoscenza d'una moltitudine de gran zelanti, esotici e nostrani, di codesta musica barocca, sì stimando la fortitudine di come la musa Euterpe possa congiungere in lieti lacci l'umano sentire” – la musa Euterpe rappresenta ciò che oggi indichiamo con il termine “musica”.

IL BATTESIMO CHE SCONGIURAVA IL LIMBO

Ebbene, volendo mantenere intatta la finzione scenica con cui è stato possibile far rinascere in qualche modo Giovanni Maria Sabino, passiamo adesso alle prime notizie biografiche da “lui stesso” postate sui social: “Nacqui in quel di Turi, cittadina del barense, al 30 de giunio Anno del Signore Nostro1588, septimo de 10 pargoli, da Catarina Cecire e Francesco, bene stanti ascendenze, et per lo tanto in familia assai numerosa. In verità, come descoverto dal maestro Paolo Valerio - unico sopraffino conoscitore e recercator de' ricordi miei - fui post inscritto - 3 o 4 die da la mia nascita - nei libri mastri de la chiesa in cui fui sacramentato in cotal suscritta data: come d'uso e da prassi del secolo mio, per tema che ogne creatura morisse ante battesimo e impressione de la gratia del Signore Domine Sanctissimo e che non ne cadesse l'animella tenera ne l'oblio del Limbo - ch'altr'era da Inferno o Pugatorio o Paradiso - i nuovi nati godevano del Sanctissimo Rito Battesimale subitaneamente”.

Ovvero: “Sono nato a Turi il 30 Giugno 1588; la mia adorata madre si chiamava Caterina Cecire, mentre Francesco Sabino era il nome di mio padre. La nostra era una famiglia benestante e numerosa: io ero il settimo di dieci figli. A dire il vero, il 30 Giugno di 432 anni fa erano già trascorsi i miei primi tre, quattro giorni di vita su questa Terra benedetta da Dio. Lo ha scoperto il M° Paolo Valerio, mio concittadino, direttore dell’ensemble barocco a me intitolato, nonché colui che più di tutti quest’oggi può fregiarsi di raccontarvi la mia storia: eccetto me, certo. Insomma, dicevo, il 30 Giugno 1588 venni battezzato com’era uso della mia epoca, ovverosia appena nato. Nascere nel XVI secolo era diverso: molte creature, poco dopo esser venute alla luce, morivano e tornavano tra le braccia del Signore; questo a patto che fossero state battezzate in tempo, perché, in caso contrario, la loro anima era destinata al limbo: nessun paradiso, purgatorio o inferno per loro”.

SABINO, UNA SCOPERTA NECESSARIA

Da quel momento siamo tornati a parlare di Sabino soltanto in due occasioni: la prima a fine luglio, in occasione di una conferenza tenuta in piazza Silvio Orlandi dal maestro e ricercatore Paolo Valerio, ovvero colui che negli ultimi 15 anni ha seguito in lungo e in largo le tracce dello stesso Sabino. Per chi non lo avesse ancora capito, questo sacerdote turese vissuto quattro secoli fa portò davvero in alto il nome di Turi attraverso le sue magistrali composizioni di musica barocca; parliamo di un raffinato musicista coinvolto in prima persona nella “Ghirlanda Sacra” di Claudio Monteverdi, genio assoluto di livello mondiale, nonché di colui che portò a Napoli lo stile barocco. Fortunatamente per coloro che non hanno potuto presenziare alla conferenza di fine luglio, queste ed altre informazioni sono state raccolte in quella sede e da noi successivamente pubblicate: in caso di necessità, dunque, è sempre possibile consultare il sito www.turiweb.it o l’omonima pagina Facebook. D’altronde sul nostro esimio concittadino, morto a Napoli nel 1649, c’è davvero parecchio materiale interessante; chi oggi vive nelle vie della sua città potrebbe, approfondendo la vita e la musica di Sabino, scoprire tutta una serie di informazioni sulla Turi dell’epoca.

VENERDÌ 6 SETTEMBRE 1602: LA PRIMA TONSURA DI SABINO

In primo luogo sulla Chiesa Matrice, dove Sabino fu battezzato, struttura all’epoca dedicata a “Santa Maria di Terra Rossa”, nonché Chiesa della Insigne Collegiata di Turi, ovvero sede del Capitolo del clero turese. Sempre qui, il 6 settembre 1602, di venerdì, Giovanni Maria Sabino, assieme ad altri 12 suoi giovani concittadini, si avviò alla carriera ecclesiastica attraverso il rito della prima tonsura.

Con questo primo passo, “sub ferula et disciplina”, i 13 chierici turesi si impegnavano a frequentare le lezioni di latino ed altre materie impartite dal Magnifico Marco Antonio Marra. Nella foto allegata al presente articolo ed estratta dall’atto che venne redatto e sottoscritto da tutti i 13 nuovi chierici, è possibile guardare la firma apposta dal quattordicenne Giovanni Maria in quel venerdì di settembre di 418 anni fa. Di lì a breve, Sabino si trasferirà a Napoli per studiare musica e diventare un maestro di cappella: “Per svolgere questo ruolo – ci spiega il maestro Valerio – bisognava essere necessariamente sacerdoti, titolo imposto dal Concilio di Trento al musicista che doveva seguire una cappella musicale di una chiesa o di un ordine religioso”.

A noi non resta che attendere i prossimi giorni, per deliziarci di questa nuova pillola biografica nella sua lingua originale, con la sintassi e la grammatica dell’italiano di Sabino.

LEONARDO FLORIO

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