Le parole che ritornano a “cantare”

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“La Canzone di Amelia la disgraziata”, il “pizzino” ritrovato da Stefano de Carolis e musicato dai maestri Tassinari e Moretti, conquista il Premio “AlberoAndronico”

La tredicesima edizione del Premio internazionale “AlberoAndronico” tributa, per il secondo anno consecutivo, un meritato riconoscimento all’impegno nella ricerca storiografica che contraddistingue il nostro concittadino Stefano de Carolis, giornalista e Sottufficiale dell’Arma dei Carabinieri.

La premiazione ph P. Caiati (1)

Questa volta al centro dell’attenzione della giuria della prestigiosa kermesse artistica è finita la trasposizione in musica del testo de “La Canzone di Amelia la disgraziata”, vergato a mano sul più antico “pizzino” di malavita che si conosca finora. «Siamo nel 1901 – racconta de Carolis – e il capo camorrista Mauro Savino, rinchiuso nelle carceri baresi per l’efferato omicidio del medico Michele Introna, scrive su un fazzoletto di cotone questa “canzone” che, di fatto, attraverso una serie di codici criptati, invia ordini e messaggi ai sodali in libertà. Mi sono imbattuto in questo straordinario reperto storico-giudiziario, custodito presso l’Archivio di Stato di Bari, durante le ricerche per il saggio “Con un piede nella Fossa”, edito da LB».

Il pizzino rintracciato da de Carolis

Ebbene, dopo oltre un secolo, quel “pizzino” è stato tradotto in musica, divenendo un’inedita opera melodrammatica dalle reminiscenze verdiane, che vede dialogare la Banda con un tenore e un soprano, con suggestive interpolazioni del coro. «Il merito di questo lavoro unico nel suo genere – commenta de Carolis – è di due Maestri d’Orchestra ed esperti musicologi con cui ho avuto l’onore di collaborare: il Luogotenente Fabio Tassinari, Comandante della Fanfara a Cavallo dei Carabinieri di Roma e componente della Banda musicale della Gendarmeria Vaticana, e il Brigadiere Antonio Moretti, anch'egli componente della Fanfara capitolina e raffinato compositore».

Per comprendere il percorso che ha portato a “far parlare” l’antico testo malavitoso, i Maestri ci hanno concesso la possibilità di porre alcune domande. Un incontro, favorito dell’intuizione di Stefano de Carolis, che speriamo contribuisca a dare il giusto risalto a due eccellenze che hanno dedicato la propria vita alla musica, recuperando la tradizione bandistica ed operando il suo rilancio culturale con incommensurabile devozione e preparazione. Ma c’è di più. Tassinari e Moretti, unitamente ad ogni membro della Fanfara a Cavallo, ogni giorno compiono il miracolo di coniugare due mondi, quello delle note e quello equestre, che si richiamano in una corrispondenza di affinità elettive quasi goethiane. Difatti, se ci lasciamo sedurre dal poliedrico Ferretti, il cavallo guarda il mondo con “occhio rotondo”, lo stesso sguardo – ecumenico e millenario – con cui la musica scruta l'animo umano, restituendo un suono all'articolata gamma delle emozioni.

 

FABIO TASSINARI, L’ARTE DELLA “MUSICA A CAVALLO”

Musicista ed etno-musicologo, laureato all’Università degli Studi – Conservatori di Pesaro, perfezionandosi negli Atenei di Firenze e Frosinone, il luogotenente Fabio Tassinari dirige la Fanfara del 4° Reggimento Carabinieri a Cavallo. Fine cultore dell’oboe, ha aderito al progetto di ricostituzione della Banda della Gendarmeria dello Stato della Città del Vaticano, cui partecipa come volontario insieme a circa cento elementi, selezionati tra i più esperti musicisti provenienti dalle varie compagini delle Forze dell’Ordine. Se non bastasse, ha ideato un’app per favorire l’incontro tra i giovani e la musica lirica.

Quali sono state le maggiori difficoltà nel musicare il “pizzino”?

L'incontro del Maestro Tassinari con il Pontefice

«Il primo passo è stato calarci nella moda compositiva dell’epoca, studiando i canoni della musica popolare del Sud e cercando di cogliere il ritmo insito in un brano destinato al canto. Una volta individuata la linea melodica, insieme al Brigadiere Antonio Moretti, abbiamo costruito la struttura armonica».

Cosa ha significato questo riconoscimento?

«Ho la fortuna di fare un lavoro per il quale ho studiato e sono incline, in cui la passione per la musica si sposa con quella per i cavalli. Le soddisfazioni, in trent’anni di carriera di alta rappresentanza, non sono mancate; tuttavia, ricevere questo riconoscimento, unanime e veramente inaspettato, da parte di una giuria internazionale ha significato elevare ulteriormente il grado di felicità e appagamento».

Apprendiamo che si è speso per introdurre un cavallo di razza pugliese nella Fanfara.

L'esordio del Murgese Roano

«Sì, si chiama Imperatore ed è un Murgese “Testa di Moro”, allevato nel Centro Carabinieri di Biodiversità “Galeone” di Martina Franca. In ossequio alla tradizione della Fanfara, ha un mantello grigio “blu royal” ed è un cavallo squisitamente italiano, molto raro e apprezzato. Questa è un’altra soddisfazione: è il riconoscimento da parte della mia linea gerarchica che la Fanfara rappresenta un biglietto da visita di una certa italianità nel mondo. Imperatore potrebbe essere una rivelazione: agli addetti ai lavori è subito balzata agli occhi la sua indole che si sposa ottimamente con l’uomo. Nonostante la giovane età, ha esordito con il frastuono di una Banda restando tranquillo, come se si sentisse a suo agio. Non a caso, il suo debutto è stato accompagnato da tantissimi apprezzamenti giunti dagli Stati che hanno una Fanfara a Cavallo, come Svezia, Inghilterra, Spagna e Portogallo».

Come è nata la sua collaborazione con la Banda della Gendarmeria dello Stato della Città del Vaticano?

«Nel 2007, il Corpo della Gendarmeria del Vaticano ha voluto ripristinare la Banda che era stata disciolta, coinvolgendo le varie compagini delle Forze dell’Ordine. In questo progetto per la salvaguardia della tradizione e della cultura, ho avuto l’onore di essere interpellato sia per i miei studi musicali sia perché avevo maturato una discreta esperienza come Comandante della Fanfara di Roma. La Banda si compone di cento elementi, tutti volontari, laureati in conservatorio e di comprovata esperienza».

Per concludere, è anche l’ideatore dell’app OperAdvisor. Di cosa si tratta?

«È l’unica app al mondo, presente in 136 Paesi, che si pone lo scopo di promuovere il mondo dell’opera lirica, costruendo ponte che potesse risultare allettante per i più giovani. L’idea è nata dalla constatazione che l’età media della platea italiana che segue la lirica è alta: mi sono chiesto quale potesse essere lo strumento per spronare i ragazzi a non perdere un patrimonio culturale inestimabile e la risposta è stata questa applicazione. OperAdvisor, attualmente in restyling, oltre a fornire il cartellone operistico dei vari teatri italiani, raccoglie le recensioni dei critici più quotati del panorama musicale internazionale e, soprattutto, coinvolge direttamente l’utente, chiamandolo a esprimere un giudizio personale sulla performance a cui ha assistito. L’obiettivo a lungo termine è, dunque, fornire feedback utili a “influenzare” i canali di produzione, affinché indirizzino i propri sforzi verso un gusto musicale più corrispondente ai giovani, evitando che l’opera lirica diventi una forma di archeologia musicale».

 

ANTONIO MORETTI, TRA BANDA E SWING

Il Maestro Antonio Moretti

Compositore e maestro d’orchestra, il brigadiere Antonio Moretti è prima tromba della Fanfara a Cavallo dei Carabinieri di Roma. Laureatosi al Conservatorio “Morlacchi” di Perugia, dirige la Banda “Associazione Filarmonica Vejanese”, dove milita fin da bambino. La sua predilezione per l’improvvisazione del jazz e i ritmi serrati dello swing lo ha portato a fondare il gruppo musicale “Le Tre A”.

Qual è stato il vostro approccio al “pizzino”?

«Oltre all’amore per la musica, è servita tanta competenza tecnica e una solida preparazione in campo musicale. Insieme al Luogotenente Fabio Tassinari, abbiamo eseguito una ricerca sul genere che fosse più consono a dare una melodia a un testo che affonda le sue origini nei canti popolari di inizio secolo, sospesi tra folklore e tradizione orale. In seguito, abbiamo lavorato sull’arrangiamento per l’esecuzione, immaginando un dialogo tra un soprano, un tenore e la Banda, all’interno del quale si inserisce anche l’intervento del coro».

Un commento sul premio ricevuto?

Moretti alla guida della 'Filarmonica Vejanese'

«È stata un’enorme emozione vedere l’unanime apprezzamento espresso da una giuria internazionale. Al di là dei riconoscimenti che derivano dal nostro lavoro, quando ci si diletta con composizione classiche, spesso si resta all’interno delle cronache regionali. Questa volta, invece, con grande sorpresa siamo stati introdotti in un panorama cosmopolita».

Quando inizia la sua passione per la musica?

«La passione per la musica mi accompagna fin da bambino: a sei anni sono entrato nella Banda “Associazione Filarmonica Vejanese” che, dopo gli studi in Conservatorio, mi hanno chiamato a dirigere. Alla Banda, che vanta ben 110 elementi, si affianca anche una scuola che si pone l’obiettivo di trasferire ai ragazzi l’amore per la musica, superando il rigido approccio maestro allievo in favore di un rapporto di fraterna amicizia».

Come approda allo swing?

«Qualche anno fa, insieme ad Angelo De Domenico e Alessandro Zibellini, due colleghi dell’“Associazione Filarmonica Vejanese”, abbiamo deciso di fondare un complesso musicale: “Le Tre A”. L’intento è rivisitare i brani classici della musica italiana degli anni ‘40-’60 in chiave swing, facendo incontrare il violino di Angelo con il pianoforte di Alessandro e la mia tromba. Il repertorio è rigorosamente suonato in acustico per esaltare la “voce” genuina degli strumenti».

Fabio D’Aprile