Venerdì 07 Agosto 2020
   
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Davide Sabino, giovane fashion designer ed ideatore del marchio “SteDepa”

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Il nostro concittadino illustra la sua tesi di laurea, tra spunti introspettivi e riflessioni sul modo di concepire la moda

Com’è ormai noto ai nostri lettori più affezionati, da alcuni mesi, con cadenza variabile, dedichiamo spazio alle tesi di laurea, alle ricerche e ai papers scientifici inerenti alla nostra città e/o realizzati da dottori e ricercatori turesi di qualsiasi facoltà ed ambito. Nelle puntate precedenti, ci siamo occupati di pedagogia, storia, comunicazione, sport, fisica, medicina, ingegneria, turismo, telecomunicazioni e sociologia urbana grazie alle tesi di Angela Minoia, Alessandra Alfonso, Arianna Rizzi, Daniele Lerede, Silvia De Tomaso, Giuseppe Sabino, Davide De Tomaso, Christian Roccotelli, Giulia Palmisano, Luisa D’Alessandro, Valentina Arrè, Giuseppe Spinelli e all’indagine realizzata da Piergiorgia De Marco nell’ambito del suo corso di laurea in Scienze dell’Educazione e della Formazione. 

LA MODA È…

Davide SabinoIn questo numero, abbiamo deciso di dar spazio a Davide Sabino, turese classe ’95, laureatosi 3 anni fa, precisamente il 12 luglio 2017 in Fashion Design presso l’Università Europea del Design di Pescara.
Com’è logico intuire, dunque, il tema è la moda; ad ogni modo, come si vedrà, non mancheranno una serie di riflessioni al confine con l’antropologia, a sostegno del fatto che un abito, al di là di un prodotto commerciale spesso impiegato per mostrare – od ostentare – il proprio status economico, rappresenta un modo per esprimere la propria identità e, di riflesso, un modo di essere individuale e/o collettivo.

Una prova emblematica di quanto appena affermato ci viene offerta dallo stesso Davide Sabino e dal titolo della sua tesi, ovvero “I AM” (Io sono): «All’interno della mia tesi ho deciso deliberatamente di non scegliere un argomento specifico: ho preferito portare me stesso, la mia introspezione, il mio essere. Sin da bambino non facevo che interrogarmi su quale sarebbe stato il mio posto nel mondo, dove sarei andato, quale strada avrei percorso e dunque quale cammino intraprendere».

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Partendo da questo fil rouge esistenzialista, il nostro intervistato inizia a tessere la trama del suo discorso: «Ci sono desideri ai quali non riusciamo a dare una forma definita e precisa nel momento stesso in cui li proviamo. Sono le emozioni, prodotte proprio da quei desideri, ad insinuarsi e a radicarsi sempre più in noi, fino a restituirci quel senso di identità e di appartenenza a qualcosa che non immaginavamo di avere. Non è un lavoro semplice fare i conti con il proprio flusso di pensieri, fare i conti con se stessi, cercare di guardarsi dall’esterno per avere una visione oggettiva di quello che si è. Oggi posso dire che conosco me stesso, so qual è il posto che voglio occupare in questo mondo, so dove voglio andare, ho ben chiaro quale strada percorrere e il cammino che voglio intraprendere. Oggi so che l’unica cosa in cui credo e nella quale mi identifico è la moda perché lei c’è sempre stata, anche quando ho scelto di iscrivermi all’istituto per geometri o quando mio padre mi chiedeva di aiutarlo nell’azienda di famiglia per imparare il mestiere. Coco Chanel diceva che “la moda non è qualcosa che esiste solo negli abiti: la moda è nel cielo, è nella strada, la moda ha a che fare con le idee, il nostro modo di vivere, con quello che sta accadendo”. Per me la moda è esattamente questo: è ossigeno, è quello che respiro ogni giorno, è ciò che dà nutrimento alla mia anima, è ciò che mi sostiene. La moda è tutto quello di cui oggi ho bisogno. Quando qualcuno mi chiede: “Perché proprio la moda?”, io rispondo: “Perché evidentemente era destino”. Un destino segnato ancor prima che io nascessi, ancor prima che emettessi il mio primo vagito».

UNA PASSIONE SCRITTA NEL DNA

Il marchio ideato dal giovane turese «C’è un filo sottile e quasi invisibile che mi riporta indietro nel tempo, alla cui estremità c’è il mio bisnonno, Stefano De Pascale, un uomo che mosso dalle sue passioni e dal suo istinto è diventato sarto. Un sarto eccezionale che ancora oggi vive nella memoria di chi lo ha conosciuto, di chi mi racconta di lui come un autodidatta dalla forte personalità, di chi riconosce in me quell’istinto e quella passione che scorre all’impazzata nelle mie vene e che esce fuori ogni volta che la mia mano si muove delicata mentre su un foglio bianco crea. Oggi quel nome diventa il mio marchio: “SteDepa”. È quel passato che rivive prepotentemente nel mio presente, che mi tiene per mano, mi accompagna verso le mie ambizioni, i miei sogni».

Dopo questa premessa, Sabino passa ad illustrare il cuore della sua tesi di laurea: «I AM è la prima collezione che ho presentato in tesi di laurea; una collezione man and woman total look, dove l’uomo e la donna non si identificano più nei loro colori standard ma danno spazio al loro ego più profondo fluttuando tra il bianco e il nero, il rosa e il blu e le maxi forme pied de poule. Una donna matura e consapevole del proprio corpo che si cinge di bianco e nero, che lascia intravedere le sue forme, le sue rotondità, il suo vissuto fino a distinguere la sua anima nuda. Un uomo che non lascia nulla al caso, attento al dettaglio e che si fa trasportare dalla sua personalità senza dimenticare la mascolinità e che scardina la concezione atavica del man in black».

CHI HA DETTO CHE IL ROSA È UN COLORE FEMMINILE?

 «Il concept che attraversa l’uomo e la donna di SteDepa è la mia introspezione. L’introspezione è la camicia di organza trasparente dai contorni neri ben definiti indossata da una donna che ha voglia di mostrare la propria forza e la propria eleganza rimarcando il suo ruolo fondamentale nella società: madre e donna in carriera, moglie e amante allo stesso tempo. Introspezione è il maxi coat rosa e il cappotto in pied del poule che avvolge un uomo non più distratto, ma attento al proprio look, mentre attraversa la città per incontrare i suoi amici per un aperitivo o per andare a lavoro. Dopo la presentazione di I AM, ho presentato altre capsule; collezioni nelle quali sono andato a studiare e ad analizzare il mio territorio, la mia terra, il mio paese nel quale credo molto e che amo. Collezioni che hanno scaturito parecchio interesse sul mondo social, facendo oggi diventare il mio marchio una vetrina virtuale visitata e conosciuta su tutto il continente nazionale».

varie (4)OLTRE “STEDAPA”

Oggi di cosa ti occupi?

«Attualmente, oltre ad essere il fondatore di SteDepa, lavoro in una delle più grandi catene multinazionali, il gruppo Inditex, dove mi occupo del lato visual e immagine del negozio. Un’azienda che mi sta insegnando e mi sta formando per il grande mercato del retail a livello globale: un’azienda in continua ricerca ed evoluzione, al passo con le tendenze e i trend del momento».

Mentre per il futuro?

«I progetti per il futuro sicuramente consistono nel far crescere e affermare il mio marchio, confermandolo e collocandolo chissà un domani nelle pagine della moda italiana e nelle pagine di Storia della mia Turi».

Proprio in quest’ultimo spunto individuiamo una degna conclusione per questa vivace e ricca intervista: la moda ha reso grande l’Italia a livello internazionale e lo stesso può accadere alla nostra città attraverso geni creativi come Davide Sabino a cui auguriamo il meglio per il suo futuro.

LEONARDO FLORIO

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