Venerdì 07 Agosto 2020
   
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Turi è “Città che legge” per il terzo biennio consecutivo

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Attraverso il riconoscimento del titolo “Città che legge”, il Cepell (Centro per il libro e la lettura), d’intesa con l’ANCI ed il MiBact (Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo), intende promuovere e valorizzare l’Amministrazione comunale che si impegni a svolgere con continuità politiche pubbliche di promozione della lettura sul proprio territorio. Attraverso la qualifica di “Città che legge” si vuole riconoscere e sostenere la crescita socioculturale delle comunità urbane, mediante la diffusione della lettura come valore riconosciuto e condiviso in grado di influenzare positivamente la qualità della vita individuale e collettiva. Abbiamo ascoltato Alina Laruccia, presidente dell’Associazione “Didiario – Suggeritori di libri”, una delle parti in gioco per l’ottenimento del titolo.

«Siamo molto orgogliosi del riconoscimento, confermato per il terzo biennio consecutivo, che ci motiva a fare sempre meglio, proseguendo per la strada intrapresa nonostante le avversità. “Città che legge” non è un riconoscimento ad una associazione, bensì all’intero Comune, incarnato dalla volontà dell’Amministrazione. Tutti i cittadini turesi dovrebbero quindi gioire di questa notizia, a partire proprio dalla classe politica che, a differenza di quanto avvenuto in altri Comuni vicini che come noi hanno ottenuto il titolo (tra cui Noci, Putignano, Conversano, Noicattaro), non è sembrata particolarmente interessata, a giudicare dal silenzio stampa e social; spero di potermi ricredere in un breve futuro».

Città che legge: i requisiti e i vantaggi

«Le associazioni Didiario e Casa delle Idee hanno dato un contributo fondamentale affiche le condizioni previste per l’ottenimento del titolo fossero soddisfatte, attraverso la presenza di uno spazio libreria e di una biblioteca aperta e funzionante, l’adesione ai progetti nazionali del Cepell “Libriamoci” e “Maggio di Libri” e la presenza della rassegna letteraria Didiario che ogni anno coinvolge le scuole di Turi e di altri Comuni pugliesi in progetti di lettura di autori per ragazzi e per adulti.

Per evitare che il riconoscimento sia unicamente decorativo e fine a se stesso, i Comuni che fanno richiesta del titolo di “Città che legge” si impegnano a stipulare un patto locale per la lettura che preveda una collaborazione stabile tra enti pubblici, istituzioni scolastiche e soggetti privati per realizzare pratiche condivise di promozione della lettura. Questo patto è stato rimandato per ben due volte negli scorsi anni e diventa oggi necessario per il futuro del paese».

Un patto tra amministrazione, scuole, associazioni e attività commerciali

«Tocca a tutti noi ora andare oltre il riconoscimento e far sì che questo corrisponda alla realtà; non posso nascondere un profondo rammarico al pensiero che l’Istituto Comprensivo di Turi, che dovrebbe essere fulcro della vita culturale dei nostri ragazzi e degli adulti di domani, continui a sbarrare le porte al territorio, lasciando al di fuori qualunque ipotesi di collaborazione. Per fortuna l’altro istituto scolastico turese, il “Pertini”, segue una diversa via, rafforzando sempre più la presenza sul territorio attraverso progetti che coinvolgono non sono gli studenti, ma anche i ragazzi più piccoli e gli adulti del nostro paese.

La parola chiave di tutto è collaborazione, in primis tra istituzioni e organizzatori, ma anche tra le stesse associazioni, troppo spesso divise per futilità; occorre quindi la capacità politica di riunire tutte le parti in causa intorno ad un tavolo per risolvere contrasti e far cadere muri che sono soltanto dannosi per il nostro paese.

Inoltre, molte energie andranno investite nel rapporto con le attività economiche del nostro paese, perché non è affatto vero che “con la cultura non si mangia”. Il ritorno economico degli investimenti avviene nella forma di pranzi, alloggi, acquisto e aumento della visibilità dei nostri prodotti tipici, ma si può fare ancora di più trasformando la cultura in un volano turistico, intercettando un flusso che scorre a pochi chilometri da noi, ma che ci sfiora soltanto».

Una festa di tutti

«Sogno da sempre un paese unito intorno a tutti i propri eventi, non solamente in occasione delle sagre o delle feste religiose, perché sono tutte occasioni di crescita. Sogno un paese che vive la rassegna letteraria come una festa comune, con addobbi, giochi, incontri, buon cibo e ovviamente tante letture per un paese che torna a guardare e studiare il mondo con gli occhi di un bambino, scoprendo nuovi spazi dove prima non c’era nulla, affinché, anche se solo per qualche giorno, Turi possa essere davvero una città che legge e che cresce».

Damiano Barbieri

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