Venerdì 14 Agosto 2020
   
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COPYD19, la quarantena raccontata da 70 creativi

Giulia Palmisano

Ha partecipato al concorso anche Giulia Palmisano. Covid-19 ed ecosistema: può esserci un legame?

«Esce oggi COPYD19: piccolo libro che ha visto la mia piccola partecipazione, volto a raccontare le emozioni ed i sentimenti vissuti durante il periodo di lockdown che abbiamo condiviso. Il ricavato del libro sarà devoluto alla Protezione Civile per supportare la lotta al Covid19. Trovate il libro su Amazon in formato cartaceo ed E-book, con il nome di “COPYD19, Creativi in quarantena”. Grazie. P.S. Pur essendo “solo” nei ringraziamenti, fa sempre bene al cuore aiutare il prossimo». – questo l’annuncio postato sui social alcuni giorni fa da Giulia Palmisano, turese classe ’90, da noi già intervistata lo scorso 18 marzo in merito alla sua tesi di laurea. All’epoca, nel consueto spazio dedicato agli studi accademici e alle ricerche condotte dai nostri concittadini laureati, si parlava di sostenibilità ambientale e, quest’oggi, come vedremo, il tema in questione potrebbe ripresentarsi.

UN CREATIVO SOFFRE COME GLI ALTRI, MA…

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Restando dunque aderenti al presente, abbiamo cercato di saperne di più a proposito del volume promosso da Giulia Palmisano; “COPYD 19, Creativi in quarantena” è un libro creatosi dagli sviluppi di una determinata esperienza che ha segnato tutti nel profondo: la quarantena. È stato proprio in questo periodo di isolamento che l’Associazione Italiana Copywriter ha deciso di chiamare a raccolta tutti i copywriter d’Italia per fare un libro tutti insieme: “perché un creativo soffre come gli altri, ma lo sa raccontare meglio”. – scrivono su frammentirivista.it. Ad ogni modo 70 sono i racconti che compongono questo libro: 70 penne diverse hanno scritto la loro esperienza durante la quarantena raccontando il loro vissuto. Com’è logico intuire, tra queste penne c’è chi guarda il bicchiere mezzo vuoto, chi mezzo pieno, chi prende la quarantena con filosofia, chi con ironia: trattasi, dunque, di un vero e proprio caleidoscopio di vissuti di una stessa esperienza che, oggi, accomuna un po’ tutti, ricordandoci che – effettivamente – siamo tutti più simili di quanto si possa credere. “L’intero ricavato dalla vendita di COPYD 19 verrà devoluto al fondo dedicato alle famiglie degli operatori sanitari che hanno perso la vita nella lotta al Coronavirus. Un piccolo gesto per aiutare chi è stato colpito più duramente dalla pandemia” – leggiamo sul sito prima menzionato.

UN RINGRAZIAMENTO SPECIALE

Preso atto del contenuto di questo libro, è il momento di capire in che modo la nostra concittadina, Giulia Palmisano, sia stata coinvolta nel progetto che ha preceduto e permesso la pubblicazione stessa del libro: «Durante il periodo di quarantena sono venuta a conoscenza, attraverso i social, di questa specie di concorso, o se vogliamo appello rivolto a tutti coloro che desideravano inviare racconti inediti inerenti a ciò che è accaduto a causa del Covid-19. L’invito era quello di riportare in forma scritta le impressioni, i sentimenti, i pensieri nati durante questo periodo, per cercare di immortalare il vissuto delle persone e quello che è successo. Avendo a disposizione tempo e volontà, ho deciso di partecipare, anche perché il ricavato ottenuto dalla vendita delle copie del libro sarebbe stato devoluto alla Protezione Civile per aiutare le famiglie».

Pur trattandosi di una sorta di “amichevole di beneficienza”, nella “competizione” sorta tra tutti coloro che hanno candidato i propri racconti figurano copywriter professionisti di tutta Italia: «Sapevo che non sarebbe stato facile essere selezionata. Tuttavia, ho ritenuto opportuno provarci ugualmente. Su 200 racconti ne hanno scelti 70; la mia collaborazione, in ogni caso, è stata parecchio apprezzata, tant’è che sono stata inserita nello spazio dedicato ai ringraziamenti. E di questo sono molto felice».

TRA IL SERIO ED IL FACETO

Di cosa trattava, in linea generale, il tuo racconto?

«Nel mio elaborato ho inserito una serie di riflessioni, per lo più mantenendo uno stile comico. D’altronde tutti i candidati sono stati invitati a non appesantire troppo le proprie narrazioni. Comunque, dicevo, mi sono soffermata su diversi aspetti emersi durante la quarantena: dalla solidarietà improvvisamente scoppiata in tutta Italia ad aneddoti di fatti realmente accaduti dai quali ho tratto alcune riflessioni. Ad esempio, a Milano, in uno dei supermercati presi d’assalto nei primi momenti drammatici della pandemia, la gente aveva completamente ignorato diverse pizze all’ananas; un fatto, questo, che soltanto in Italia sarebbe potuto accadere».

A proposito di Milano, Giulia Palmisano è stata per certi versi fortunata, poiché: «Vivo a Milano da un anno. Poco prima del lockdown ero tornata in Puglia per vedere i miei genitori, senza sapere che di lì a breve non avrei potuto raggiungere nuovamente Milano».

IL COVID E L’ECOSISTEMA

Per concludere, spieghiamo perché, in fase introduttiva, si faceva riferimento alla questione ambientale; come tutti ormai sapranno, una delle tesi in grado di spiegare cos’abbia potuto veicolare il Coronavirus riguarda i “wet market” orientali ed il cosiddetto “wildlife trade”, rispettivamente il consumo ed il commercio di specie selvatiche: “All’inizio si pensava fosse colpa dei serpenti. Poi sono stati condannati i pipistrelli, come reservoir. Ora gli ospiti intermedi parrebbero essere i pangolini. Quello che sembra essere certo è che il nuovo Coronavirus si sia originato a Wuhan in un mercato alimentare in cui si vendevano animali selvatici vivi e le loro carni. Il Coronavirus della SARS che nel 2003 allarmò il mondo e causò circa 800 decessi si diffuse allo stesso modo a partire da un mercato, a Foshan, nel sud-est della Cina. In quel caso il virus passò alla nostra specie attraverso due piccoli carnivori, la civetta delle palme e il cane procione. In entrambi i casi si è cioè verificato il cosiddetto “salto di specie”, ovvero il passaggio da un ospite animale all’uomo, favorito da una situazione di stretto contatto con i selvatici, sottratti ai loro ambienti per essere commercializzati nelle città” – si leggeva su scienzainrete.it a fine febbraio.

Il rispetto verso l’ecosistema, dunque, torna a gamba tesa nella questione attuale: «Credo molto che l’uomo debba fare attenzione al proprio impatto su questo pianeta e, possibilmente, scendere coi piedi per terra. Non siamo onnipotenti e ci sono sempre dei limiti entro i quali fermarsi. Anche nel caso del virus credo che la mano dell’uomo abbia avuto la sua influenza. È necessario, ora più che mai, puntare sul rispetto tra la gente e sul rispetto che le persone devono avere nei confronti dell’ecosistema» – conclude Giulia Palmisano.

LEONARDO FLORIO

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