Mercoledì 05 Agosto 2020
   
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QUESTA È… THURIAE!

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La storia di Thuriae, insediamento peuceta di Monte Sannace, all’interno del romanzo storico “Come gli dei”, presentato a Casa delle Idee

Dal VII secolo a.C., gli abitanti della Puglia, i cosiddetti Japigi, si divisero, distinguendosi in Dauni, Peuceti e Messapi: i primi occuparono la parte settentrionale della regione, i secondi quella centrale, mentre i terzi si stanziarono a sud. A tal proposito, com’è già noto a qualcuno dei nostri lettori, Turi sarebbe stata in quei secoli una delle città principali dei Peuceti: tra queste troviamo Butuntum (Bitonto), Azetium (Rutigliano), Putinianum (Putignano), Kailia/Celiae (Ceglie del Campo), Sidion/Silvium (Gravina), Genusia/Genusium (Ginosa), Rubi/Ruvo di Puglia e Barium (Bari). Ad onor del vero, stando ad una rapida ricerca sul web, l’attuale capoluogo di regione non era all’epoca così preminente da un punto di vista economico e demografico rispetto alle città poc’anzi elencate e, di conseguenza, alla stessa Thuriae.

MONTE SANNACE, COME L’OLIMPO

Prima di procedere oltre, va precisato che, sebbene vi sia una chiara assonanza tra i toponimi “Thuriae” e “Turi”, sarebbe scorretto sovrapporre l’area del centro urbano dei Peuceti con quella della nostra Turi.

Difatti, secondo una serie di studi e di scavi archeologici, l’antica Thuriae sorgeva a circa 5 km da Gioia del Colle, al centro delle Murge orientali, su un altopiano terrazzato posto a 382 metri sul livello del mare; a nord della collina scorreva un corso d'acqua, il Canale di Frassineto, che proseguendo verso nord-est sfociava nell'Adriatico, in prossimità del sito di Egnazia. La collina di cui poc’anzi è Monte Sannace che quest’oggi, dopo una serie di scavi realizzati a partire dal 1929, ospita uno tra i più importanti Parchi Archeologici della regione Puglia, la cui bellezza è a sua volta impreziosita da una cornice naturalistica e paesaggistica straordinaria.

DAL NEOLITICO AI PRIMI FASTI DEL VI SECOLO A.C.

Ancor prima che lo storico romano Tito Livio potesse citarla come “Thuriae” all’interno della sua opera “Ab Urbe condita”, l’antica Turi era già da qualche secolo abitata dall’uomo.

La sua presenza nel nostro territorio è documentata sin dal Neolitico: risalgono infatti a questo periodo alcuni manufatti litici rinvenuti in prossimità dell’attuale abitato. Nel corso dell’Età del Ferro, ovvero tra il IX e l’VIII secolo a.C., l’abitato indigeno consisteva di un agglomerato di capanne realizzate in paglia, fango ed altri materiali deperibili; all’alba del VII secolo, il centro abitato inizia gradualmente ad evolversi, seguendo un’organizzazione proto-urbana; le stesse capanne si trasformano in case di forma squadrata, erette con massicci muri di pietra.

Ebbene, sempre grazie agli studi sviluppati in seno ai lavori archeologici di Parco Monte Sannace, sappiamo che Thuriae vive un momento di particolare splendore fino al VI secolo a.C., anche grazie alla sua posizione sopraelevata che attira sempre più i gruppi residenti in pianura; ad eccezione dell'abitato di Mola che mantiene la propria autonomia, funzionale all'estrazione del tufo dalle cave presenti in quell'area. Intanto Thuriae, come dicevamo, comincia ad assumere una fisionomia urbana e a dotarsi di una cinta difensiva per poter bordare la collina; compaiono inoltre i primi complessi abitativi e gli edifici pubblici con funzione politica e religiosa, mentre vengono avviati i primi rapporti commerciali organizzati tra il mondo peuceta e la Grecia, in particolare con Corinzio. Altre case e tombe vengono costruite nella piana ad Ovest, configurando l’abitato come lo conosciamo quest’oggi, ovvero articolato in due zone: acropoli e città bassa. L’abitato in questa fase presenta diversi tipi di case: casa rettangolare, a pastas ed a peristilio. Anche la struttura sociale subisce i cambiamenti provocati dai contatti con l'ellenismo; difatti la società di Monte Sannace, già nel VI secolo a.C., è essenzialmente oligarchica ed articolata in differenti classi sociali, come dimostrano le differenti tipologie di tombe a finto marmo intarsiato, finemente decorate da policromie.

LA DECADENZA E LA RIPARTENZA

Dopo una fase di breve decadenza sviluppatasi nel corso del V secolo a.C., per lo più ascrivibile ad un periodo di conflittualità con la colonia greca di Taranto – dalla quale Thuriae voleva restare indipendente – l’abitato riprende la sua crescita: al primo circuito di mura eretto due secoli prima, se ne aggiungono altri due; ma non bastano, poiché la città si espande ulteriormente e l'acropoli diviene sede di edifici pubblici e di tombe monumentali. In aggiunta, alcuni reperti archeologici testimoniano un'ulteriore ellenizzazione della cultura avvenuta in questo periodo, con la comparsa del bilinguismo, sebbene limitato alle classi più aristocratiche.

Tornando alle cinte murarie, nel corso delle guerre puniche (III secolo a.C.), la città e i pascoli circostanti vengono contornati da un quarto e da un quinto circuito di mura, sebbene la tecnica rozza di costruzione suggerisce che probabilmente queste mura fossero legate a impellenti necessità difensive, piuttosto che per fenomeni di espansione edilizia.

IL TRAGICO EPILOGO

Si inserisce verosimilmente intorno al III secolo a.C. l’epilogo della fiorente Thuriae. Nello specifico, la città fu distrutta a causa dell’atteggiamento neutrale assunto dai Peuceti di Monte Sannace nei confronti di Cartagine e di Roma: atteggiamento che non si poneva in continuità con le mire egemoniche della Repubblica romana che rispose, come testimoniato da alcuni reperti archeologici, con spedizioni punitive contro chiunque avesse, anche indirettamente, appoggiato le truppe cartaginesi. Sentiamo di non sbagliarci, se azzardiamo che alla base di tale neutralità vi fosse da parte dei Peuceti la consapevolezza del momento di splendore e progresso attraversato dalla propria città: d’altronde, a che serve la guerra quando ci sono armonia e sviluppo interno?

COME GLI DEI

Dopo questa lunga premessa ricavata dalle profonde sabbie del passato, possiamo tornare al presente.

Venerdì 26 giugno, presso la Sala conferenze di Casa delle Idee, si è tenuta la presentazione del libro “Come gli dei” di Vito Antonio Loprieno. Ebbene, prima di cogliere il nesso tra quest’opera e la premessa, ci sembra opportuno rivolgere i migliori auguri all’associazione Didiario – Suggeritori di Libri poiché tale presentazione ha segnato il nuovo inizio, il ritorno post-lockdown agli eventi in presenza.

Dopo i saluti di Alina Laruccia, presidente di Didiario, è seguita l’introduzione di Massimiliano Cacciapaglia, presidente dell’associazione “Il Viandante”; quest’ultimo ci racconta alcuni frammenti della serata: «Abbiamo proiettato un video – spiega – nel quale sono messi in risalto i ritrovamenti archeologici avvenuti in via Castellana nell'ottobre del 1990; abbiamo mostrato inoltre una serie di foto ritraenti le suppellettili rinvenute nel sito in questione, come anche in altre aree ad alto rischio archeologico: tra queste cito via Putignano, contrada La Quacquera e la zona del cimitero dei colerosi come documentato da “Turi, dalle origini all’età ellenistica” di Donato Labate».

Insomma, come avrete già intuito, stiamo parlando ancora una volta dei Peuceti e di quella che un tempo fu Thuriae, set del romanzo storico “Come gli dei” scritto da Vito Antonio Loprieno: «Vito Antonio Loprieno – scrive sui social Alina Laruccia – mette in scena le vicende di Thuriae, muovendosi con equilibrio tra fatti realmente accaduti e immaginazione. “Come gli dei”, ambientato nella Apulia del III secolo a.C., è la storia di una famiglia reale, cui è legato l'intero destino della città peuceta di Monte Sannace, forse la più importante. Re Onnis, sovrano integerrimo, si concede alla tenerezza solo dinanzi al suo unico nipote, il piccolo Dionigi. I suoi due figli, Aresio ed Evandro, rappresentano le tensioni opposte tra fedeltà e avventura. A loro è affidata la decisione tra restare soggetti a Roma o cedere all'avanzata di Annibale. Cosa accade quando un uomo sceglie invece la libertà? La terra, il popolo, le passioni trasformano gli uomini in eroi. La libertà è un privilegio. Come la vita».

LEONARDO FLORIO

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