Lunedì 06 Luglio 2020
   
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“Si è se stessi nella relazione con l’altro”

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Don Nicola D’Onghia spiega il messaggio insito nella figura di S. Giovanni, il “Precursore”, il Battista, il Santo Compatrono di Turi

Ogni anno, il 24 giugno, la Chiesa cattolica celebra la figura di San Giovanni Battista, Santo Compatrono di Turi; in occasione di questa speciale ricorrenza, vogliamo dedicare ampio spazio all’agiografia di questo Santo, l’unico – insieme alla Vergine Maria – ad essere festeggiato il giorno della nascita terrena (24 giugno), oltre a quello del martirio (29 agosto). Tra le due date, però, come apprendiamo da un interessante articolo di “Famiglia Cristiana”, quella più usata per la venerazione è la prima. San Giovanni Battista, patrono dei monaci, è chiamato il “Precursore”, ossia colui che annunciò la venuta di Cristo; egli fu l’ultimo profeta dell’Antico Testamento, il primo apostolo di Gesù e, soprattutto, colui che battezzò il Figlio di Dio.

LA NASCITA DI GIOVANNI

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Nel Vangelo di Luca (1, 5) si parla in maniera dettagliata di Giovanni, concepito in una famiglia sacerdotale da Zaccaria e da Elisabetta, la quale discendeva da Aronne. A proposito del suo concepimento, stando alle Sacre Scritture, sua madre Elisabetta era sterile e ormai anziana. Un giorno, mentre il marito Zaccaria offriva l’incenso nel Tempio, gli comparve l’arcangelo Gabriele: «Non temere Zaccaria – disse Gabriele – la tua preghiera è stata esaudita e tua moglie Elisabetta ti darà un figlio che chiamerai Giovanni. Avrai gioia ed esultanza e molti si rallegreranno della sua nascita, poiché sarà grande davanti al Signore».

Dopo quella visione, Elisabetta diede alla luce un figlio fra la meraviglia di parenti e conoscenti; al sesto mese della sua gravidanza, l’arcangelo Gabriele, il “messaggero celeste”, fu mandato da Dio a Nazareth per annunciare un’altra maternità, ancor più importante, ovvero quella che avrebbe interessato Maria e dato al mondo Gesù Cristo: «Lo Spirito Santo scenderà su di te, su te stenderà la sua ombra la potenza dell’Altissimo. Colui che nascerà sarà dunque Santo e chiamato Figlio di Dio. Vedi anche Elisabetta, tua parente, nella vecchiaia ha concepito un figlio e questo è il sesto mese per lei, che tutti dicevano sterile; nulla è impossibile a Dio».

Dopo il celebre episodio dell’annunciazione, Maria decise di recarsi da Elisabetta, sua cugina, per farle visita e, al suo saluto, declamò il bellissimo canto del “Magnificat” per le meraviglie che Dio stava operando per la salvezza dell’umanità; mentre Elisabetta esultante la benediceva, anche il figlio che portava in grembo, ovverosia San Giovanni, sussultò di gioia.

IL PRECURSORE, IL BATTISTA

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Perché San Giovanni viene chiamato il “Precursore”? Il motivo di questo epiteto è presto spiegato. Dopo la giovinezza, Giovanni si ritirò a condurre la dura vita dell’asceta nel deserto: indossava un vestito di peli di cammello e una cintura di pelle attorno ai fianchi; il suo cibo erano locuste e miele selvatico. Nell’anno quindicesimo dell’impero di Tiberio (28-29 d.C.), iniziò la sua missione lungo il fiume Giordano e, con l’annuncio dell’ormai prossimo avvento del regno messianico, esortava alla conversione, predicando la penitenza. Per questa ragione, egli veniva considerato un profeta e tantissimi giudei accorrevano intorno al Giordano per ascoltarlo e sottoporsi al Battesimo; Giovanni, infatti, in segno di purificazione dei peccati e di nascita a nuova vita, immergeva nelle acque del fiume coloro che accoglievano la sua parola: egli dunque, da vero “precursore”, aveva avviato la pratica del Battesimo, necessaria per la remissione dei peccati. Ciò gli valse l’appellativo di “Battista”. Nel frattempo, molti cominciarono a pensare che egli fosse il Messia tanto atteso, ma Giovanni assicurava loro di essere soltanto il Precursore: «Io vi battezzo con acqua per la conversione, ma colui che viene dopo di me è più potente di me e io non sono degno neanche di sciogliere il legaccio dei sandali; egli vi battezzerà in Spirito Santo e fuoco». Lo stesso messaggio riferì ad una delegazione ufficiale inviatagli dai sommi sacerdoti, aggiungendo che il Messia era già in mezzo a loro.

IL BATTESIMO DI GESÙ

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«Ecco l’Agnello di Dio, ecco colui che toglie il peccato dal mondo!» – furono queste, secondo le Sacre Scritture, le parole proferite da Giovanni quando, sulle rive del Giordano, si presentò Gesù: «Io ho bisogno di essere battezzato da te e tu vieni da me?»; e Cristo rispose: «Lascia fare per ora, poiché conviene che adempiamo ogni giustizia». Giovanni, dunque, acconsentì, compiendo l’ultimo atto della sua missione, ovvero quella di preparare il popolo, di renderlo degno e pronto ad accogliere Gesù ed il suo messaggio di Redenzione.

IL CONTRASTO CON ERODE ANTIPA

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Alla morte di Erode il Grande, il regno d’Israele venne diviso tra i suoi tre figli: Erode Archelao governò la Giudea, Erode Filippo la Batanea, l'Iturea e l'Abilene, mentre ad Erode Antipa toccò la regione della Galilea e della Perea. Il suo piccolo regno tuttavia, come già quello di suo padre, era solo formalmente indipendente, mentre di fatto dipendeva da Roma. Proprio durante un soggiorno nella città caput mundi, Erode Antipa intrecciò una relazione con Erodiade, moglie di suo fratello Filippo; ripartendo per la Galilea, la portò con sé e la sposò. Il fatto destò scandalo, in quanto la legge di Mosè lo proibiva. In particolare, tale comportamento suscitò la presa di posizione di Giovanni Battista che, nelle sue predicazioni, lo rimproverava per la relazione con Erodiade: Erode Antipa fece perciò arrestare il Battista.

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Erodiade voleva farlo uccidere, ma Erode si opponeva. La donna riuscì a strappare il suo consenso con l'inganno: durante una festa, la figlia di Erodiade (secondo la tradizione si chiamava Salomè; i Vangeli non riportano il suo nome) si esibì in una danza che piacque molto a Erode, il quale giurò di darle in premio ciò che ella avesse voluto, “fosse anche la metà del mio regno”. La ragazza, istigata dalla madre, chiese che le fosse portata su un piatto d'argento la testa di Giovanni Battista: Erode, per non venire meno al giuramento fatto davanti ai commensali, acconsentì e mandò a decapitare Giovanni (Mc 6,17-29). Il Battista fu quindi decapitato e la sua testa portata su un vassoio e consegnata alla ragazza che, successivamente, la diede a sua madre Erodiade. Saputo del martirio, il corpo di Giovanni venne recuperato dai suoi discepoli e deposto in un sepolcro; l’uccisione suscitò orrore e accrebbe la fama del Battista.

Questo triste epilogo, per lo più motivato dalle insistenze di Erodiade, sarebbe stato evitato da Erode Antipa il quale, nonostante tutto, nutriva profondo rispetto e un certo timore nei confronti del Battista; tuttavia, è lo stesso Antipa, secondo il Vangelo di Pietro, ad essere responsabile della condanna a morte inflitta alcuni anni più tardi a Gesù Cristo, poiché subentrato a Pilato dopo che questi – com’è ben noto – se ne lavò le mani.

“GIOVANNI”, IL NOME PIÙ DIFFUSO AL MONDO

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Sempre stando ad un interessante articolo pubblicato su “Famiglia Cristiana”, “Giovanni” è il nome più diffuso e, di riflesso, il più tradotto al mondo. Tanti altri santi, beati, venerabili della Chiesa, hanno portato originariamente il suo nome che, dall’ebraico “Iehóhanan”, significa “Dio è propizio”. Questo aspetto, assieme all’onnipresenza di cui Giovanni gode nella storia dell’arte, testimonia il grande interesse suscitato in tutte le epoche da questo austero profeta, così in alto nella stessa considerazione di Cristo da essere definito “il più grande tra i nati da donna”. Forse è per questo motivo che nel vernacolo locale si dice “Giuànne jère u grànne” (Giovanni era il grande); anche se, ad onor del vero, questa espressione si inserirebbe nell’indovinello: “Dənète jère nète, Giuànne jère u grànne, Pəppìne nascì apprìme: cə jè u chjù grànne?” (Donato era nato, Giovanni era il grande, Peppino nacque prima: chi è il più grande?); ma questa è un’altra storia.

“SI È SE STESSI NELLA RELAZIONE CON L’ALTRO”

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Tornando con pertinenza al presente, abbiamo contattato don Nicola D’Onghia, parroco della Chiesa di San Giovanni, per rivolgergli alcune domande.

Qual è il messaggio racchiuso nella figura di questo Santo?

«San Giovanni Battista è il profeta che chiude l’Antico Testamento ed indica l’inizio del tempo nuovo: la venuta di Gesù, il Figlio di Dio. Tutta l’identità di San Giovanni Battista la si comprende in relazione a Gesù Cristo. Egli costruisce se stesso a partire da Cristo. È un'indicazione preziosa per i nostri tempi! Si è se stessi nella relazione con l'altro. Penso che l’esperienza della pandemia abbia ridato questa consapevolezza: siamo vulnerabili e da soli non possiamo realizzarci! La testimonianza di San Giovanni Battista ci ricorda della necessità di un orizzonte più ampio, non angusto, ma aperto all'altro!».

IL COVID E LA FEDE

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Assodato ciò, l’intervista si è poi spostata sul binario della pandemia.

Com'è stato curato il rapporto coi fedeli durante la quarantena?

«Durante la quarantena i mezzi di comunicazione sono serviti per mantenere un minimo di contatto con la comunità. È stata un'esperienza particolare, durante la quale ognuno ha potuto attingere al dono della preghiera. Tante le testimonianze di coloro che hanno pregato, trovando in essa un forte aiuto e, soprattutto, la certezza di non essere soli. Certo, l'esperienza dell'incontro reale non potrà mai essere equivalente a quella vissuta attraverso i mezzi di comunicazione. Bisogna anche riconoscere come il pericolo di rendere la fede uno spettacolo e di eccessivi protagonismi è sempre in agguato. Ecco la necessità di un sano utilizzo ed equilibrio».

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Ora che la Chiesa ha riaperto le sue porte, come avete deciso di organizzarvi per accogliere la comunità parrocchiale in sicurezza?

«La riapertura sta avvenendo in modo graduale per garantire il bene di tutti: la salute. L'osservanza delle norme anti-Covid è fondamentale. I fedeli stanno vivendo con rispetto e attenzione questa fase, che resta sempre delicata. Guardiamo al futuro con fiducia!».

Un commento, per concludere, sulla posizione dei vescovi pugliesi che hanno chiesto di limitare le feste patronali?

«I nostri vescovi, in piena sintonia con le indicazioni della Conferenza Episcopale Italiana, hanno dato indicazioni preziose per il bene della salute di tutti. In attesa che la situazione del contagio da Covid-19 migliori e si possa tornare alla normalità».

Nel frattempo, in questo “straordinario” 2020, la cittadinanza turese ha dovuto rinunciare alla classica processione per le vie del paese, accettando comunque di buon grado la possibilità di onorare San Giovanni Battista partecipando ad una celebrazione eucaristica, all’aperto, in piazza Silvio Orlandi. Al termine della santa messa, il sindaco Tina Resta ha consegnato simbolicamente le chiavi della città nelle mani di San Giovanni, rinnovando la richiesta di protezione, aiuto e benedizione.

LEONARDO FLORIO

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