Mercoledì 05 Agosto 2020
   
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Scatti dal futuro e per il futuro

fase 2 - Fabio Zita (5)

L’appello alla responsabilità e lo spiraglio di positività
racchiusi in “Fase 2 anti-Covid” di Fabio Zita

Fabio Zita

Il 7 gennaio del 1839, François Jean Dominique Arago, studioso e deputato francese, annuncia all’Accademia di Francia l’invenzione della “dagherrotipia”, dal nome di colui che per primo era riuscito a realizzarla, ovvero il pittore e decoratore teatrale Louis Mandé Daguerre. Nasce così la fotografia che, in questa sua prima forma, era conosciuta come lo “specchio dotato di memoria”.

Con quest’immagine vogliamo ricondurci all’album fotografico “4 maggio 2020: Fase 2 anti-Covid”, realizzato lo scorso 25 aprile da Fabio Zita: grazie ad un “espediente scenico”, i suoi scatti hanno ribaltato la prospettiva, catturando – piuttosto che il presente – quello che sarebbe stato il futuro, ovvero il “post-4 maggio”. Potremmo, dunque, dire che il nostro concittadino, con l’obiettivo di sensibilizzare le coscienze, abbia esteso, attraverso il suo album, il concetto di “specchio dotato di memoria”: osservando una delle sue foto “ritraenti il futuro”, siamo difatti noi a porci nel passato, a percepirci come la memoria delle fotografie stesse.

Ad ogni modo, oggi, nel post-4 maggio, possiamo finalmente specchiarci, rifletterci in questi scatti, sperando che la memoria di ciò che abbiamo attraversato possa condurci con buonsenso al futuro: a quel futuro, ancora una volta rubato al tempo dal nostro concittadino, rappresentato negli ultimi due scatti dell’album in cui, finalmente, ci si tiene per mano e ci si abbraccia.

LA PASSIONE PER LA FOTOGRAFIA

Prima di entrare nel merito del suo album fotografico, vorremmo chiederle come e quando è nata la sua passione per la fotografia?

fase 2 - Fabio Zita (1)

«Amo la Storia, in particolare quella del XX secolo, e fin da piccolo sono stato attirato dalle foto che ne scandivano i momenti e le vicende, immagini che sono diventate iconiche e che hanno un grande significato e impatto visivo. Ho sempre pensato, per questo, che anche la fotografia rappresenti le radici del nostro passato e l’eredità del nostro futuro. In seguito, quando ho cominciato a collaborare con il mensile locale “ilpaese”, ormai più di quindici anni fa, avevo bisogno di corredare il mio articolo con delle foto e ho iniziato con una digitale compatta. Fotografare ha iniziato a piacermi sempre più, sentivo l’esigenza di avere maggiore qualità di riproduzione e ho acquistato una reflex (ora sono due), ho seguito un corso e fatto approfondimenti su libri di settore e adesso non posso farne più a meno, le fotocamere sono sempre con me quando servono. Mi piace in particolare la fotografia di reportage, vedute e paesaggi, ritratti e street photography di eventi e manifestazioni del mio paese, è storia da tramandare anche questa e in particolare penso ai tanti turesi residenti lontano, in Italia e all’estero, che possono avere la possibilità, tramite social network, di vivere con noi tutto ciò. Mi preme anche ricordare che a Turi c’è una lunga tradizione di fotografi e ci sono tanti appassionati di fotografia, chi lo fa professionalmente per lavoro e chi per hobby come me, con i quali mi confronto spesso, ci scambiamo pareri, consigli e sono persone che dimostrano davvero grande passione per quest’arte. Spesso ai miei studenti a scuola consiglio di usare in maniera più consapevole i loro smartphone ormai dotati di qualità tecnologicamente avanzate per le foto e di sviluppare le loro potenzialità creative ed espressive».

4 MAGGIO 2020: “FASE 2 ANTI-COVID”

fase 2 - Fabio Zita (3)

Quando ha scattato queste fotografie?

«Ne ho approfittato nel primissimo pomeriggio del 25 aprile, munito di autorizzazione per fotografare la ristretta ma doverosa ricorrenza della Festa della Liberazione con la deposizione di una corona presso il Monumento ai Caduti, in un’atmosfera di vuoto e silenzio surreale del paese».

Sua figlia Chiara ha acconsentito al prestito dei due pupazzetti?

«Certamente. Chiara è adorabile e partecipativa: le ho detto che avrei utilizzato i suoi due personaggi della Lego, un bimbo e una bimba, per fare delle fotografie e successivamente è stata felice di vederli in anteprima sul display della fotocamera, protagonisti di questa storia. Sebbene abbia solo 3 anni e mezzo, per stimolo e imitazione maneggia già una sua fotocamera con entusiasmo e divertimento. Lascio fare alla sua creatività e spero che diventi ancora più brava di me».

Da dove nasce l’idea e qual è il messaggio che ha voluto comunicare con le sue foto?

fase 2 - Fabio Zita (4)

«L’idea e la realizzazione del progetto di sensibilizzazione “Fase 2 anti-Covid”, che ho pubblicato sul mio profilo Facebook, sono nate di getto, quasi istintivamente, come è avvenuto ad esempio anche per il video in stile “vintage” con mie foto di Turi in bianco e nero e con la musica dell’Intervallo che andava in onda sui canali RAI tra gli anni ’60 e ’80. Ho pensato che non era facile lasciare una traccia documentaria che potesse caratterizzare questo travagliato periodo che stiamo vivendo, con le sue ripercussioni personali, sociali, economiche e psicologiche. Le fotografie che ho avuto la possibilità di scattare durante la Santa Messa di Pasqua e le altre celebrazioni che si sono svolte in Chiesa Madre e alla Grotta di Sant’Oronzo, nel loro triste silenzio dovuto alla mancanza dei fedeli, ne sono un esempio ma come raccontare oltre maniera e in modo semplice alcuni aspetti di una fase così complessa? Ancora una volta mi ha ispirato Chiara, ho pensato ai bambini, al fatto che sono chiusi in casa da due mesi come tutti ma più di tutti ne risentono poiché per inclinazione naturale adorano stare in compagnia, vivere all’aria aperta, giocare, abbracciarsi, avere un approccio più fisico degli adulti e non possono farlo. Tuttavia anche a me mancano le strette di mano, le pacche sulla spalla, gli abbracci di amici e conoscenti, come penso agli altri».

“RESPONSABILITÀ MA ANCHE POSITIVITÀ”

fase 2 - Fabio Zita (2)

«La data del 4 maggio è stata come uno spartiacque, le parziali riaperture non ci devono però far dimenticare di mantenere valide tutte le precauzioni per la sicurezza personale e collettiva come il “distanziamento sociale”, terminologia che crea un certo sgomento, e l’uso dei dispositivi di protezione. Nello stesso tempo, tuttavia, ho pensato anche a tutte le attività e gli esercizi commerciali che devono ripartire per uscire dalla crisi che li ha travolti. L’intero paese ha bisogno di ripartire e l’ho rappresentato con i luoghi simbolo di Turi a fare da sfondo ai due protagonisti, in modo che tutti possano riconoscersi in essi. Infine i due personaggi che finalmente possono stringersi la mano e abbracciarsi, ed è ciò che tutti noi desideriamo. È un messaggio che spero trasmetta responsabilità e buon senso ma anche positività e fiducia. Ringrazio te e la redazione per avermi dato questa possibilità di raccontarmi e di raccontare uno dei miei punti di vista di questo complesso periodo che ci ha investiti in ogni aspetto delle nostre vite».

LEONARDO FLORIO

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