Lunedì 03 Agosto 2020
   
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Il 42° anniversario del rapimento di Moro

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Il prof. Mimmo Leogrande, presidente del Centro Studi “Aldo Moro”, dedica alcune riflessioni sul pensiero sempre attuale dello statista ucciso nel ’78

Giovedì 16 marzo 1978. Alla Camera dei deputati è previsto il dibattito ed il voto di fiducia per il quarto Governo presieduto da Andreotti. Aldo Moro e la sua scorta sono diretti in Parlamento, ma, nel tragitto, più precisamente in via Mario Fani, le auto vengono bloccate da un gruppo di assalitori: gli uomini della scorta rimangono uccisi, mentre Moro viene rapito; alle 9:03, il 113 viene allertato da una chiamata anonima.

Un colpo al cuore dello Stato, questo, lungo 55 giorni: il 9 maggio del ‘78 Moro viene difatti brutalmente ucciso dai suoi aguzzini. Le tracce lasciate da una delle figure politiche più influenti della nostra storia repubblicana, tutt’ora, sono indelebili e, spesso, sono state ripercorse dalle generazioni successive, che hanno visto in Moro un esempio umano e politico irripetibile; difatti la “legacy” morotea è stata negli anni oggetto di non pochi studi.

LE RIFLESSIONI DEL PROF. MIMMO LEOGRANDE

Mimmo Leogrande

Nel 42° anniversario di quel tragico 16 marzo 1978, abbiamo chiesto al prof. Mimmo Leogrande, presidente del Centro Studi “Aldo Moro” di Turi, alcune riflessioni. Attualmente tutti quanti noi stiamo attraversando un momento storico a dir poco drammatico, per cui la commemorazione del rapimento di Moro e dell’uccisione della sua scorta potrebbe passare in secondo piano, se non addirittura risultare superflua: per la serie “abbiamo altro a cui pensare”, eppure non è così.

Ecco, infatti, cosa ci scrive il prof. Leogrande: «Questo anniversario cade in un momento difficile per il nostro Paese; quel Paese per il quale tanto ha fatto Moro fino a sacrificare la Sua vita. Chissà come avrebbe sofferto al pensiero che tante persone stanno soffrendo e che tante vite sono andate e, purtroppo, continueranno ad andar via. Lui che ha sempre messo al centro delle Sue azioni e dei Suoi pensieri le persone, ogni persona di cui, diceva, “andava difesa la possibilità di vivere, la dignità, il riconoscimento di giuste condizioni di vita e la tutela dei diritti […]”.

Ci sono delle frasi di Moro che hanno un effetto straordinario sul momento che stiamo attraversando: “Si tratta di vivere il tempo che ci è stato dato con le sue difficoltà”; e poi “naturalmente comprendo tutte le difficoltà. Ma qui occorrono non sotterfugi ma atti di coraggio”. È proprio di questo ciò di cui abbiamo bisogno: di atti di coraggio e di responsabilità per superare le difficoltà di questo momento.

Mi viene in mente un altro pensiero di Moro: “Questo Paese non si salverà, la stagione dei diritti e delle libertà si rivelerà effimera, se in Italia non nascerà un nuovo senso del dovere”. A quale dovere, oggi, si sarebbe riferito Moro? Certamente al dovere di seguire le indicazioni delle istituzioni per debellare questo maledetto virus. Al dovere di rimanere in casa; al dovere di non creare difficoltà a coloro che, in prima linea, stanno combattendo questa battaglia; al dovere di convincere i giovani, coloro che più di altri soffrono le costrizioni, a rispettare le regole, a restare a casa per ritornare prima possibile ad una vita normale e forse anche migliore.

In questi momenti i riferimenti a persone di alto spessore come Aldo Moro aiutano a riflettere sul valore della vita, sulle difficoltà e sulla responsabilità che ognuno di noi deve avere nelle azioni da compiere per superare le difficoltà. Ognuno di noi, chiunque abbia avuto il modo e la possibilità di conoscere il pensiero di Moro, ha il dovere di continuare a mantenerlo vivo e di trasmetterlo alle nuove generazioni: il Suo insegnamento è sempre attuale. Io ho avuto la fortuna di incontrare nel mio percorso di vita e di studi persone che mi hanno parlato di Moro, delle Sue azioni, del Suo pensiero.

Mi piace ricordare Peppino Lamaddalena, prima docente, poi amico e collega. Grande amico di Moro, mi ha trasmesso alcuni valori importanti che per Moro erano fondamentali: il senso del dovere e della responsabilità. Mi piace ricordare il prof. Renato Dell’Andro, discepolo di Moro; aveva un modo di parlarci di Moro semplice ma coinvolgente. Le sue conferenze sui fondamentali aspetti della figura di Moro, uomo di cultura, politico, docente universitario, credente, lasciavano sempre il segno. E mi piace anche citare Simeone Maggiolini, presidente onorario del centro studi Aldo Moro, anch’egli grande amico di Moro. I suoi racconti di episodi di vita famigliare, di azioni quotidiane aiutano a scoprire altri aspetti di Moro, diciamo più intimi, che rafforzano la considerazione che abbiamo di questo grande statista: un UOMO STRAORDINARIO».

LEONARDO FLORIO

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