Mercoledì 07 Dicembre 2022
   
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Le fontane hanno le gambe

fontana 4 bocche (1)

Che fine ha fatto la fontana “a quàtte vòcche” di Piazza Gonnelli?
Alcuni vorrebbero ritrovarla, Milko Iacovazzi suggerisce invece di costruirne una identica per rimetterla al proprio posto

E se i muri hanno le orecchie e le colline hanno gli occhi, allora non c’è nulla da meravigliarsi se si scopre che una fontana, oltre a quattro bocche, possiede altrettante gambe per andar via dal luogo in cui per anni è stata ferma, sempre pronta a dispensare acqua.

Ironie a parte, dopo avervi raccontato di quello che era il nostro carnevale, quest’oggi vogliamo tuffarci nuovamente nel passato turese, sollecitati da una foto tornata alla ribalta dopo tanto tempo: lo scatto di cui tanto si è discusso negli ultimi giorni, grazie alla preziosa pagina Facebook “Turi com’era”, ritrae la fontana “a quàtte vòcche” in passato situata in Piazza Gonnelli. Alle nuove generazioni questo piccolo monumento non dice nulla, poiché, se non fosse per certe immagini in bianco e nero postate sui social da tanti turesi e ottenute, nella maggior parte dei casi, grazie al lavoro del compianto fotografo Dell’Aera, di certe storie e di certi angoli del nostro paese non rimarrebbe traccia.

Fatte queste dovute precisazioni, assieme alla foto della fontana, sarebbe nata la seguente proposta: perché non ripristinarla in Piazza Gonnelli, esattamente come e dov’era una volta? Da questa idea di partenza, sono sorti due “partiti”: il primo vorrebbe ritrovare la fontana originale, mentre il secondo è più propenso a costruirne una nuova; “conservatori” contro “progressisti”? Forse, ma andiamo con ordine.

fontana 4 bocche (2)

Secondo i “conservatori”, la fontana sarebbe finita nella villa di un ex politico locale, ovvero un dottore che avrebbe deciso di appropriarsi di un pezzo di storia: non è chiaro se abbia agito legalmente o illegalmente, ma pare che adesso questa fontana possa essere a Putignano. Qualcuno, per poterla rintracciare, suggerirebbe l’uso di Google Maps, ma, senza ombra di dubbio, sarebbe più semplice cercare un ago in un pagliaio. I “progressisti”, invece, in particolar modo Milko Iacovazzi, ritengono implicitamente questa faticosa ricerca pressoché inconcludente, invitando i propri concittadini a guardare al presente e al futuro, optando per la creazione di una nuova, ma identica, fontana a “quàtte vòcche”.

Certo è che, contrariamente ai soliti scontri politici a cui siamo abituati, questi due "partiti” sono fortemente uniti dal desiderio di rivedere un pezzo della nostra città e identità al proprio posto e, perché no, smascherare quel Napoleone che ha deciso di portare altrove un patrimonio storico inestimabile. Difatti, non per la sua pregevole fattura o per l’impiego di chissà quale materiale, ma per il suo valore affettivo, quella fontana non ha prezzo. Per comprendere quest’ultimo aspetto, abbiamo interpellato proprio Milko Iacovazzi, il quale, oltre ad un’ennesima foto in bianco e nero pescata dal suo cilindro, ci ha raccontato quanto segue.

«Non era una semplice fontana – esordisce – ma soprattutto un punto di ritrovo per la gente che viveva nel nostro centro storico che, in lei, lì a Piazza Gonnelli, vedevano un modo come un altro per incontrarsi, confrontarsi e scambiare due parole. La tanto nominata fontana “a quàtte vòcche” era anni fa fulcro della vita quotidiana di molte famiglie sempre povere di acqua: non tutti avevano la fortuna di possedere un rubinetto o un allaccio dell'acquedotto. L’arrivo di queste sorgenti, portatrici di freschissima, pura e trasparente linfa, significò non solo semplificarsi buona parte della consueta routine giornaliera, ma anche imparare ad essere comunità. Al cospetto di quella fontana nacquero innamoramenti casuali, teneri incontri con la propria amata per giurarle fedeltà eterna, per rubarle un bacio, sperando che i fratelli o altri parenti fossero lontani alla vista e le vicine affaccendate in altro.

Come dicevo poc’anzi la fontana era ufficialmente un punto di ritrovo, di chiacchiere, di sfoghi, di risate, di confronto, di confidenze dalla voce bassa e a volte dalle gote rosse. L'acqua usciva sempre bella fresca e, com’è facile intuire, rappresentava anche il parco giochi di generazioni di bambini, l’alba di solide amicizie e indissolubili complicità o, in qualche caso, il centro di potere dei bulletti del quartiere. Tante storie dietro questa fontana e ad intere generazioni che davanti a lei si sono susseguite: oggi è tornata alla ribalta grazie ai social, ma purtroppo non è più al suo posto. La lampadina si è di nuovo riaccesa frugando tra vecchie foto che la ritraggono meravigliosamente fissa nella sua posizione di un tempo. Un patrimonio che ci siamo lasciati sfuggire dalle mani come fosse un granello di sabbia. Un granello che avrebbe potuto raccontare pezzi di storia di ciascuna famiglia, di un paese, di migranti, di matrimoni combinati, di “fuitine” di protesta e paura, di successi, di tragedie, d'amore, di morte e di vita.

Sui social in questi ultimi giorni, si è riparlato tanto di questa fontana e ognuno ha detto la sua. Inutile adesso stare a recriminare su che fine abbia fatto: oggi è il momento di trovare una soluzione alternativa per ricollocarla al suo posto».

Come si potrebbe fare?

«La mia idea è stata quella di crearne un'altra perfettamente uguale e risistemarla di nuovo al centro della piazzetta del nostro centro storico. Sono più che convinto che questa idea possa venire avvalorata non solo da noi che ancora viviamo nel nostro paesello, ma anche e soprattutto da tanta gente, turese nell'anima, che vive lontano da Turi e che, in passato, davanti a quella fontana, ha lasciato tanti ricordi e un pezzo della propria gioventù. A questi appelli, sono stati in tanti a rispondere, riportando sprazzi di una quotidianità di rara bellezza e genuinità ormai passata, ed io invito tutti a mettersi in moto per farne un progetto comune. Così facendo, torneremmo (ci auguriamo tutti) ad un'immagine più lieta e bella di quella piazza, anche in ossequio a chi, come Umberto Saba, decantava con una poesia queste fontanelle nel loro significato più autentico: “È cara a tutti, al vecchio curvo come al giovane che il suo corpo modella nel segno sotto cui nacque, severo. […] Offre un sorso di vita ad ogni vita, che in sé grata l'accoglie, poi l'oblia, per proseguire ignara al suo destino”».

Seguiremo da vicino gli sviluppi di quest’iniziativa, con la speranza che Turi possa presto tornare a godere della vista di questa fantastica fontana: tuttavia, bisogna tener conto del fatto che i tempi son cambiati e la gente, ormai abituata a non aggregarsi come una volta, forse non si intratterrà più nei suoi pressi, esattamente come accade in tutto il resto del centro storico. Ciononostante, la speranza è e deve essere sempre l’ultima a morire.

LEONARDO FLORIO

Commenti  

 
Arnesano Raffaele
#1 Arnesano Raffaele 2022-02-05 22:05
Io sono nato a turi proprio in piazza gonnelli e ho passato la mia infanzia a
Giocare nella fontana
Mi piacerebbe sapere il nome del politico che la messanella sua villa.
Piuttosto che fare una copia cercate il
Furbetto che la tiene nascosta
 

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