Sabato 29 Febbraio 2020
   
Text Size

Andrea De Marco e la sua settimana fantascientifica al CERN di Ginevra

Rivelatore CMS (compact muon solenoid) 2

Con la media del 10, lo studente turese vola a Ginevra, tra minuscole particelle, giganteschi acceleratori e teorie sull’origine dell’Universo

Negli ultimi mesi del 2019, su “La Voce del Paese”, abbiamo offerto ai lettori la possibilità di conoscere i lavori di tesi, le ricerche e i papers scientifici inerenti alla nostra città e/o realizzati da dottori e ricercatori turesi di qualsiasi facoltà ed ambito. Ci siamo occupati di pedagogia, storia, comunicazione, sport, fisica e medicina con i lavori di Angela Minoia, Alessandra Alfonso, Arianna Rizzi, Daniele Lerede, Silvia De Tomaso, Giuseppe Sabino e Davide De Tomaso. Dopo una lunga pausa, questo spazio torna a proporsi su queste colonne all’attenzione di quei lettori che nella propria quotidianità sono inclini a seguire “virtute e canoscenza” nel desiderio, si spera quanto più ossessivo, di ampliare il proprio bagaglio culturale.

Andrea De Marco

Fatta questa premessa, ecco una sorpresa per coloro che credono in questa rubrica: oggi affronteremo quesiti di una difficoltà non indifferente, intervistando Andrea De Marco, turese classe 2001. Nonostante la sua genialità e la sua dedizione scolastica, Andrea De Marco non siede tra i banchi universitari, poiché impegnato a completare il suo quinto anno di scuola superiore presso l’IISS “Luigi Dell’Erba”. Ad ogni cosa il suo tempo e la sua velocità: questo vale per le persone, per gli obiettivi e, in un certo senso, per la materia di cui è fatto l’Universo. Tornando ad Andrea, ecco la notizia: il giovane turese non avrà ancora messo piede in un’università ma intanto ha avuto l’onore di vivere dall’interno, per una settimana, la fantascientifica realtà del CERN di Ginevra, il più grande laboratorio al mondo di fisica delle particelle.

Come sei riuscito ad ottenere questa opportunità?

«Si tratta di un progetto portato avanti ogni anno dalla mia scuola, grazie anche all’impegno organizzativo del prof. Vincenzo Schettini. Due studenti dell’Istituto vengono selezionati in base alla media dei voti dell’anno precedente: in questo caso, assieme a me, è stato scelto Damiano Castrignanò, anche lui come me con la media del 10».

Ci racconteresti la tua esperienza?

«Siamo stati a Ginevra dal 17 al 24 novembre scorso. Ogni giorno uscivamo alle 08.00 del mattino per poi tornare a casa alle 20.30. Al CERN eravamo solitamente accompagnati da Antonella Del Rosso: lì ci sono tanti italiani e ogni giorno era riservata per noi un’attività diversa. Inizialmente ci hanno mostrato la struttura».

Prima di procedere oltre, come descriveresti visivamente il CERN?

«Bisogna immaginarlo come un piccolo paese, le cui strade riportano i nomi di grandi scienziati e fisici; ci sono oltre mille edifici, molto simili tra loro, tutti contrassegnati da numeri enormi. Per spostarci usavamo una mappa. All’interno dell’area del CERN lavorano 14mila persone: durante la pausa pranzo è un caos generale. Non mancano poi tante strutture necessarie, come la stazione dei pompieri, l’ospedale, l’asilo nido, la palestra e i ristoranti».

rivelatore CMS (compact muon solenoid)

Nel sottosuolo del CERN, a 100 metri di profondità, come ci racconta De Marco, si nasconde un acceleratore LHC di particelle lungo 27 km: «La funzione di questi acceleratori è di studiare la materia a livello subatomico, per provare a capire le origini dell’Universo. Fino a questo momento siamo arrivati a comprendere cosa c’era ad un milionesimo di milionesimo di secondo (10^-12 secondi) appena dopo il Big Bang». Non tutti infatti sanno che la conoscenza dell’uomo sulle origini dell’Universo procede a ritroso, cercando di avvicinarsi sempre più al “momento zero” in cui si è verificato il Big Bang: nelle poche infinitesimali frazioni di secondo successive, la materia, le leggi della fisica hanno subito cambiamenti spaventosi. A tal proposito, proprio al CERN sarebbe stata scoperta la “Particella di Dio”, ovvero il Bosone di Higgs che nei primi attimi successivi al grande scoppio ha dato massa alla materia.

Volendo testare l’impeccabile preparazione di De Marco, gli domandiamo come sia stata possibile questa scoperta: «Nessuno credeva che il Bosone potesse esistere. Per scoprirlo gli scienziati hanno fatto accelerare due fasci di protoni d’idrogeno, pian piano, usando una serie di acceleratori, fino ad arrivare all’LHC dove si raggiunge una velocità quasi pari a quella della luce ed una temperatura così elevata che sarebbe persino difficile scriverla. Queste due condizioni sono molto simili a quelle che c’erano appena dopo il Big Bang. In questa situazione, facendo scontrare i due fasci di protoni, si è assistito alla conversione in massa dell’energia cinetica delle particelle, come d’altronde vuole la famosa equazione di Einstein: in questo modo si è potuto osservare il Bosone di Higgs, seppur per pochissimo perché molto instabile».

Ma la Particella di Dio non è l’unica chicca, né l’unico cruccio del CERN. Quali sono le domande più curiose che secondo te si stanno ponendo i ricercatori?

«È senza dubbio degna di nota la ricerca sull’antimateria, ovvero la controparte di carica opposta della materia: in pratica protoni in negativo ed elettroni in positivo. Si ipotizza che all’origine ci fosse una simmetria quantitativa tra materia e antimateria. Tuttavia, sappiamo che quando materia e antimateria entrano in contatto si annichiliscono e diventano energia: se fosse vera l’ipotesi di simmetria, allora, non esisterebbe nulla. Un’altra questione interessante riguarda la materia oscura, un concetto teorico, attualmente non validato empiricamente. Non abbiamo ancora capito se esiste davvero, ma sappiamo che la materia esistente non basta a far funzionare le leggi fisiche che abbiamo: per poter funzionare, c’è bisogno di trovare altra materia, magari quella oscura che non riusciamo a vedere, perché secondo la teoria non interagisce con la luce e coi campi elettromagnetici. Altro oggetto del mistero è il gravitone, ovvero la particella che regolerebbe la forza di gravità e che ci servirebbe per poterci “ritrovare coi calcoli”».

index 33

Per capire il livello fantascientifico di tutto questo, De Marco fa un accenno alle apparecchiature che ha potuto ammirare di persona: «Ci sono dei rivelatori di particelle, costituiti da un sacco di apparecchiature. Si tratta di strutture enormi, ammassi di strumentazione che possono arrivare a pesare anche due volte la Torre Eiffel. Non sempre sono accessibili: è qualcosa di piuttosto unico riuscire a vederli e noi siamo stati fortunati». Le due ipotesi più suggestive però sono quelle che reggono la teoria delle stringhe grazie all’esistenza delle cosiddette “extradimensioni”: «Viviamo un mondo in realtà a quattro dimensioni, quelle spaziali e quella del tempo. Se ci fossero altre dimensioni che non siamo in grado di comprendere, avremmo la possibilità di spiegare tante altre cose». La seconda invece è quella dell’energia oscura: «Oltre la materia oscura, si stabilisce l’energia oscura, perché la materia è sempre legata all’energia. Qui però i ricercatori del CERN hanno voluto soprassedere, perché è già stato per loro complesso riuscire a semplificare la spiegazione inerente alla materia oscura. “Lasciamo perdere l’energia”, ci hanno detto». Ed effettivamente, come ci racconta Andrea, i due giovani studenti sono arrivati a Ginevra da totali neofiti: “Siamo andati lì senza sapere niente. In una settimana ci hanno bombardati di informazioni».

Vuoi ringraziare qualcuno per quest’esperienza?

«Certamente la dirigente della nostra scuola, Teresa Turi, per averci permesso di partecipare, il prof. Vincenzo Schettini per aver organizzato il tutto ed aver dato la sua disponibilità e certamente Antonella Del Rosso per averci ospitato e per aver organizzato tutti gli incontri».

Il web è nato al CERN

Che valore ha per te questo tipo di ricerca scientifica?

«Bisognerebbe darle più importanza: molto spesso è denigrata, bollata come inutile spreco di fondi, perché per far funzionare certi strumenti i fondi spesi sono tanti. Anche se non sembra vicina alla realtà, le applicazioni pratiche di questa ricerca sono molte. Gli acceleratori vengono usati in ambito medico, oppure potremmo pensare all’invenzione della rete web (WWW) che nasce dall'esigenza dei ricercatori del CERN di avere un portale dove scambiare idee e confrontarsi. Forse nemmeno loro potevano immaginare la portata di quest’invenzione. In definitiva, è importante comprendere quello c’è attorno a noi e la Fisica, come tutti sanno, è la comprensione del mondo».

Che intenzioni hai per il futuro?

«Speravo non mi facessi questa domanda. Sicuramente continuerò gli studi all'Università e sto valutando tra diversi percorsi tra cui ingegneria, medicina e anche fisica; ma per il momento... buio totale».

E mentre Andrea, con la sua mente illuminata, naviga nella materia per il momento oscura che ha di fronte a sé, rimandiamo quei lettori che avranno letto l’intera intervista al canale Youtube “La fisica che ci piace” del prof. Schettini. In bocca al lupo, Andrea!

LEONARDO FLORIO

Aggiungi commento

rispettando il regolamento http://regolamento.lavocedelpaese.it/

ULTIMI COMMENTI

LA VOCE DEL PAESE Un Network di Idee.

l ACQUAVIVA DELLE FONTI l CASAMASSIMA l CASSANO DELLE MURGE l GIOIA DEL COLLE l NOICATTARO l POLIGNANO A MARE l PUTIGNANO l SANTERAMO IN COLLE l TURI l

Porta la Voce nel tuo paese

Copyright 2008-2017 © LA VOCE DEL PAESE. È vietata la riproduzione anche parziale. Tutti i diritti sono riservati.