Martedì 10 Dicembre 2019
   
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Una turese a Panama e uno svizzero a Turi

intercultura

Paola Giannini alle prese con patacones e panamensi ricchi di cuore. Gian Andrea si chiede dove siano un campo sportivo ed un cinema

Una mattinata densa di spunti di riflessione, per i ragazzi dell'IISS Pertini-Anelli di Turi, quella dello scorso sabato 19 ottobre. Un mese fa, la referente per le certificazioni prof.ssa Loredana Salvatore presentava agli alunni delle seconde e terze classi dell’istituto turese la possibilità di usufruire delle borse di studio offerte dall'associazione Onlus “Intercultura”. «In un mondo dove capi di Stato pensano ad erigere muri, la scuola deve impegnarsi a promuovere il confronto, la tolleranza e l'empatia» - questo il messaggio contenuto nelle parole introduttive della prof.ssa Salvatore che, nella mattinata del 19 ottobre, presentava ai ragazzi un prezioso quanto inaspettato contributo video realizzato da una studentessa del quarto anno attualmente in Brasile con Intercultura.

Paola Giannini

Angela Primavera non è tuttavia l’unica studentessa partita verso nuovi orizzonti grazie alle borse di studio offerte da questa associazione Onlus: oggi, infatti, vi raccontiamo, con un’intervista trans-oceanica, del viaggio di Paola Giannini, 17enne turese, studentessa presso il Liceo Classico “D. Morea” di Conversano ed attualmente in quel di Panama.

Come hai conosciuto il progetto “Intercultura”?

«Ho sempre amato viaggiare e fare esperienze nuove. Per questo ho chiesto ai miei genitori di mandarmi a vivere per un anno negli Stati Uniti da una parente che per tutta risposta ci ha consigliato di provare a realizzare questo mio sogno con Intercultura».

Come mai sei poi partita in direzione Panama?

«Durante la compilazione del fascicolo personale di Intercultura, ti viene chiesta una lista di massimo 10 posti dove vorresti andare: io ero fermamente convinta di voler inserire solamente gli Stati Uniti ma, mentre con il mouse scendevo per raggiungere la lettera S, ho visto i nomi di così tanti posti che ho sentito il desiderio di inserire altre destinazioni. Alla fine nella mia lista ho selezionato 4 posti: Stati Uniti, Panama, Brasile e Nuova Zelanda in questo preciso ordine; dopodiché, in base all’ordine della tua lista e ad una graduatoria con altri studenti, viene scelto il paese dove poi devi andare. Ovviamente migliaia di ragazzi vorrebbero raggiungere gli USA ed i posti non sono infiniti».

In quale città stai vivendo?

«A Chitrè, località situata sulla costa del curvone di Panama. Qui vivo in una casa-famiglia e mi trovo molto bene».

Com’è la scuola che stai frequentando? Stai avendo problemi con la lingua?

«La scuola è molto diversa da quella italiana: è molto più facile. Se devo essere sincera, un po’ mi manca il metodo di insegnamento della mia scuola, nonostante sia più duro. Con la lingua sono andata subito d’accordo: in una settimana ho imparato le cose che sono alla base dello spagnolo ed ora so padroneggiarlo abbastanza bene. Fortunatamente non ho avuto alcun problema per capire i professori»

Raccontaci qualcosa di Panama.

«I panamensi, beh sono molto rudi; sono le persone più dolci sulla Terra, credo… Sono molto legati alla famiglia ed ognuno di loro ha una storia incredibile dietro sé. Ci sono tantissime tradizioni ed elencarle tutte sarebbe impossibile; il cibo è composto principalmente da riso e pollo, un piatto povero che i panamensi sanno rendere incredibilmente ricco assieme a dei fantastici patacones, ovvero del platano schiacciato e fritto. I luoghi di intrattenimento sono veramente pochi, non c’è molto da fare, ma con la compagnia giusta non ci si annoia mai: si trova sempre qualcosa che riesce ad intrattenerti. Una cosa che mi ha colpito molto è stato ascoltare le storie della infanzia che hanno avuto i miei amici panamensi, le quali mi hanno fatta pensare a quanto io sia stata fortunata. Una mia amica, da piccola, non ha avuto la fortuna di avere una casa con tutte le comodità, come ad esempio un bagno, e per camminare dalla sua casa al negozio più vicino, doveva usare una lanterna perché le strade non avevano luce».

Per quanto tempo rimarrai lì?

«Starò qui per un anno, precisamente 11 mesi. Ritorno a Luglio».

Paragoni con Turi?

«Turi è Turi. Sicuramente è più tranquilla di Chitrè. Ad ogni modo, vivere in un paese piccolo come il nostro ha molti vantaggi, specie per i trasporti. Qui invece sono ancora molto indietro e non ci sono molti mezzi di trasporto buoni che possano aiutarti a raggiungere le diverse parti della città. Una cosa uguale è che anche qui tutti si conoscono: cammini per strada ed urlano il tuo nome o ti devi fermare ogni secondo per salutare qualcuno. Non ci sono grandi differenze tra i due paesi che mi sento di elencare in realtà: fortunatamente sono finita in un paese ed in una famiglia che si avvicinano molto alla realtà che vivo in Italia».

Consiglieresti ai tuoi coetanei questa esperienza?

«Assolutamente sì. Partendo con Intercultura, scoprirete un mondo davvero bellissimo, realtà diverse, imparerete altre lingue (che sono sempre molto importanti), apprezzerete di più voi stessi, la realtà che avete lasciato nel vostro paese di provenienza e la vostra famiglia tanto da voler uscire con lei, cosa non più molto comune nei ragazzi di oggi. Con Intercultura, si arricchisce il proprio bagaglio culturale e accresce la voglia di voler scoprire altri posti, di fare cose differenti dallo stare con la testa chinata davanti al proprio cellulare».

 

Gian Andrea De Nisco

E mentre Paola si gode il suo viaggio panamense, a casa sua i suoi genitori hanno comunque il loro bel da fare, poiché impegnati ad ospitare, sempre nell’ambito del progetto Intercultura, uno studente svizzero, ovvero il 16enne Gian Andrea De Nisco, di seguito intervistato.

Da quale città svizzera provieni?

«Vengo da Basilea».

Quale scuola frequenti in Svizzera e quale adesso in Italia?

«In Svizzera frequento il Gymnasium Leonhard di Basilea, dove studio spagnolo. Ora che sono qui vado al Liceo Scientifico di Conversano».

Il tuo nome ed il tuo italiano suggeriscono delle origini tutt’altro che svizzere, vero?

«I miei nonni sono tutti Italiani. I genitori di mio padre sono nati a Conza della Campania (Avellino). Il padre di mia madre è nato a Calvi (Benevento) mentre sua moglie è originaria di Nardò (Lecce): si sono trasferiti in Svizzera negli anni ‘60 per cercare lavoro e sono rimasti là fino ad oggi, anche perché i loro figli si sono integrati benissimo e hanno trovato anche loro lavoro».

Come hai conosciuto Intercultura?

«Grazie a mia sorella che ha fatto quest’esperienza nel 2017 in Svezia».

Come mai hai scelto l’Italia?

«Diventavo sempre un po’ triste quando ero con i miei nonni e non potevo comunicare con loro come volevo per colpa della lingua. Per questo ho deciso di perfezionare l’italiano. E poi quando si vuole imparare una lingua non c’è niente di meglio che andare a vivere nel posto dove quella stessa lingua è parlata».

Com’è stata l’accoglienza a casa di Paola?

«Sono veramente fortunato ad essere ospitato dalla famiglia Giannini - Zita. Mi hanno subito accolto nella loro famiglia e io mi sono subito sentito come a casa. Mi fanno vedere il più possibile della loro cultura e ci divertiamo tanto insieme. Vado in giro ogni giorno con il mio fratello ospitante Antonio: mi trovo molto bene con lui e loro».

Come ti trovi nella scuola italiana?

«Anche a scuola mi trovo bene. Ho fatto subito amicizie con i miei compagni di classe. I professori mi aiutano sempre e hanno pure la pazienza di farmi fare un programma diverso dagli altri. Fortunatamente ho anche un tutor che si impegna tantissimo per me».

Paragoni con Basilea?

«La differenza più grande è che Turi è molto più piccola rispetto a Basilea. Questo però porta dei vantaggi. Per esempio, mi è capitato più di una volta che un venditore di un negozio mi ha chiesto se sono nuovo qui a Turi o se sto in vacanza. Mi piace tanto la mentalità della gente. La gente qui è molto gentile e i giovani vogliono tutti uscire con te. È molto facile fare amicizie e divertirsi. In Svizzera mangiavo lo stesso cibo che mangio qui, anche se qui è anche più buono e molto meno costoso. Un’abitudine bellissima della famiglia è che si va a mangiare ogni domenica dalla nonna. Comunque con Basilea ci sono tante differenze: com’è strutturata la scuola, come sono preparati i professori e cose del genere. Mi è servito un po’ di tempo per abituarmi a tutte queste differenze».

Quali città hai visitato?

«Polignano, Monopoli, Conversano, Bari, Putignano e Sammichele».

Per quanto tempo rimarrai qui?

«Fino al 5 Luglio».

Consiglieresti ai tuoi coetanei di venire qui?

«Per una sera, per fare un giro, mangiare una Pizza e giocare a biliardo, certamente. Però non consiglierei a uno straniero, che non ha amici o famiglia qui, di farsi le vacanze a Turi: è un paese abbastanza piccolo».

Cosa manca a Turi?

«Sicuramente un campo da calcio dove non si paga, poche aree verdi e un cinema».

Non c’è dubbio: Gian Andrea verrà anche “dalle montagne”, ma ha già capito tutto. Auguriamo a lui una buona permanenza e a Paola mandiamo un saluto, nonostante i 10mila chilometri di distanza che la separano dalla sua famiglia.

LEONARDO FLORIO

Commenti  

 
Mirko7276
#1 Mirko7276 2019-11-26 08:46
Già!
Dice bene il ragazzo.
Turi è Turi.......e menomale che non esiste un clone perché un paese con una arretratezza mentale come quella turese sarebbe stata difficile da digerire.
Uscite dal cono ciliegifero e date uno sguardo alle zone industriali dei paesi che vi circondano per rendervi conto dell'arretratezza commerciale in cui vivete.
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