Domenica 17 Novembre 2019
   
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Domus Libri: buona la prima!

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Chiesa di San Rocco gremita per la prima uscita di Domus Libri.
Ecco un resoconto della serata e delle suggestioni offerte da Francesco Carofiglio

Quante pagine di storia potrebbero restituirci le pareti della piccola e preziosa Chiesa di San Rocco! In parte si è parlato anche di questo durante la presentazione di Domus Libri, il nuovo Presidio del Libro turese, svoltasi nel tardo pomeriggio del 26 ottobre, proprio all’interno della cappellina cenobitica.

Fabrizio Resta

Il primo a prendere la parola è stato Fabrizio Resta, presidente di Domus Libri, il quale ha voluto ricordare ai tantissimi presenti la vision e la mission del presidio; successivamente il microfono è passato tra le mani di Leonardo Florio che, nell’arco di tempo di uno spot pubblicitario, ha esposto una serie di nozioni storico-artistiche utili per conoscere meglio la cappellina messa a disposizione dal FAI e dalla Chiesa Madre in occasione di questo importante evento: si è parlato dunque delle modifiche strutturali, dei restauri ed anche delle scellerate decisioni (per fortuna mai messe in atto) adottate dalle Giunte comunali che si avvicendarono nel 1880 e nel 1884 ed orientate a trasformarlo in un ospedale per colerosi dopo un precedente tentativo di demolizione motivato dallo stato di abbandono in cui l’edificio versava. Tutte queste informazioni sono state attinte dal prezioso lavoro di tesi di Giacomo De Michele, doverosamente ringraziato nel corso della presentazione.

Al termine di questo rapido excursus, è intervenuto il vicesindaco Fabio Topputi, che ha ringraziato Domus Libri per l’invito e per l’importante azione culturale su cui la nostra città potrà nuovamente contare. Terminati i discorsi preliminari, i presenti hanno poi potuto addentrarsi nel dialogo a due voci tra Valentino Sgaramella, moderatore dell’evento e giornalista de “La Gazzetta del Mezzogiorno”, e Francesco Carofiglio, autore de “L’Estate dell’incanto”, ovvero il suo ultimo romanzo, raccontato ed “interagito” assieme al pubblico durante questa prima uscita in scena di Domus Libri.

Francesco Carofiglio e Valentino Sgaramella

Ebbene, in virtù della propria laurea in Architettura, lo scrittore ed illustratore vincitore del Premio Stresa 2010, prima di rispondere alle impegnative domande a lui rivolte da Sgaramella, non ha potuto fare a meno di esprimere alcune considerazioni in merito alla Chiesa di San Rocco: “Questo è un luogo in cui è leggibile l’attraversamento dei secoli, come si evince dalla compresenza di una parte più rustica ed una più decorata. A proposito del tempo che scorre e lascia le sue tracce, nel mio libro ci sono due protagoniste: Miranda da giovane e Miranda da anziana”. Con questo incipit – che nella sua semplicità mostra il talento intellettuale di un vero scrittore in grado di trovare continuità tra fili logici apparentemente distanti – Carofiglio prende per mano i presenti ed inizia a mostrar loro – ognuno stando “seduto nella propria fantasia” – quel bosco dove Miranda ha trascorso nel 1939 la propria villeggiatura: colori, ma soprattutto i suoni degli animali sembrano per un attimo irrompere nel silenzio religioso della Chiesa di San Rocco.

A proposito di risonanze fantastiche e riverberi dell’anima, Carofiglio dirà più tardi: “È stato per me molto complesso interpretare una voce narrante femminile. Se ci sono riuscito è stato grazie ad un lungo studio delle signore novantenni che ho intervistato in Toscana, tra cui la Contessa Diamanti-Capponi. Quando poi ho scritto questo libro, risuonavano in me i racconti e le parole di mia madre, scomparsa nel 2014. Provare a dar voce a più donne è stato per me come interpretare in un teatro: per questo motivo ho provato ad essere Miranda nel quotidiano”. Un’altra considerazione importante da lui sostenuta ha riguardato l’importanza delle parole e della lettura ad alta voce: “È fondamentale recuperare il senso delle parole che usiamo, spesso svilite da una comunicazione grossolana. Negli ultimi anni siamo anche stati abituati ad una propaganda politica aggressiva, sgradevole. Ritengo molto importante, inoltre, l’esperienza di leggere ad alta voce, poiché utile ad impossessarsi del suono. Se avete tra le mani un romanzo, vi consiglio di dedicare del tempo per leggerlo ad alta voce”.

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Tornando ai due volti di Miranda e alle inevitabili polarità dualistiche tra ingenuità e maturità, gioventù e anzianità, impulsività e ponderatezza, Carofiglio ha poi rimarcato: “Questa è una storia sul senso del limite. A 10 anni, il senso è lì davanti a te ma non ne sei consapevole. Nel raccontare la propria estate a distanza di 80 anni, Miranda crea lo strano artificio dal quale vien fuori il titolo del libro: si creano i segnali di un incanto. Miranda in quell’estate scopre la bellezza e la paura”. Negli sviluppi dell’intervista, Sgaramella chiede a Carofiglio come abbia fatto ad immedesimarsi in una bambina del ’39: “Pur non avendo figli, sono sempre in ascolto col mondo dei giovanissimi. Chiedo loro di partecipare alle conversazioni in maniera attiva. E poi c’è da dire che tutti siamo stati bambini”. Anche la scelta del bosco come ambiente principale del romanzo non è casuale o astratta dal discorso dell’infanzia: “Con la mia famiglia andavamo spesso in villeggiatura nella Foresta Mercadante. Lì ho sentito e visto i suoni e i colori che riporto nel romanzo. Una volta, quando avevo 9 anni, mio fratello non era rientrato per la cena. Andai di notte nel bosco per cercarlo, quando all’improvviso sentii dei rumori provenire dalla vegetazione: rimasi immobilizzato dalla paura e di quella paura ho un ricordo tutt’oggi perfetto in ogni dettaglio, in ogni singola sensazione. Scappai, convinto di essere inseguito e fortunatamente riuscii a tornare a casa. Da quel giorno rimasi affascinato dalla paura”.

Una domanda interessante ha poi guidato e soffermato l’attenzione sul processo creativo che sottende l’intera stesura di un romanzo: “Le storie – risponde Carofiglio - iniziano quando non si sa quasi nulla di ciò che si vuole scrivere. A volte è un’intuizione. Per continuare poi a scrivere è necessario lasciare nella propria mente degli spazi liberi, autonomi. A volte può anche capitare che i personaggi ti vengano a trovare”. Almeno a parere di chi scrive, la vera perla dispensata da queste riflessioni tessute in tempo reale dall’illustre ospite, riguarda la distinzione tra presente animato e presente vuoto: “Animare il nostro presente significa essere costantemente curiosi verso il mondo. Perdere la curiosità significa rendere vuoto il nostro presente e sentire quella sensazione spiacevole che si prova quando si libera il tavolo al termine di una ricca cena”.

Dopo questi spunti, Carofiglio si è cimentato nella lettura di un estratto del romanzo, ovvero una lettera scritta da Miranda a suo padre, da tempo distante per lavoro: descrivere a parole l’abilità del lettore nelle pause, nelle prese di fiato, nelle improvvise accelerazioni e nella modulazione del suo tono di voce non è affare semplice; forse l’immagine della pelle d’oca è più utile di qualsiasi resoconto verbale. Adesso Domus Libri si appresta a nuovi incontri aperti al pubblico, sui quali non è ancora dato sapere nulla: nel frattempo i tanti sostenitori potranno continuare a seguire la pagina Facebook sulla quale, giorno per giorno, vengono postati riferimenti letterari messi in dialogo con le più disparate forme artistiche, in una sinergia orientata a creare quello stesso incanto desiderato ed ottenuto da Carofiglio nel proprio romanzo.

L.F.

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