Domenica 22 Settembre 2019
   
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Sulle tracce di Sant’Oronzo

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Un convegno internazionale indaga sulla figura storica del nostro Patrono, navigando tra Puglia e Croazia

 

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“Le rotte adriatiche della santità”, il convegno internazionale organizzato dall’Associazione culturale “Giubileo Oronziano”, ha costituto un’importante occasione per seguire le tracce del culto di Sant’Oronzo tra Puglia e Dalmazia. Una prima pietra, unica nel suo genere per tema e respiro degli studiosi presenti, che come diremo in seguito si preannuncia densa di sviluppi.

Ai saluti istituzionali del sindaco Tina Resta, dell’assessore alla cultura Teresa De Carolis e di Livio Lerede, presidente del Comitato Festa Patronale, è seguito l’intervento del vescovo Mons. Giuseppe Favale che, nella cornice dell’affollata piazza antistante Palazzo Marchesale, ha presentato il volume “Proteggerò questa Città”. Fatica editoriale, curata da don Giovanni Amodio, in cui si ripercorrono i momenti più preziosi dell’anno Giubilare Oronziano, indetto da Papa Francesco per commemorare i 1950 anni trascorsi dalla data del martirio del nostro Patrono.

Sotto l’eccellente moderazione di Stefano de Carolis, Sottufficiale dell’Arma dei Carabinieri, ricercatore e giornalista, si sono poi susseguite le sei relazioni degli ospiti, giunti dai tre capisaldi della devozione verso il nostro Patrono: Lecce, Ostuni e Croazia.

atti giubileo

Il prof. Nikola Jakšić, ordinario di Storia dell’Arte altomedievale e bizantina presso l’Università di Zara, ha ricostruito la storia dei due reliquiari, quello di Zara (detto dei Dodici Fratelli) e quello di Nona. Difatti, va ricordato che il punto di partenza di questo convegno è stata la clamorosa scoperta di Stefano de Carolis, che l’anno scorso ha consentito di accogliere a Turi le reliquie di Sant’Oronzo. Tutto inizia il 19 giugno 2018, quando una delegazione composta da don Giovanni Amodio, dal Sub Commissario Sebastiano Giangrande e dallo stesso de Carolis, si reca a Zara per concordare con le autorità civili ed ecclesiastiche croate i protocolli per il trasferimento della cassettina reliquiario che si riteneva contenesse il capo del nostro Santo Patrono.

«Il giorno dopo l’incontro istituzionale - ricorda de Carolis - ci siamo recati con Mons. Josip Lenkić, Vicario Generale dell’Arcidiocesi di Zara, nella città di Nona. Qui abbiamo visitato la chiesa di Sant’Anselmo e l’annesso museo, che raccoglie straordinarie opere d’arte sacra molto antiche. Durante la visita in questo museo, con molto stupore, ho notato un altro “scrigno” chiaramente riferibile a Sant’Oronzo».

In un primo momento de Carolis ipotizza che si possa trattare di un secondo reliquiario che, a quanto gli viene detto, custodirebbe una costola del Martire. Poi la sorpresa: i Santi sono due. «Nella stessa sera - prosegue il ricercatore turese - il parroco della chiesa di Sant’Anselmo ci ha mostrato un breviario risalente all’inizio dell’800 che, tra le varie orazioni ai Santi venerati in quella città, ne riportava una a devozione di Sant’Oronzo Martire. Nella premessa si precisa che la preghiera va recitata “davanti alla reliquia del capo di Sant’Oronzo, martirizzato in Gallia sotto Diocleziano”. È qui che ho intuito che la cassettina di Zara, quella che originariamente doveva arrivare a Turi, non poteva essere ricondotta al nostro Patrono. Difatti, come tramandato dall’agiografia ufficiale, il nostro Sant’Oronzo è stato martirizzato a Lecce 250 anni prima di Diocleziano (ovvero all’incirca nel I secolo d.C.); inoltre, oltre ad essere Martire, è stato il primo Vescovo di Lecce».

 

L’enigma dei due reliquiari

Ritornando alla relazione del prof. Jakšić, grazie alla sua analisi storica e artistica dei due reliquiari ha confermato quanto era stato già chiarito da Mons. Želimir Puljić, Arcivescovo di Zara e Presidente della Conferenza Episcopale croata: le “uniche reliquie” di Sant’Oronzo Protovescovo di Lecce, Martire e Protettore di Turi, sono quelle custodite nel museo annesso alla chiesa di Sant’Anselmo a Nona; viceversa il cranio contenuto nella cassettina di Zara è riconducibile ad un altro Oronzo, martirizzato in Gallia circa duecento anni dopo. Ad attestarlo, come ha ricordato Jakšić, anche un “verbale di ricognizione”, redatto l’8 settembre del 1980 in cui, alla presenza di sette esperti e testimoni non solo del mondo cristiano, si è registrato che «il reliquario detto di San Giacomo e Sant’Oronzo contiene la fibula del nostro Protettore».

convegno sant'oronzo 2019 (5)A questo si aggiunge un ultimo aggiornamento, ancora una volta frutto degli studi di de Carolis: il ricercatore turese ha scovato un Acta in lingua slava, risalente al 1973, che esclude che il reliquiario custodito a Zara (detto dei Dodici Fratelli) possa essere collegato al culto di Sant’Oronzo Vescovo e Martire. Il documento, archiviato presso l’Istituto per l’Accademia Jugoslava delle Scienze e delle Arti di Zara, recita in modo inequivocabile che per quanto riguarda l’iscrizione “Testa di Sant’Oronzo” (risalente al XVIII secolo) riportata sul dorso di legno dello scrigno dei Dodici Fratelli “non è giustificato dire che è un culto di Sant’Oronzo Vescovo di Lecce in Puglia”.

Su come le reliquie di Sant’Oronzo siano arrivate in Dalmazia ci sono diverse ipotesi, puntualmente illustrate dalla dott.ssa Emanuela Elba, storico dell’arte e della miniatura, che ha ricordato che gli scambi tra Puglia e Dalmazia sono stati fecondi, soprattutto nel periodo del Catepanato d’Italia che vide Bari eletto a capoluogo dell’impero bizantino.

Seguendo il filone storico, Miljenko Domijan, già Sottosegretario ai Beni Culturali della Repubblica della Croazia, fa un salto di qualche secolo e si sofferma sull’opera di ricostruzione, all’indomani del secondo conflitto mondiale, del centro storico di Zara, della famosa Cattedrale e delle varie chiese e abazie sparse nel territorio croato.

Il parroco leccese don Michele Giannone, docente presso l’Istituto di Scienze Religiose “Don Tonino Bello” di Lecce, conduce la sua analisi della “questione oronziana” con un excursus delle ricerche dei compianti sacerdoti Mons. De Simone e Mons. Protopapa.

 

Un salto nel passato di mezzo secolo

Prende la parola Mario Cazzato, architetto e storico, centrando la sua dissertazione sulle fonti leccesi per il culto di Sant’Oronzo. Dopo aver precisato che il primo documento riguarda una cappella dedicata al Santo, edificata a Taranto intorno al 1082, spiega che la devozione verso il primo vescovo di Lecce si afferma in concomitanza dell’epidemia di peste del 1656, quando vengono imputate a Sant’Oronzo una serie di guarigioni miracolose, operate in vari luoghi della Puglia.

convegno sant'oronzo 2019 (2)Due anni dopo, nel 1658, abbiamo notizia di un’indagine avviata dalla chiesa per far luce sulle ulteriori guarigioni di 14 ostunesi. Anche in questo caso, prosegue lo storico Dino Ciccarese, si parla dell’intercessione di Sant’Oronzo, avvistato da alcuni soldati nei pressi del monte Morrone, dove fu poi eretto un santuario che tutt’oggi testimonia la devozione oronziana ostunese. Ma il culto oronziano, rivela Ciccarese, si può retrodatare di almeno 500 anni in virtù del ritrovamento da parte di Stefano de Carolis di un rogito notarile redatto a Ostuni, risalente al maggio 1188, dove viene nominato esecutore testamentario “... quondam Giovanni figlio di Ronzo d'Ostuni...”.

E a supporto della tesi che sostiene una devozione ben più antica del 1600, ci sono le ulteriori “piste” che de Carolis sta seguendo: «Nel sipontino – ci anticipa – fin dal 12esimo secolo viene menzionato il toponimo Sant’Oronzo riferito a una vallata. Ho poi scoperto che a Monte Sant’Angelo c’è un rione intitolato al nostro Patrono. Sono tutti tasselli che andranno approfonditi. La sfida è ardua, giacché più si scava nel passato più i documenti scarseggiano, ma aver spostato l’origine del culto al 1100 è un traguardo di significativa portata storiografica».

 

Le prospettive e il gemellaggio

Il Convegno, suggellato dalle conclusioni di don Giovanni Amodio, ambisce a essere la premessa di un progetto più ampio e articolato.

convegno sant'oronzo 2019 (1)«Quanto prima – dichiara de Carolis – verranno pubblicati gli atti di questo convegno, divulgando le relazioni integrali, con approfondimenti e prefazioni curati da docenti dell’Università di Cassino, dell’Ateneo di Bari e di quello del Salento, oltre al contributo dell’Arcidiocesi di Lecce. Inoltre, c’è la volontà di istituire un centro studi internazionale che possa proseguire la ricerca storica e storiografica, mappando le tracce del Santo e del suo culto in Italia e in Dalmazia».

Infine, apprendiamo che domenica primo settembre, il sindaco di Turi Tina Resta e quello di Nona Emil Ćurko sottoscriveranno un documento di intenti propedeutico al gemellaggio tra le due comunità. Un ponte tra due popoli che, nato nel nome di Sant’Oronzo, abbraccerà vari settori e iniziative, spaziando dalla cultura allo sport, dall’istruzione al volontariato.

Le fondamenta per concretizzare questo percorso d’unione sono state poste due mesi fa, quando don Giovanni Amodio e Stefano de Carolis hanno incontrato il sindaco di Nona, Mons. Josip Lenkić, Vicario generale del Vescovo di Zara, e don Bozo, il giovane parroco della chiesa di Sant’Anselmo. Un incontro dove si sono raccolte le comuni intenzioni di portare a compimento questo sodalizio tra le due cittadine.

La firma del documento sarà seguita da un centinaio di turesi che, guidati da don Giovanni Amodio, a partire da giovedì 28 agosto sono in pellegrinaggio in Dalmazia, nella terra che custodisce la reliquia del Patrono e Protettore di Turi.

FD
Foto Fabiana Stanisci

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