Giovedì 17 Ottobre 2019
   
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Pagine di storia criminale nella piazza turese

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Dall’inedita “Canzone di Amelia la disgraziata” il sapiente lavoro di Stefano De Carolis “Con un piede nella fossa”

È stato presentato solo pochi giorni fa a Roma, presso la Camera dei Deputati, e due giorni dopo, lo scorso 18 luglio, ha avuto il suo battesimo pubblico proprio nella piazza Aldo Moro, antistante alla Casa di Reclusione di Turi.

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È la “canzone di Amelia la disgraziata”, presentata per la prima volta a Turi e raccontata dalla splendida voce del mezzosoprano Teresa Tassiello, accompagnata dalla Banda Musicale cittadina “Don Giovanni Cipriani”, diretta dal Prof. Ino Resta.

Siamo all’anniversario di una data importante, di una nuova pagina di storia contemporanea, scritta dal nostro concittadino Stefano De Carolis, autore del saggio “Con un piede nella fossa” storie di camorra Barese 1861-1914, della LB edizioni. Era il 24 luglio 1901 quando un fazzoletto di cotone, il primo “pizzino” della storia criminale, fu rinvenuto e sequestrato dai Carabinieri e, per volontà del cancelliere, classificato come Documento d’archivio. Ben 118 anni son passati dall’ultima volta che il “pizzino” vide la luce, fino a quando, durante studi e ricerche presso l’Archivio di Stato di Bari, finì nelle mani di Stefano De Carolis e da quel giorno, è diventato pagina di storia.

Un lungo lavoro di documentazione durato circa sette anni hanno impegnato il nostro concittadino, storico, studioso, giornalista e Carabiniere, a dare forma ad un lavoro unico nel suo genere, approdato prima alla Camera dei deputati, poi in contemporanea nella piazza turese e sulle colonne di America Oggi, nelle edicole di New York.

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A Turi, nella serata di giovedì scorso, sono intervenuti Teresa De Carolis, assessore alla cultura del Comune di Turi, Rosa Musicco, direttrice della Casa di Reclusione di Turi, Flavio Romito, avvocato e presidente dell’Associazione Forense Italiana, e Paolo Comentale, scrittore e marionettista del Teatro di Pulcinella di Bari. L’incontro è stato moderato da Mimmo Leogrande, docente di statistica presso l’Università per gli Studi di Bari.

L’evento culturale, patrocinato dal Comune di Turi, dalla Pro-Loco e dalla Associazione Forense Italiana, ha visto la partecipazione delle autorità civili e militari, dell’Associazione Nazionale Carabinieri in congedo di Turi e Casamassima, e della Associazione Cavalieri Ordine al merito della Repubblica Italiana.

È stata scritta un’importante pagina di storia locale, che sicuramente ha lasciato impresso, nelle menti dei presenti, un profondo senso di conoscenza, di riflessione e di analisi. Le righe offerte alla collettività da Stefano De Carolis lasciano in ognuno la sensazione che bisogna sapere di più, bisogna guardare oltre la propria siepe perché solo conoscendo la realtà sociale che è ed è stata si può pensare di prevenire, lottare, contrastare quella criminalità frutto forse di una società fragile, fatta di uomini fragili, dove le parole giustizia e verità devono trovare largo spazio senza sentirsi condannate ad un lieve e timido spazio d’azione.

Fabio Tassinari, Comandante della fanfara a cavallo dei CC di Roma e la mascotte Briciola

A rendere appunto maggiore enfasi alla tematica, l’inedita opera strumentale, “la canzone di Amelia la disgraziata”, un’autentica canzone di malavita scritta nelle carceri di Bari, da Mauro Savino, capo camorrista di Bari, autore dell’efferato omicidio del medico Michele Introna. L’opera musicale, unica nel suo genere, il 16 luglio scorso, alla presenza di parlamentari pugliesi, è stata presentata a Roma presso la sala stampa della Camera dei Deputati. Il testo del pizzino, è stato tradotto in musica dal Maestro Fabio Tassinari, etno- musicologo, Comandante della Fanfara a Cavallo dei Carabinieri di Roma e dal Maestro Antonio Moretti, Brigadiere dell’Arma dei Carabinieri e componente della stessa Fanfara di Roma.

“Il lavoro di De Carolis racchiude una grande importanza storica - ha commentato la dott.ssa Musicco. Documenta una storia di legalità che ha radici nel tempo ma, documentare e divulgare questo, vuol dire riuscire ad individuare le strategie più giuste per fronteggiare i fenomeni”. “Nel corso degli anni il lavoro all’interno delle carceri è cambiato e da mero contenimento di detenuti si è passati ad un percorso di rieducazione e riformazione dei carcerati”.

Le canzoni di mafia e di malavita, un capitolo importante della storia mondiale, rappresentano una antica tradizione popolare, vissuta sin dall’800, sia dai delinquenti comuni che dalle associazioni mafiose, che con chitarre, tamburelli e mandolini, traducevano in musica popolare le numerose storie di vita criminale. Canzonette utili a diffondere in codice, messaggi e ordini dettati dai loro capi, spesso detenuti. Canzoni proibite dall’autorità di pubblica sicurezza perché esortavano a delinquere e incitavano a ribellarsi alla legge. Ma conoscere significa anche contrastare e con il sapiente lavoro di De Carolis si è aperta sicuramente una nuova finestra sulla legalità, fatta non solo di racconti tramandati, fatti scritti o vicende raccontate, ma parole in musica da riscoprire e decifrare perché quel che è stato, non accada più.

C.D.

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