Sabato 21 Settembre 2019
   
Text Size

E i bitontini gridarono al miracolo di Sant’Oronzo

maioliche grotta sant'oronzo

Stefano de Carolis: un nuovo filone di ricerca sul Cappellone dedicato al Protettore di Turi

Con l’approssimarsi dei solenni festeggiamenti in onore di Sant’Oronzo, martire e protovescovo di Lecce, Stefano de Carolis – sottufficiale dell’Arma dei Carabinieri, ricercatore e giornalista – riporta alla memoria una delle leggende che circonda la figura del Santo Protettore di Turi.

Dopo gli studi sul reliquiario giunto da Zara in occasione dell’Anno Giubilare, de Carolis si è concentrato sul legame con Bitonto, altra cittadina pugliese in cui la venerazione di Sant’Oronzo è particolarmente sentito.

«Nel passato – racconta de Carolis – tra i più fervidi credenti e devoti a Sant’Oronzo c’erano i cittadini di Bitonto, i quali assiduamente si portavano in pellegrinaggio nella grotta di Turi per pregare e chiedere grazie al Martire e Vescovo di Lecce.

In una antica leggenda, riportata in un testo di cronaca ottocentesca, si racconta che in uno dei loro pellegrinaggi verso Turi, lungo la strada, vennero assaliti da un gruppo di banditi nascosti nella boscaglia e armati di archibugi. Ma la rapina ai danni dei poveri pellegrini non andò a buon fine, in quanto d’improvviso le loro armi si incepparono e si resero inutilizzabili. I bitontini gridarono al miracolo di Sant’Oronzo».

«La notizia del miracolo – aggiunge il ricercatore turese – si diffuse e fece accrescere la loro fede nel santo. E la traccia di questa antica venerazione è ancora oggi testimoniata dai tanti bitontini che portano il nome di Oronzo. Si racconta, inoltre, che tanta era la devozione che, nel XVI secolo, i cittadini di Bitonto, fecero erigere una piccola cappella sull’apertura della grotta turese. La costruzione devozionale potrebbe trovare una testimonianza concreta in una delle maioliche laertine superstiti, che compongono la pavimentazione della grotta, in cui è ritratto "il lanternino". Si apre dunque un nuovo filone di ricerca che potrebbe portarci a scrivere un’inedita pagina sulla “storia archeologica” del Cappellone».

«È doveroso ricordare – conclude de Carolis – che sino a qualche decennio fa, all’interno della chiesa di Sant’Oronzo, in bella mostra, erano esposti numerosi ex voto: archibugi, fucili, piccoli dipinti, berretti militari e vari oggetti d’argento e metallo. Purtroppo, tra i vari furti, il degrado e l’incuria, molti di questi oggetti devozionali sono scomparsi».

L’aneddoto bitontino promette risvolti interessanti e, oltre ad aprire le porte a un gemellaggio culturale, segna un passo in più verso l’auspicato simposio internazionale tra i cultori della materia, un’occasione auspicata da tempo che consentirebbe di condividere e raccordare le notizie su Sant’Oronzo, dando una prospettiva unitaria agli studi condotti in maniera indipendente negli anni.

FD

Aggiungi commento

rispettando il regolamento http://regolamento.lavocedelpaese.it/

ULTIMI COMMENTI

LA VOCE DEL PAESE Un Network di Idee.

l ACQUAVIVA DELLE FONTI l CASAMASSIMA l CASSANO DELLE MURGE l GIOIA DEL COLLE l NOICATTARO l POLIGNANO A MARE l PUTIGNANO l SANTERAMO IN COLLE l TURI l

Porta la Voce nel tuo paese

Copyright 2008-2017 © LA VOCE DEL PAESE. È vietata la riproduzione anche parziale. Tutti i diritti sono riservati.