Mercoledì 19 Giugno 2019
   
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Il Rotary Club in visita a Turi

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Sant’Oronzo, San Domenico e Chiesa Madre spiegati in dettaglio ai visitatori

Domenica 2 giugno, in occasione dei 50 anni di servizio del gruppo, il Rotary Club di Putignano è venuto in visita a Turi per ammirare alcune delle bellezze artistiche e storiche che la nostra cittadina ha da offrire.

I numerosi soci del Rotary, capitanato dalla presidente Angela D’Aprile Alberotanza, sono stati accompagnati nel ricco percorso culturale dallo studioso e ricercatore Stefano De Carolis, grazie al quale abbiamo scoperto diverse novità interessanti sulla nostra storia, e Dario Centore, socio dell’associazione “Il Viandante”, che si occupa di accoglienza turistica e divulgazione storica di Turi. Per l’occasione, ha voluto dare un saluto e un ringraziamento anche il neosindaco Tina Resta.

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Alle ore 10:30 di una domenica molto soleggiata quindi, il percorso ha avuto inizio presso la Chiesa di Sant’Oronzo, dove i visitatori hanno potuto ascoltare la storia, dalla sua nascita fino al martirio, del Santo più amato di Turi. Dopo la Chiesa, il gruppo è sceso in grotta, dove sono state narrate le vicende legate alle apparizioni del Santo ai Turesi, la pavimentazione delle 238 Maioliche Laertine (patrimonio inestimabile, con queste dimensioni è presente solo a Turi) e le escursioni in grotta da parte del Santo e dei Turesi che volevano convertirsi alla fede cristiana e sostenerlo.

In quest'occasione si è parlato anche di un argomento molto importante dal punto di vista geologico, ovvero la progressiva “morte” della grotta di Sant’Oronzo. Non si tratta di una morte culturale, dato che l’affluenza turistica è addirittura cresciuta negli ultimi anni, grazie anche alla dedizione dell’Associazione Nazionale Bersaglieri “A. Pedrizzi” che in maniera volontaria gestisce la grotta. Si è parlato invece di una morte geologica, poiché il cosìddetto “stillicidio”, ovvero il gocciolamento dell’acqua grazie alla forza di gravità, è con gli anni diventato un fenomeno sempre meno presente nella grotta Turese a causa di svariati interventi “maldestri” operati in passato in superficie. Occorrerebbe effettuare ulteriori studi sul luogo, se non per recuperare totalmente il fenomeno, quantomeno per non farlo cessare del tutto, dato che nella seconda area della grotta (la zona da cui si calava il Santo) si nota ancora l’umidità che caratterizza le grotte ed è tutt’ora possibile che qualche gocciolina ci cada in testa.

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In particolare, Stefano De Carolis ha spiegato con precisione ai presenti alcune questioni importanti: “La grotta di Sant’Oronzo sta andando incontro ad una morte geologica irreversibile, poiché negli anni passati, sono stati effettuati dei lavori ‘scellerati’. Lavori pubblici posti in essere dai tecnici preposti e da poco attenti amministratori dell’epoca. Per “lavori scellerati” mi riferisco anche alla costruzione del nuovo cimitero alla violazione del vincolo di rispetto di 300 metri dalla Grotta di Sant’Oronzo. A questo è dovero ricordare altresì la scoperta di altre grotte attigue, nelle quali, addirittura, vennero effettuate colate di cemento. Ma tornando alla grotta di Sant’Oronzo, per quanto riguarda la mancanza di stillicidio, il problema è legato all’asfalto posto nella parte antistante la Chiesa e la grotta, che ha cambiato il flusso delle acque che infine si infiltravano nella grotta.

Per far “rivivere” la grotta – continua De Carolis – si potrebbe almeno rimuovere l’asfalto, riposizionando il ghiaino che c’era un tempo. Bisognerebbe comunque affidare a degli esperti del settore degli appropriati studi scentifici, e attraverso progetti finanziati cercare di recuperare la vita geologica della grotta. Si potrebbe effettuare anche un saggio archeologico nel perimetro dell’altare antico sotto direzione della competente Soprintendenza per la Puglia, così da poter scoprire altri dettagli più certi sull’antico culto di Sant’Oronzo.”

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Un fatto che fa molto riflettere è che delle cinquanta persone presenti, nonstante fossero tutte provenienti da paesi limitrofi, non conoscevano ne la grotta ne il tappeto di maioliche Laertine presente in essa. “Al Victoria and Albert Museum di Londra, nell’Hermitage di San Pietroburgo, e nella stessa Laterza – ha spiegato in dettaglio De Carolis - sono esposte delle Maioliche Laertine, ma in nessuno di questi posti è presente una pavimentazione grande come quella che abbiamo nella grotta di Sant’Oronzo. Occorre sensibilizzare un po’ tutti, e in particolare l’amministrazione, sulla vigilanza e tutela di questo luogo. La grotta è di proprietà Comunale, e quindi l’amministrazione può operare magari migliorando l’illuminazione della grotta e incrementandone anche la sicurezza con allarmi e vigilanza, poiché le maioliche sono di inestimabile valore e c’è sempre il rischio che vengano trafugate e vendute all’estero.”

Terminata l’esperienza in grotta, i visitatori hanno avuto modo di ammirare due poli importantissimi presenti nel nostro abitato, ovvero la Chiesa di San Domenico e la Chiesa Madre. In San Domenico, i soci del Rotary sono rimasti a bocca aperta guardando il magnifico altare dorato in stile barocco, fortemente voluto dal Notaio Santo Cavallo, il filantropo Turese che nel 1644 tramite testamento ordinò ai Padri Scolopi di costruire la Chiesa e una scuola gratuita aperta a tutti (situata all’epoca nell’attuale Palazzo Municipale). Infine, al termine della messa delle 11:30 celebrata da Don Giovanni Amodio, De Carlois e Centore hanno accompagnato i turisti in Chiesa Madre, dove, accolti da Don Giovanni, hanno potuto vedere da vicino la particolarità delle statue policrome della Madonna di Terrarossa e della Santissima Trinità dello Scultore Pugliese Stefano da Putignano.

I soci del Rotary Club sono apparsi molto contenti dell’esperienza, e non è sicuramente da escludere un loro ritorno in futuro per godersi l’ampia rimanenza di ricchezze storico/culturali che Turi possiede.

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