Lunedì 27 Maggio 2019
   
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Due turesi al Convegno Nazionale di Pastorale Giovanile

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Annalisa e Damiano delegati della Diocesi per affrontare le “Parole Coraggiose”

Quattro giorni intensi di lavoro, di dialogo, confronto e analisi presso Terrasini (Pa), per il XVI convegno nazionale di pastorale giovanile. “Dare casa al futuro” è il titolo di un capillare programma che ha avuto come fulcro le Parole Coraggiose del Sinodo dei Giovani.

Sono circa 800 i ragazzi che, giunti da tutta Italia, si sono incontrati per costruire progetti per le diverse realtà e diocesi italiane. Per la nostra Diocesi, due turesi hanno preso parte ai lavori di costruzione di cantieri sociali e cristiani, Annalisa Pontrelli e Damiano Pascalicchio, entrambi turesi, affiancati da Angela Ivone, Don Francesco Ramunni e Don Stefano.

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Dal 29 aprile al 2 maggio diversi gli interventi di preghiera e di riflessione “per metterci sempre più al servizio di coloro che sono "l'oggi di Dio", i giovani” - ha commentato Annalisa. “Una cosa è certa: più che capire cosa fare, occorre scegliere prima chi essere, perché il vero umano non è superare il limite, ma scegliere di abitarlo ed educare a farlo!”. Sono infatti le esperienze di tutti i giorni, è la constatazione di quella che è, oggi, la realtà giovanile, nel quotidiano e nei confronti della Chiesa, come cristiani, che è stato al centro degli appuntamenti della quattro giorni siciliana.

“È la parola Legame quella che più di tutte mi ha colpita - confessa Annalisa. I legami sono fondamentali nella società e per i giovani. Vanno tessuti e coltivati e, senza di questi, una persona può perdersi”.

Le linee programmatiche sono state presentate da don Michele Falabretti, responsabile del Servizio nazionale. “Non esiste una ricetta unica e risolutiva: quello che proponiamo si interseca con quanto, come Chiesa, abbiamo vissuto in questi anni, facendoci continuare, con maggiore coscienza e consapevolezza, il cammino intrapreso”. Il tutto si è mosso attorno alle “parole coraggiose del Sinodo”. “La prima riguarda le attenzioni, cioè – ha spiegato il direttore – le competenze della Pastorale giovanile”. Questa si sviluppa in tre capitoli che hanno per titolo tre verbi: esserci, comunicare e aprire spazi. “Esserci – ha spiegato don Falabretti – implica l’accompagnare, l’ascoltare e lo stare in prossimità”. Il comunicare e l’aprire spazi sono in qualche modo collegati: il primo fa riferimento ai luoghi virtuali del mondo digitale e dei social, “ai limiti, ma anche alle opportunità che offrono oggi”, il secondo ai luoghi reali, fisici, cioè a quelli che nelle Linee sono detti “spazi educativi di incontro e di ascolto”, con riferimento chiaro, tra gli altri, all’oratorio.

Un’altra area è dedicata alla formazione. Propone ancora tre parole, questa volta “tre aggettivi che – ha detto don Michele – devono appartenere tanto ai formatori, quanti ai giovani stessi”. L’essere e il sentirsi “chiamati” all’interno del quale “si esprime il rapporto tra vita, fede e vocazione”; il loro essere “responsabili”, che fa appello alla coscienza e al saper fare discernimento; l’essere unici, “all’interno del quale –ha spiegato don Falabretti – si sviluppa il tema della corporeità, della sessualità e della spiritualità che le lega”.

Un’ultima area è dedicata alla “vita di comunità”, ad alcuni “luoghi nei quali portare ed incontrare i giovani”. Tre di nuovo le parole che, questa volta, dicono cosa fare: innanzitutto “comunione” nel pensare ed agire insieme, con sinodalità, poi “annuncio”, che “passa dalla liturgia e dalla spiritualità incarnata” ed, infine, “il servizio, la cura, l’aiuto, il sostegno reciproco, la sussidiarietà” o, per dirla con il titolo del capitolo, la “diaconia”.

“Questo testo non è un nuovo progetto educativo – ha spiegato durante la presentazione don Michele Falabretti - ma prova a mettere in ordine in quello che c’è: è uno strumento che apre percorsi e lascia respiro alle molte azioni di Pastorale giovanile. Non abbiamo stabilito qualcosa che altri devono osservare come legge, ma offerto uno spunto per chi lavora, quindi per equipe e, possibilmente, per l’intera comunità cristiana”.

E tanti sono i progetti ideati e molti i cantieri già aperti ma che saranno ultimati, che riguardano giovani e meno giovani, tutti coinvolti nell'affrontare e nel condividere, assieme, problemi e questioni per i quali è fondamentale l'aiuto della Chiesa.

CD

Commenti  

 
TureseTurese
#1 TureseTurese 2019-05-14 13:45
Bravi... Ragazzi! Siete il nostro orgoglio e il nostro FUTURO
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