Mercoledì 24 Aprile 2019
   
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Un Primitivo da suggellare

lions cantine coppi

I Lions Club di Turi e Manduria stringono un gemellaggio presso le Cantine Coppi

Non si poteva scegliere location migliore delle Cantine Coppi per sigillare un gemellaggio avviato lo scorso fine febbraio. Domenica 31 marzo infatti, presso le Cantine Coppi, si è svolta la cerimonia di gemellaggio tra il Lions Club di Turi Matteo Pugliese e il Lions Club Manduria, due Club che condividono il passato delle loro genti dedito all’agricoltura, cuore del tessuto economico del Sud d’Italia, e alla produzione del buon vino, il Primitivo.

Grande soddisfazione è stata espressa dai presidenti dei due club Lions, la presidente del Lions Club di Manduria, Giovanna Caforio Massarelli, è il presidente del Lions Club di Turi, Domenico Resta, nel trovare partner con cui condividere più strettamente i principi lionistici, suggellando, attraverso questo vincolo lo scopo di unire i club con i vincoli dell’amicizia e della reciproca comprensione.

La condivisione del comune passato e presente agricolo e l’eccellenza del Primitivo prodotto è stata rimarcata più volte durante la mattinata dal presidente del Lions Club di Turi, Domenico Resta, che ha sottolineato come il gemellaggio tra i due Club suggelli la comunione di intenti di operare insieme per far sì che l’oro nero, diventi sempre più motivo di orgoglio, benessere, prosperità per i due paesi.

Sulla scia del precedente incontro, quando il sindaco del Comune di Sava, Dario Iaia, coordinatore regionale delle Città del vino ha parlato del Primitivo come risorsa per il territorio, si è puntato l’accento sull’aspetto commerciale del prodotto e sulle prospettive di sviluppo. È sempre più forte il rapporto tra vino e territorio, un rapporto che rappresenta ancora oggi l’unicità del vino italiano, la sua originalità assoluta, la sua capacità di tradursi in opportunità di sviluppo per il turismo, di tutela dell’ambiente, di opportunità di lavoro.

Ma come nasce il primitivo? “La storia del primitivo si perde nella notte dei tempi. Giunto in Puglia con ogni probabilità dall'altra sponda dell'adriatico per mano degli Illiri, popolo della regione balcanica dedito alla coltivazione della vite, iniziò ad essere commercializzato in tutto il mediterraneo dai fenici antichi frequentatori delle nostre coste.

I primi documenti di questo straordinario vitigno risalgono alla seconda metà del 1700, quando un uomo di chiesa, don Fancesco Filippo Indelicati, primicerio della chiesa di Gioia del Colle, notò che tra tanti vitigni che si usava coltivare nelle sue vigne, ve n'era uno che giungeva a maturazione prima degli altri e dava un'uva particolarmente nera, dolce e gustosa che si poteva vendemmiare ad agosto. L'Indelicati selezionò il vitigno che in quel tempo era chiamato zagarese, per poi denominarlo "primitivo", termine derivante dal latino primativus.

Da alcune citazioni si può dedurre con certezza che agli inizi del XIX secolo il primicerio don Francesco Filippi Indelicati e gli altri viticoltori, diffusero il primitivo di Gioia del Colle in terra di Bari e Brindisi e in terra d'Otranto (le odierne province di Taranto e Lecce).

Il primitivo venne introdotto nel 1820 a Turi, Cassano, Monte San Michele, Noci, Castellana Grotte. Se nelle Murge il primitivo iniziò a brillare di luce propria, sarà poi nelle soleggiate terre salentine ed in particolare in quelle circostanti, quali gli agri di Manduria e Maruggio, favorevoli al miglioramento delle sue qualità. Quest'ultimo viaggio del primitivo lo si dovette alle nozze della contessina Sabini di Altamura e Don Tommaso Schiavoni-Tafuri di Manduria. La nobildonna infatti portò dalla sua città natale alcune barbatelle scelte dalla preziosa pianta, una specie di dote che il marito manduriano seppe sfruttare molto bene.

Qui, la variazione di terreno, un microclima differente, le caratteristiche diverse della zona rispetto a quella murgiana, diedero vita ad un primitivo di Manduria più alcolico, corposo e di colore vellutato con riflessi violacei”. Fu in tal modo che si differenziarono i due vini che proseguirono a vivere autonomamente dando vita a due interessi, commerci, mercati diversi che vedono oggi il Primitivo di Manduria distinguersi a livello mondiale.

Una giornata quindi conviviale, all’insegna dell’amicizia, che ha rappresentato per i due club l’impegno ad essere ancora più presenti nella comunità, valorizzando l’eccellenza del primitivo e collaborando alla promozione dello sviluppo locale e delle opportunità di progresso sociale e di lavoro che ne derivano.

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